“I sottosegretari? Scadenti ma tanto decide Napolitano”

Parla l'economista Ugo Arrigo

«La qualità media dei sottosegretari appare inferiore a quella dei ministri, ma la vera domanda è: ma a cosa servono i sottosegretari?». Ugo Arrigo, docente di Scienza delle finanze all’Università di Milano Bicocca, è scettico sulle nomine di ieri notte. Al contempo, però, l’economista è fiducioso sugli spazi di manovra di Letta: «I partiti sono deboli», dice, «se il primo ministro vuole fare le riforme che Napolitano apprezza, l’esecutivo sarà in grado di farle». Per Arrigo è necessario partire dal fisco, spiegando agli italiani se per “tasse” si intendono le aliquote o il gettito, bloccando la spirale pessimista iniziata con la manovra Monti del dicembre 2011. 

Gianfranco Micciché con delega alla Pubblica amministrazione e semplificazione, Stefano Fassina con delega al Fisco, Mario Canzio riconfermato alla Ragioneria Generale, Vincenzo Fortunato che passa da via XX Settembre allo Sviluppo Economico. Alla faccia del rinnovamento.
La qualità media dei sottosegretari appare inferiore a quella dei ministri, ma anche le governo Monti fu così. La vera domanda è: ma a cosa servono i sottosegretari? Ad accontentare gli scontenti o ai ministri per avere delle forze in più? L’effetto-Fassina si percepisce, ma non tutti i nomi sono da buttare, ad esempio al Lavoro c’è Carlo dell’Aringa, un esperto riconosciuto. Tuttavia, anche i sottosegretari rischiano di non essere particolarmente innovativi senza un ricambio al terzo livello, quello dei direttori generali dei ministeri, dove c’è il grosso della classe burocratica ereditata. A differenza della Francia, nella burocrazia italiana non ci sono figure di standing elevato, ma un sottobosco della politica. Ci sono due tipologie di grandi burocrati: o figure residuali nello scenario politico o figure assolutamente fedeli alla politica.

In questo quadro, ci si può ragionevolmente aspettare qualche riforma?
Non mi preoccuperei troppo della qualità dei sottosegretari, questo è un governo emanazione del Presidente della repubblica sul modello della repubblica presidenziale francese, se il primo ministro vuole fare le riforme che Napolitano apprezza l’esecutivo sarà in grado di farle. Nonostante i partiti al governo non siano riformatori.

Da dove partire?
Noto che nella compagine dei sottosegretari non c’è nessun esperto di sistemi fiscali. Si tratta di una competenza che si è persa quando Bassanini accorpò quattro ministeri (bilancio, finanze, tesoro e partecipazioni) sotto un unico ombrello. Certo, allora c’erano i veti incrociati – ricordo le battaglie tra Andreatta e Formica – ma almeno c’era dialettica. Oggi solo lo spirito di Quintino Sella può capire in anticipo se sulla sua scrivania il ministro dell’Economia sta sbagliando. Tornando al fisco, è il punto da cui partire perché le tasse sono da aumentare e abbassare allo stesso tempo: abbassare le aliquote ma aumentare il gettito. Leggendo le dichiarazioni di Letta e Saccomanni a margine della presentazione del rapporto Ocse sull’Italia, non è infatti chiaro cosa si intende per fisco: aliquote o gettito? La Ragioneria parte dalle prime, ma è il secondo che si iscrive a bilancio. Chiarire questo concetto può essere utile non solo a individuare le voci da tagliare, come l’Irap, ma anche per recuperare la fiducia degli italiani. Rompendo la spirale pessimista innescata nel dicembre 2011 quando la manovra di Monti, che pure era limitata nell’impatto rispetto alle due precedenti di Tremonti, è stata varata in un momento in cui la crisi si acuiva. L’effetto sulle aspettative è stato drastico e ha fatto capire chiaramente ai cittadini che quando lo Stato ha bisogno di soldi li prende da loro indipendentemente dalle loro condizioni economiche.

Per abbassare l’Irap dove bisogna tagliare?
Inizialmente l’Irap doveva essere sostitutiva di un pezzo di aliquota contributiva sociale, e invece si è rivelata un’aggiunta. Ma parliamoci chiaro: per attenuare il cuneo fiscale bisogna per forza andare a toccare la spesa previdenziale, perché le aliquote finanziano pensioni spesso non proporzionali agli effettivi contributi versati.

Enrico Giovannini avrà lo spazio per farlo?
Sicuramente ha le conoscenze giuste, ma tutto dipende dalla volontà del governo, ovvero di Napolitano. 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta