Il Fmi avverte Atene: “Servono misure più dure”

L’istituzione di Washington è cauta: “Strada ancora in salita”

Grandi progressi, ma strada ancora in salita. È questo il bilancio dell’ultima missione del Fondo monetario internazionale (Fmi) in Grecia. Atene ha fatto passi avanti rispetto al passato, fra consolidamento fiscale e taglio alla spesa corrente. Eppure, non basta ancora. Il debito pubblico è troppo elevato, le maggiori riforme sono ancora da ultimare e sotto il fronte dell’evasione fiscale si deve proseguire passo passo con il programma concordato con i creditori internazionali. Il problema è che non c’è più spazio di manovra per i tagli alla spesa pubblica in modo discrezionale. D’ora in poi, spiega il Fmi, serviranno misure più dure.

La recessione è stata peggiore delle aspettative. La conferma, come se ce ne fosse stato bisogno, arriva direttamente dall’istituzione guidata da Christine Lagarde. Come spiegato dalla Commissione Ue la scorsa settimana durante la presentazione delle previsioni congiunturali di primavera, la Grecia ha visto una contrazione del Pil pari a 7,1 punti percentuali nel 2011, del 6,4% nell’anno appena trascorso e va verso una flessione del 4,2% per il 2013. Solo nel corso del 2014, secondo le stime di Bruxelles, si potrà tornare a parlare di tiepida crescita economica, +0,6 per cento. In calo il deficit, rispetto a 2011 e 2012, il deficit. Dal 9,5% del Pil di due anni fa si è passati al 10% del 2012, per poi invertire la tendenza in modo significativo. Nel 2013 la Commissione Ue stima che il deficit ellenico sarà del 3,8%, appena sopra la soglia del 3% fissata dal Fiscal compact. Il vero miglioramento ci sarà nel prossimo anno, quando per la prima volta da anni il disavanzo calerà fino al 2,6 per cento.

La vera piaga sociale, di contro, sarà la disoccupazione. Nell’arco di due anni è aumentata di circa 10 punti percentuali, dal 17,7% del 2011 al 27% dell’anno in corso. Cifre confermate sia da Commissione Ue sia da Fmi. Il tasso dei disoccupati rimarrà elevato anche per il prossimo anno, oltre il 25 per cento. Nonostante questo, l’istituzione di Washington ritiene che il governo ellenico guidato da Antonis Samaras debba proseguire con il percorso di razionalizzazione del settore pubblico. Nelle ultime settimane sono stati pianificati tagli strutturali per circa 15.000 dipendenti pubblici, ma il sentore è che ne arriveranno ancora.

Il maggiore ostacolo è che non ci sono quasi più margini per tagli semplici, almeno sulla carta. Il Fmi ha raccomandato il governo ellenico di introdurre nuovi, e più massicci, interventi strutturali. Nello specifico, una riforma ad ampio spettro dell’amministrazione tributaria, una riforma della pubblica amministrazione e un potenziamento della rete previdenziale. Sul primo punto, il Fmi è sicuro che Atene può fare molto più di quanto fatto finora. La lotta all’evasione deve essere messa al primo punto del programma del governo ellenico, al fine di raccogliere più imposte di quanto fatto finora.

Riguardo alla pubblica amministrazione, invece, i risultati ottenuti finora sono buoni, ma sono stati poco incisivi al fine di rompere il vincolo di assistenzialismo, scarsa produttività e corruzione che negli ultimi decenni ha contraddistinto la burocrazia greca. È per questo che il Fmi ha spiegato che il governo ellenico dovrebbe avere il coraggio di superare il taboo dei licenziamenti nel pubblico servizio. Quello che occorre ad Atene è un vero e proprio piano di modernizzazione della burocrazia. Questo si può avviare solamente assumendo nuove personale, motivato e qualificato, capace di aumentare la produttività della pubblica amministrazione greca.

Infine, per far fronte ai disagi sociali che stanno devastando la Grecia, il governo dovrebbe introdurre nuove misure assistenziali. Del resto, il dilagante fenomeno della disoccupazione, soprattutto giovanile, non può non definirsi emergenziale. La priorità è quindi ricreare le condizioni affinché siano i giovani a essere il target dei futuri interventi occupazionali. Un compito non facile, ha ricordato pochi giorni fa la banca statunitense Citi. «A fronte di un tasso di disoccupazione giovanile oltre l’immaginazione è facile che ci possano essere fenomeni di populismo dilagante», ha spiegato Citi. Per evitare questo, l’esecutivo di Samaras dovrebbe sfruttare al meglio i fondi che arrivano ogni anno dall’Ue al fine di introdurre programmi in grado di supportare l’educazione dei disoccupati. Più facile a dirsi che a farsi.

E poi c’è il capitolo sul debito pubblico. Nonostante la ristrutturazione del debito pubblico detenuto dai creditori privati (Private sector involvement, o Psi) avvenuta nel marzo 2012 e il buyback di parte dello stesso debito compiuta quest’anno, il percorso per la sostenibilità è ancora in alto mare. Eppure, l’obiettivo del Fmi è sempre lo stesso: portare il rapporto debito/Pil al 110% nel 2020. E dire che le stime della Commissione Ue non sono positive. A fronte di un debito al 170,3% del Pil nel 2011, c’è stato un netto miglioramento nel 2012, quando il valore è sceso fino al 156,9 per cento. Come se non fosse successo nulla, nel 2013 il debito/Pil tornerà al 175,2% e per il prossimo anno si attende una contrazione quasi insignificante, lo 0,2 per cento. Come la Grecia riuscirà a far calare il debito di 65 punti percentuali da qui al 2020 senza altri interventi massivi, per ora, resta un mistero. Specie perché gli spazi per i tagli sono sempre più ridotti.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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