C’è Berio e Berio: a dieci anni dalla scomparsa

La rubrica Genio del male

C’è musica&musica. Un gran bel titolo quello scelto da Feltrinelli per introdurre alla visione&lettura delle “lezioni americane” di Luciano Berio. Un gran bel titolo soprattutto perché la dice lunga sull’eredità di certi mostri sacri. A quelli nati nel 1925, e che avevano desiderio di esprimersi, non è che restasse molto da fare: primo dovevano rimboccarsi le maniche e completare sul versante accademico l’operazione iniziata dalla guerra di distruzione (o se vogliamo essere più morbidi, di demitizzazione) del passato. E quindi il lavoro da fare stava tutto nel linguaggio. Nuovo, anzi Novissimo. Secondo: bisognava dare dignità alla presenza musicale nella ricostruzione di un popolo che nel frattempo stava trasformandosi radicalmente.

E fatalmente si costruì anche una nuova forma ideologica alla musica. La fortuna di questo “monopolio” del linguaggio è stata la generazione di una così forte sperimentazione che ha fatto letteralmente esplodere il pianeta-musica. E questo ha prodotto un beneficio per tutto il mondo della cultura. La pecca invece è stata quella di aver smarrito un pubblico che non riusciva più a provare piacere in quanto ascoltava (se non forse nei titoli delle opere a volte geniali come delle campagne pubblicitarie). Quello che allora si deve dire, a dieci anni dalla scomparsa di Berio è che, parafrasando il compositore ligure, c’è Berio e Berio. C’è un Berio che come nessun altro fa suonare le parole, immortale come il Berio delle “Sequenze”, dei “Chemins”, di “Sinfonia” e probabilmente anche di “Outis”. Ma c’è anche un Berio che oggi resta “lost in translation”. Purtroppo o per fortuna, dal momento che in un canone non entrano che materiali metabolizzati dalla tradizione, e dieci anni sono pochi. Infine bisogna ricordare che c’è pure un Berio che, tanto quanto Boulez in Francia, ha fatto sentire il proprio autorevole giudizio sulla creazione musicale. In fondo chi aveva come desiderio la “tabula rasa” non poteva non cercare di cancellare tutto ciò che non ci stava su quella lavagna. Ma oggi dove tutti credono in una musica liberata, dove tutti riconoscono contaminazioni, derivazioni e crossover, siamo sicuri che vi sia ancora spazio per musica&musica?