«Le riforme dell’Italia? Un lavoro troppo difficile»

«Euro? La grande paura di Berlino è di ritrovarsi l’unico paese economicamente stabile»

Mentre in Italia si discute di come rompere il ciclo dell’austerity, l’eurozona sta vivendo la sua personale rivoluzione. Dopo il bailin di Cipro, e dopo l’emergenza greca, l’euro potrebbe tornare a splendere, ma a patto che gli sforzi siano condivisi. Eppure, nell’area euro ognuno pensa per sè. Ne abbiamo parlato con Tyler Cowen, professore di Economia alla George Mason University e autore di Marginal Revolution, uno dei blog economici più influenti al mondo secondo The Economist. E Cowen mette subito le mani avanti: «Anche la Germania ha paura».

Lo stallo politico, il rischio di tensioni sociali, la fragilità di fondo. L’Italia ha vissuto due mesi e mezzo di fuoco. Ma ora è il momento delle riforme: Enrico Letta può farcela?
Al momento non vedo questa possibilità molto probabile per l’Italia. Una cosa è sostenere che le politiche di austerità hanno fallito, ma va anche riconosciuto le proteste anti-austerità sono reazionarie. Parte del problema italiano sta nel fatto che, a livello macro, molti dei suoi “stabilizzatori automatici” sono causati da un sistema di politiche inefficienti. Molte persone sono “pagate per non lavorare” soprattutto a livello municipale. Nepotismi e favoritismi sono all’ordine del giorno. Sbarazzarsi di queste politiche significa anche tagliare i salari di molti e quindi eliminare alcuni degli stabilizzatori automatici dell’Italia. Questo è uno dei motivi che rende il cammino verso le riforme molto tortuoso.

Riuscirà Fabrizio Saccomani, nuovo ministro delle Finanze, a cambiare corso all’Italia dopo un consolidamento fiscale forse troppo dogmatico?
La questione non riguarda le singole personalità politiche. La vera domanda è: i fondamentali economici implicano che la contrazione nei paesi periferici sia, in ogni caso, necessaria? Temo che potrebbe essere così. Tendiamo a dare per scontata la crescita economica dimenticandoci che nella storia ci sono stati anche molti periodi di crescita negativa.

Colpa di Mario Monti e del suo operato?
Non aveva molto spazio di manovra, e ovviamente il suo mandato è stato molto breve. E’ intelligente e ha compreso appieno alcuni dei dilemmi italiani e vorrei che mi piacesse, ma non credo passerà alla storia come un primo ministro di successo.

Beppe Grillo è stata una sorpresa, ma poi ha finito per chiudere la porta a tutte le alleanze. Quali rischi, specie considerando che il prossimo anno ci sarà le elezioni europee?
Ancora una volta, credo sia bene non concentrarsi sui politici o i partiti. Al momento, l’Italia sembra avere dei tassi di indebitamento accettabili. Ma anche questi tassi potrebbero portare ad una crisi se l’Italia continuerà a non crescere. Alcune zone al nord cresceranno, ma non sono sicuro che il paese nel suo complesso riuscirà a crescere. Anche il turismo arrancherà. Indipendentemente dalla performance dei vari partiti nelle elezioni future, ci sarà ancora corruzione e le politiche disfunzionali continueranno. Inoltre, l’Italia ha una delle peggiori situazioni demografiche al mondo.

E infatti, c’è chi ritiene che l’Italia avrebbe bisogno di investire proprio sulle giovani generazioni, al fine di creare le condizioni per l’aumento demografico. Eppure l’Italia è nell’Europa dell’austerity, come la chiamano tutti. Qualcosa cambierà nei prossimi mesi, anche considerando l’arrivo di Letta?
Il dibatto sull’austerità (parola fuorviante a mio parere) è spesso un dibattito sulla ridistribuzione da alcuni paesi verso altri. La Germania, sostenendo le politiche di austerità, sta sostanzialmente dicendo che non intende pagare il conto per tutti, ma ovviamente non può dirlo con questi termini. Da questo punto di vista il dibattito sulle politiche macroeconomiche non coglie il vero punto. La politica tedesca non intende sottrarre così esplicitamente risorse ai cittadini tedeschi, anche se i politici fossero pronti ad accettare la cosa.

E quindi?
Quindi il fardello deve essere spostato altrove, e questo è la causa del dibattito in corso. I tedeschi non accetteranno nemmeno una unione bancaria, implicherebbe fornire una garanzia per i debiti dei paesi indigenti. La Merkel lo ha già fatto capire.

La Germania ha paura.
La più grande paura della Germania è di ritrovarsi l’unico paese economicamente stabile nell’Eurozona e quindi di dover sostenere i costi di un bailout quasi da sola, senza grandi sostegni politici o economici. Del resto, chi è dalla loro parte in questo momento? L’Olanda è in difficoltà e forse anche lei sta iniziando a disapprovare l’approccio della Germania nei confronti dell’Eurozona. L’economia francese è in crisi ed intrappolata in un modello a bassa crescita da tempo (e i francesi non sembrano nemmeno rendersene conto). La Finlandia non è mai stato un partner europeo molto entusiasta. In poche parole, la situazione politica è piuttosto tremenda.

A proposito di visioni tremende, che dire dei prossimi due anni della zona euro dopo l’esperimento cipriota del bailin?
Quel che è successo nel caso di Cipro è la dimostrazione che la volontà della Germania di pagare il conto di altri paesi è davvero limitata. Questo non avrebbe dovuto sorprendere nessuno, ma lo ha fatto. Quella situazione potrebbe replicarsi, anche se in Italia a pagare saranno i proprietari di immobili piuttosto che i titolari di conti correnti. In ogni caso, mi dispiace dover dire che non credo che i prossimi due anni saranno rosei né per l’Italia né per gran parte dell’Eurozona. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

traduzione a cura di IRB