Soldi ai partiti: meglio le regole che le lobbies

La politica preferisce prendere i soldi altrove invece di spiegare come li usa

Non fatevi fregare da questa balla del “No al finanziamento ai partiti”, grande campagna demagogica e dannosa. Non fatevi bidonare da chi vi racconta che tagliare i soldi della politica possa portare un guadagno ai cittadini. Anzi: se possibile, convincetevi del contrario.

So che è difficile: ma se vi serve un indizio, notate prima di tutto la calma e pacatissima rassegnazione con cui i tacchini del Palazzo stanno mettendo testa nel forno, preparandosi a votare una ridicola leggina auto-limitativa. E notate lo sconcerto di Grillo, come se fosse più preoccupato che felice che Letta accolga il suo tormentone. Se non fosse per la rabbia dei dipendenti del Pd (ancora non si è palesata, ma sono sicuro che presto la vedremo manifestarsi) l’annuncio della cancellazione del finanziamento pubblico è stato accolto, quasi senza batter ciglio, dai rappresentanti di tutte le forze politiche. Perché? Perché la politica, che è al massimo della sua arroganza, è anche al punto minimo del suo senso di autostima: ritiene che la battaglia per il finanziamento sia una battaglia improduttiva. E non perché ne é convinta in linea di principio, ma perché ritiene la posizione impopolare e indifendibile.

Così i politici oggi preferiscono chinare la testa e far passare a tempesta, magari attesa di un lodo, o di un emendamento-truffa, da infilare di soppiatto quando sarà il momento, per resuscitare qualche piccola prebenda. Sono disposti a subire tutto pur di non accettare regole. E invece bisognerebbe provare a spiegare ai cittadini una cosa molto semplice: la politica costa, sempre di più, e non si può accettare di finanziarla con le elargizioni di qualche Paperone, oppure grazie alle rendite miracolistiche di qualche blog.

La politica ha bisogno di finanziamenti chiari e trasparenti per far crescere la democrazia. Il problema di questi anni, infatti, non era che fossero riconosciuti dei fondi, ma piuttosto che fossero assegnati a pioggia, e senza nessun controllo. La politica preferisce prendere i soldi altrove, piuttosto che spiegare come li utilizza. Ed è per questo che dopo aver denunciato per anni sprechi e ruberie, noi giornalisti sappiamo che solo le regole possono impedire la corruzione.

Ed è così forte questo paradosso, che i partiti di oggi sembrano preferire perdere il finanziamento piuttosto che accettare di sottoporlo o condizionarlo a qualsiasi vincolo. Vi assicuro: per l’Italia è meglio che le campagne elettorali siano pagate con dei fondi pubblici che dalla lobby del tabacco o dei palazzinari. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club