Se Letta porta in Abbazia il governo della penitenza

Una commedia di trolley, pulmini, spa e litigi: cosa tocca fare "per fare spogliatoio"

 Diciamo la verità: in altri tempi una mezza catastrofe comunicativa come quella del ritiro in Abbazia, a Spineto, avrebbe prodotto sberleffi, satira, corsivi affilati sui giornali e parodie epocali dei comici in tv. Anche perché il ritiro dei ministri nell’eremo toscano era già partito malissimo fin dalle dichiarazioni di intenti: «Facciamo spogliatoio!», aveva annunciato il presidente del consiglio Enrico Letta, scambiando il suo ipotetico conclave con un film americano sul baseball, la leggenda claustrale della Dc di Aldo Moro con i monologhi epici di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”. Ma se la Democrazia Cristiana degli anni settanta si fosse ritirata a Zafferana Etnea dicendo «Facciamo spogliatoio», Leonardo Sciascia non avrebbe mai potuto scrivere quel capolavoro che è “Todo Modo”, al massimo ne sarebbe uscito fuori un film di Franco e Ciccio, uno della fortunata serie di parodie alla “Ultimo tango a Zagarolo”. Ha aggiunto Fabio Mussi, ricordando il ritiro che affondò l’Ulivo: «A Gargonza nel 1997 c’era Umberto Eco, ieri a Spineto c’era Alfano. Non è che per conoscerlo occorre passare una notte con lui!».

Il problema è che la solennità del potere e la crisi del paese esigono perlomeno il registro del dramma, mentre il film che ci hanno raccontato i telegiornali di ieri virava pesantemente su quello della commedia: anche le facce torve da litigio sul pulmino ci parlano di una situazione disperata ma non seria. Già era strana la scelta dell’Abbazia-resort, con la spa ed il centro massaggi, l’Abbazia hotel, la frugalità declinata a cinque stelle. Ma poi si è andati in progressione: «Ogni ministro pagherà per se stesso», assicurava Letta vagamente codipaglista (ma perché, chi avrebbe dovuto pagare, altrimenti?) e poi la divertente epopea del viaggio con il “mezzo privato”, è stato sostituito dall’involontaria cerimonia mediatica dei leccatissimi pulmini che partono da Palazzo Chigi in favore di telecamera, e con gli uomini degli staff – i “porta trolley”, li hanno ribattezzati con perfido sarcasmo a Gazebo Marco Damilano e Diego Bianchi dopo averli immortalati – che caricano le valigie nel portabagagli, perché alcuni ministri, per quanto frugali, non rinunciano al servizio di facchinaggio. Insomma, prima in auto blu fino al tecno-pulmino, e poi in viaggio sul pulmino: ma allora era meglio andare direttamente in ritiro con l’auto blu, almeno ci sarebbero state meno telecamere e meno testimoni. In realtà “l’abbazia a cinque stelle” comunica bene proprio quello che il governo non vorrebbe comunicare: non il rigore monastico e virtuoso, ma l’accordo contro natura travestito da modello di virtù. Appariva anche un po’ strano il discorso con cui Enrico Letta spiegava sabato all’assemblea nazionale del suo partito che anche lui avrebbe voluto «un altro governo», e addirittura «un altro presidente del consiglio». Cioè non avrebbe voluto nemmeno se stesso.

Insomma, gli autori delle larghe intese desidererebbero raccontarci di vivere questo governo come una penitenza e come un male inevitabile. E invece comunicano esattamente l’opposto, e si rifugiano nel solito silenzio stampa protettivo, nemmeno fossero la Juventus di Moggi. Ai ragazzi di Occupy Pd, quelli che esibiscono le magliette “Siamo più di 101”, e non capiscono che cosa si debba dire nello spogliatoio ad un giocatore di una squadra avversaria, a uno che manifesta in piazza contro una sentenza, arriva un messaggio schizofrenico e incomprensibile. Il Pd era stato in questi anni – malgrado tutte le difficoltà – essenzialmente due cose: il partito dell’alternativa a Berlusconi e il partito delle primarie. E adesso, agli occhi dei suoi militanti, finisce con il non riuscire ad essere né il primo e né il secondo, visto che con Berlusconi si governa e che le primarie qualcuno le vorrebbe cancellare. Per questo – geniale battuta del direttore di Rai3 Andrea Vianello – si passa rapidamente dalla protesta dell’Occupy Pd alla delusione del “Preoccupy Pd”. E da domani, i ribelli del Pd, dovrebbero occupare, almeno simbolicamente, anche l’abbazia di Spineto… 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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