Le comunali delle lobby. A Roma Grillo tenta i tassisti

Alle urne nel 2008 i tassinari romani sostennero in massa Alemanno

Con le amministrative alle porte, nella Capitale s’intensifica l’attività di gruppi d’interesse e poteri trasversali: c’è da scegliere un candidato al Campidoglio e in pista ballano pacchetti di voti. Da anni i tassisti romani, più dei colleghi milanesi e napoletani, rappresentano un termometro politico ad alta sensibilità nazionale. La cronaca li descrive come lobby testarda e combattiva, storicamente schierata a destra con apprezzabili sponde in Parlamento, ma anche animatrice delle proteste contro le liberalizzazioni. Ultime quelle tentate dal governo Monti, poi ridimensionate tra petardi e blocchi stradali ai piedi di palazzo Chigi.

Alle amministrative del 2008 fu un trionfo: i tassinari romani sostennero all’unanimità Gianni Alemanno. Un blocco unico, un fronte comune che lanciò la volata al sindaco grazie ai voti degli autisti (a Roma sono 8.000), dei loro parenti e amici. Maggio 2013, sono passati cinque anni, eppure sembra una vita: intorno ad Alemanno non c’è più il consenso bulgaro dei tempi d’oro. Dove una volta si respirava aria di plebiscito oggi emergono spaccature e distinguo sempre più rumorosi.

I tassisti sono arrabbiati: alzano la voce per le promesse non mantenute e i problemi mai risolti. Scuotono la testa anche di fronte all’adeguamento delle tariffe, cresciute del 20 per cento. Rimproverano ad Alemanno di averli messi «in cattiva luce sui giornali per mesi». A renderli scontenti c’è la piaga degli abusivi che operano indisturbati alla stazione Termini e nei punti strategici dell’Urbe. Segue la rabbia per gli Ncc (noleggio con conducente) che lavorano nella Capitale con licenze che li autorizzano a prestare servizio nei paesi dell’hinterland romano. Infine si ripropongono problemi strutturali come la penuria di corsie preferenziali e posteggi dedicati, soprattutto in centro.

Intorno al sindaco fa quadrato una quota di autisti fedeli al centrodestra, che ha già adottato lo slogan «noi con Alemanno». Tra loro c’è Ugl Taxi che conferma la fiducia: «Il Comune ha adottato importanti misure a favore di tutta la categoria». Attualmente i tassisti pro Alemanno si stanno organizzando per mettere gli adesivi elettorali sulle auto di servizio e passare la voce tra i colleghi, ma la missione non è delle più semplici. Giovedì 2 maggio il candidato consigliere David Gramiccioli ha messo in piedi un primo incontro tra sindaco e categoria davanti alla Bocca della Verità. Risultato: decine di auto bianche e molte facce scure, antipasto di una fronda destinata a ingrossarsi.

A rompere le uova nel paniere del primo cittadino è Loreno Bittarelli, leader sindacale e capo del 3570, la cooperativa radiotaxi più grande d’Europa che a Roma muove 3.700 auto. Ex candidato al Senato con Pdl e poi alla Camera con Fratelli d’Italia, oggi Bittarelli molla il sindaco per benedire la corsa di Alfio Marchini. «Alemanno non lo voterei neanche sotto tortura», ha dichiarato pochi giorni fa, rinnegando il trionfo condiviso nel 2008. «Pensavo che avrebbe rimesso in moto l’economia dei tassisti e invece e stata una bufala». Tra i motivi della discordia c’è l’adozione da parte del Comune di un numero unico che confligge con gli interessi della centrale radio 3570. Bittarelli, considerato il dominus delle auto bianche, ha in mano i voti di centinaia di colleghi e ostenta sicurezza: «Salvo rarissime eccezioni i tassisti non rivotano Alemanno».

Dal canto suo, il centrosinistra deve scontare la storica diffidenza degli autisti romani, che ancora ricordano col fumo negli occhi quando Walter Veltroni rilasciò duemila nuove licenze «riducendoci alla fame». Oggi a sostegno di Ignazio Marino è sceso in campo Marco Morana, sindacalista Unica Taxi Cgil e candidato consigliere comunale: «Non ho mai creduto alle promesse di Alemanno, altri colleghi l’hanno fatto e sono rimasti delusi». Nella medesima lista civica figura l’avvocato Emiliano Rosalia, figlio di tassista e titolare di uno studio legale che difende parecchi membri della categoria. «I tassisti romani si sono sempre schierati a destra perché il centrosinistra al potere, prima Rutelli e poi Veltroni, non ha mai ascoltato le loro richieste».

Nel caos di consensi, merita attenzione l’ascesa finora ignorata del Movimento 5 Stelle. Già a inizio 2012 Beppe Grillo aveva provato a lanciare un’Opa sulla categoria, urlando la sua contrarietà alle liberalizzazioni delle auto bianche. «Io sto con i tassisti», scriveva sul blog, «oggi vengono a prendere loro, domani i notai, dopodomani i farmacisti, la settimana prossima i fruttivendoli». Con le amministrative alle porte e i risultati delle politiche alle spalle, molti autisti capitolini guardano con interesse al simbolo pentastellato. Diversi “cani sciolti”, ma anche i delusi di Alemanno e quegli elettori che non voterebbero mai a sinistra.

Nella loro direzione si è mosso il candidato sindaco grillino Marcello De Vito, che per mercoledì 8 maggio ha fissato un incontro con la categoria. Sul volantino dell’evento svetta «la legalità», argomento caro agli autisti romani che contro l’abusivismo sono sul piede di guerra. La scelta di temi e interlocutori non pare per nulla casuale, anche se dallo staff di De Vito fanno sapere che «in questi giorni il candidato sta incontrando tutte le realtà economiche e produttive della città». Con buona pace dei comunicati, c’è chi evoca lo scenario delle politiche di febbraio pure a Roma, dove molti tassisti delusi e “insospettabili” potrebbero tentennare al cospetto delle Cinque Stelle. Alemanno è avvisato.

@MarcoFattorini

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