Roma val bene una promessa, specie prima del voto

Cosa non si direbbe per diventare sindaco della Capitale

C’è chi non ha ancora vinto le elezioni e già annuncia il proprio addio alla politica, chi assicura di poter risolvere l’emergenza abitativa entro l’autunno, chi vuole sconfiggere le buche delle strade con gli smartphone. La corsa alla poltrona di sindaco di Roma è anche una gara di fantasia. Per conquistare una manciata di voti, magari decisivi, i candidati non lesinano promesse. Ai romani viene offerto di tutto e di più. Nulla di nuovo. «Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia» ironizzava già a fine Ottocento il cancelliere Otto Von Bismarck. Le comunali di Roma non fanno eccezione.

Intendiamoci, non tutti gli impegni assunti dai principali candidati sono falsità. Ma il tempismo e l’opportunità di molte iniziative restano davvero singolari. Come la decisione di Gianni Alemanno, che dopo cinque anni al governo della città ha improvvisamente deciso di “cacciare” Equitalia da Roma. Qualche giorno fa un referendum sul sito del comune ha rivoluzionato il rapporto tra i romani e il fisco. Addio alla famigerata agenzia di riscossione tributi, da luglio a riscuotere le multe non pagate sarà una società interna al comune.

Prova a sfruttare la crescente insoddisfazione verso il Palazzo il candidato democrat Ignazio Marino. Medico, luminare dei trapianti d’organo, l’esponente di centrosinistra non perde occasione per sottolineare la sua lontananza dai politici di professione. «Roma ha bisogno di una cura chirurgica» aveva spiegato all’inizio della sua campagna elettorale. Per poi promettere che appena finita l’esperienza da sindaco, lascerà per sempre la politica. «Dopo il Campidoglio torno a fare il medico».

Cani, gatti, uccellini. I romani amano la compagnia dei propri cuccioli. E così tra i candidati sindaci è partita la gara per accreditarsi come il miglior amico degli animali. Alcuni giorni fa Marino è stato contestato a Campo de’ Fiori da un movimento antivivisezione. Manifestanti mandati su commissione di qualche avversario, si è lamentato lui. «C’erano anche delle signore con evidenti segni di utilizzo di botulino per motivi estetici. Forse non sanno che il botulino viene sperimentato sui roditori e ne vengono uccisi a centinaia». Con raro tempismo, nel giro di poche ore, sulla pagina facebook di Alemanno è apparsa una foto del sindaco con in braccio il suo gatto. «Roma negli ultimi 5 anni si è confermata città sensibile verso gli animali». Una lotta senza esclusione di colpi. E se il grillino Marcello De Vito è arrivato a promettere la chiusura del Bioparco – il giardino zoologico di Roma – Marino propone l’abolizione delle botticelle. Le storiche carrozze trainate da cavalli che portano a spasso i turisti nel centro storico.

Ognuno fa quel che può. Il candidato outsider Alfio Marchini è l’erede di una delle principali famiglie di costruttori della Capitale. Amico di Francesco Gaetano Caltagirone, anni fa il padre edificò il “Bottegone” il palazzo poi donato al Pci. Insomma, di case Marchini se ne intende. E così ha lanciato una delle promesse più ambiziose: «In sei mesi risolverò l’emergenza abitativa». Nessuna cementificazione selvaggia: «Basta mettere domanda e offerta in contatto, in uno schema nel quale il Comune, agendo sulla leva fiscale, definisce criteri e regole del meccanismo, garantendo alloggi adeguati alle fasce più deboli».

Il comitato Marino accusa Alemanno di sfruttare la sua posizione per fare campagna elettorale. Il Campidoglio ha recentemente messo sotto contratto 400 lavoratori a tempo determinato? «A pochi giorni dal voto il sindaco Alemanno avvia l’ennesimo giro di valzer delle assunzioni. Questa volta si tratta di 400 posti a tempo determinato che andranno ad ampliare la platea di precari in Campidoglio». Una promessa tira l’altra. Non fanno eccezione neppure i mezzi pubblici, cruccio di tanti romani. Marino sogna di abbassare i biglietti dell’autobus, riportandoli a un euro. Come? Alzando fino a 5 euro il costo per i turisti. Probabilmente basterebbe contrastare il diffuso malcostume di chi sale sul tram senza pagare. Ecco perché il grillino De Vito ha già proposto che tutti i dipendenti amministrativi dell’Atac – la municipalizzata che si occupa di trasporto pubblico – vengano mandati sugli autobus, in veste di improvvisati bigliettai.

Il rischio di penalizzare i turisti è troppo alto. Dopotutto Roma è una città aperta al mondo. Anche per questo, qualche tempo fa Marino ha proposto un confronto elettorale tra i principali candidati. Ma in lingua inglese. «A questo punto, visti i numeri della comunità qui nella capitale, la più grande in città, facciamo il botta e risposta in romeno» ha controproposto Sandro Medici, candidato sindaco di Rifondazione comunista e del partito dei Pirati. Propone l’apertura di aree pedonali in ogni circoscrizione e l’assunzione di nuovi vigili urbani De Vito. Ognuno avanza il suo progetto per ridurre il traffico in città. Marino ha già assicurato che se sarà eletto si recherà ogni giorno in Campidoglio in sella alla sua bici. Il candidato presidente del primo municipio Matteo Costantini è andato oltre. Per mostrare ai cittadini la propria sensibilità sul tema, qualche giorno fa ha dipinto con la vernice l’asfalto di ponte Cavour, tracciando un’ipotetica pista ciclabile. Il vero dramma di Roma resta quello delle buche sulle strade. A problema, pronta promessa. Marino ha già presentato un’app per smartphone che permetterà ai romani di spedire in Campidoglio le fotografie delle strade dissestate. Basterà per diventare sindaco?