Qualcosa è cambiato (in positivo) in Grecia

Per la banca Citi si riduce le possibilità che Atene esca dall’eurozona

Qualcosa è cambiato. Nella Grecia devastata dalla crisi, il 2013 potrebbe chiudersi con un bilancio migliore delle aspettative. È questo quello che pensano gli analisti di diverse banche d’investimento, come Société Générale, Deutsche Bank o UBS. L’economia ellenica è stata annientata da anni di assistenzialismo, scarsa produttività e corruzione. Si dovranno attendere anni prima che si possa ricostruire a pieno, ma già dal 2014 è possibile che ci sia un miglioramento tale da far ben sperare negli anni a venire.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) parla di strada ancora lunga, ma con grandi progressi. E anche l’universo finanziario sta credendo nella Grecia. L’indicazione più chiara arriva dal mercato obbligazionario. Il 31 maggio 2012 il rendimento dei bond greci con maturity decennale ha toccato quota 30,968 per cento. Dopo la seconda ristrutturazione del debito sovrano, il buyback effettuato nello scorso dicembre, è iniziato il declino, fino ad arrivare all’attuale 8,86 per cento. Una performance positiva che ha stupito numerose banche d’affari, che stanno rivedendo le loro previsioni sul Paese simbolo della crisi dell’eurozona.

Dopo tre anni di austerity, aumentata in modo rilevante negli ultimi due, c’è qualche segnale di speranza. Le indicazioni più degne di nota giungono dal turismo. Come ricorda la banca transalpina SocGen, per la prima volta da due anni la Grecia registrerà un incremento del turismo. Per l’estate 2013 sono infatti attesi circa 17 milioni di visitatori, contro il 15,5 milioni che sono arrivati lo scorso anno. Un boom che è spinto dai bassi prezzi, spiega SocGen, ma non solo. Secondo uno schema dell’Ue, il National strategic reference framework, le società elleniche operanti nel turismo potranno ottenere prestiti per importi compresi fra 10mila e 30mila euro per investimenti strutturali, con un tasso fisso del 2,8% e rimborsabili in quattro anni. Un’iniziativa che, secondo il ministero delle Finanze guidato da Giannis Stournaras, potrebbe sfruttare al meglio le potenzialità turistiche del Paese al fine di rivitalizzare l’economia in vista della stagione turistica del 2014. Tutte misure che potrebbero aiutare il Paese a combattere la disoccupazione giovanile.

I conti pubblici sono in miglioramento. Secondo le ultime stime della Commissione europea il Prodotto interno lordo (Pil) tornerà in positivo nel 2014, quando si registrerà una crescita dello 0,6 per cento. «Poco, in termini assoluti, ma molto in termini relativi se si considera la situazione in cui versava l’economia ellenica nel 2011», spiegano gli analisti di UBS. In effetti, come certificato dalla Commissione Ue, due anni fa la contrazione del Pil greco fu del 7,1%, mentre quella del 2012 fu del 6,4% e quella attesa per l’anno in corso è di 4,2 punti percentuali. Stime positive, forse troppo, per SocGen, che vede il Pil 2013 in calo del 10,3%, del 4,2% nel prossimo anno e dello 0,6% nel 2015. Solo nel 2016 il primo segnale di ripresa, con una crescita in aumento dello 0,9 per cento.

A sorprendere però è un altro indicatore, il rapporto deficit/Pil. Secondo Deutsche Bank gli sforzi compiuti dal governo ellenico sono buoni, a tratti sorprendenti. Il deficit è infatti calato in modo drastico nel corso degli ultimi 12 mesi, dal 10% del 2012 al 3,8% previsto per l’anno in corso. «Le modifiche strutturali alla spesa pubblica sono state effettuate in gran parte e ora il governo può focalizzarsi su misure in grado di aumentare la competitività dell’economia interna», spiega la banca tedesca. Sono stati attivati programmi di investimenti mirati coi partner europei, ma non solo. È di dieci giorni fa la notizia dell’intensificazione delle relazioni commerciali fra la Grecia e la Cina, sfruttando le potenzialità dei porti ellenici. Nello specifico, dieci patti che permetteranno alle compagnie di shipping cinesi di utilizzare in via privilegiata gli scali del Pireo. Come ricordato da Deutsche Bank, il peggio potrebbe essere passato per la Grecia.

L’inversione di tendenza più rappresentativa è quella di Citi e del suo capo economista, Willem Buiter. Dopo aver predetto per due anni l’imminente uscita della Grecia dall’eurozona, la scorsa settimana ha cambiato idea. «Il Grexit non è più il nostro scenario base», ha scritto in una nota ai clienti istituzionali. L’uscita di Atene non ci sarà nel 2013, e sono sempre meno le possibilità che ci siano le condizioni affinché avvenga nel 2014. Certo, il rischio esiste ancora, ma si sta riducendo di mese in mese. E la speranza del Fmi è che fra un anno il Grexit sia solo un ricordo.  

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