Datagate: il mondo scopre il lato oscuro della rete

Nel frattempo i giganti del web e il Congresso chiedono più trasparenza

WASHINGTON – È successo in un momento solo: quando l’ex tecnico della Cia, l’informato 29enne Edward Snowdenl ha rivelato in una video-intervista al Guardian pubblicata l’8 giugno di essere la fonte degli scoop sulla gigantesca raccolta dati sui privati cittadini negli Usa, ha anche mostrato al mondo il lato oscuro di internet.

Prima di sparire e diventare l’uomo più ricercato, Snowden ha posato per il giornale britannico con un laptop decorato da adesivi di Tor e della Electronic Frontier Foundation, due organizzazioni americane sostenitrici dell’accesso anonimo a internet fino ad allora poco note al pubblico generalista.

Esperti di privacy americani stimano che il “datagate” porterà ad un aumento dell’offerta di sistemi alternativi per l’accesso anonimo a internet, consentendo a milioni di utenti della rete di scambiarsi informazioni in segreto in un internet sempre più monitorato da corporation e governi.

«Penso che potremo vedere ulteriori sistemi proxy come Tor o network privati Vpn» ha detto a Linkiesta Jack Lerner, esperto di privacy digitale e sicurezza nazionale alla USC Gould School of Law in California del Sud. «Abbiamo già visto un movimento simile nelle battaglie sulla violazione del diritto d’autore», ha detto Lerner.

Meglio noto come “dark internet”, a indicare la presenza di zone d’ombra invisibili ai monitoraggi convenzionali, già nel 2001 uno studio della Arbor Networks Research segnalava che fino al 5% della rete – pari a circa 100 milioni di siti host – sono irrintracciabili per una serie di errori di sistema e configurazione.

Sono centinaia di migliaia gli utenti che ogni giorno nel mondo utilizzano virtual private networks (Vpn) e server proxy per scopi che vanno dal guardare programmi televisivi stranieri ad aggirare la censura in paesi come Cina e Iran. Ma tra loro vi sono anche un numero crescente di giornalisti e talpe, come dice lo stesso Tor, precisando che Snowden potrebbe essersi procurato gli adesivi in una delle loro frequenti conferenze pubbliche.

Fondato nel Massachussetts oltre 10 anni fa per proteggere le comunicazioni della marina militare americana, il progetto Tor – acronimo per The Onion Router – lavora inviando traffico web criptato a una serie di nodi, stratificati come in una cipolla, e dalle pagine del suo sito si rivolge a a famiglie, amici, imprese e attivisti, ma anche a media e “whistleblower”, come qui viene chiamato chi “canta” per denunciare presunti illeciti di corporation e governi.

L’organizzazione non-profit ha raccolto 2 milioni di dollari di ricavi nel 2012, in gran parte da donazioni governative americane, a dimostrare che l’internet oscuro serve anche alle istituzioni.

Tor, che si avvale di oltre 3.000 volontari, serve oltre mezzo milione di utenti al giorno, dei quali oltre 21.000 in Italia, stando ai dati diffusi sul suo sito.

La realtà in continua evoluzione in cui agiscono le “talpe” di oggi ha spinto l’avvocato americano Stephen M. Kohn, direttore esecutivo del National Whistleblower Center a scrivere un manuale d’uso per chi vuole denunciare limitando i rischi legali.

«Molte transazioni e conversazioni altamente confidenziali hanno luogo su internet e, per la maggior parte, il criptaggio può mantenerle segrete con successo» ha detto Lerner.

B. Clifford Neumann, esperto in sicurezza informatica presso l’Information Sciences Institute della Usc Viterbi School, ritiene che grazie tutelare la propria privacy su Internet sia ancora possibile grazie all’internet oscuro e a un quadro normativo frammentario che non ne definisce illegale l’uso di per sé.

«Bisognerebbe chiedere a un avvocato, magari a mille avvocati, perché la risposta sarebbe diversa in ogni giurisdizione», ha detto Neumann. Dalla Electronic Frontier Foundation (Eef), organizzazione non-profit californiana che si batte per la tutela della privacy su Internet e dice di non avere contatti con Snowden, un portavoce contattato da Linkiesta ha auspicato che il caso Datagate, (come è stato battezzato dalla stampa italiana) porti a maggiore trasparenza a tutela di chi naviga su Internet. «Vi saranno delle proposte legislative del Congresso in tal senso, che non posso anticipare, che faranno discutere i media» ha detto il portavoce.

Martedi, otto senatori hanno presentato una proposta di legge bipartisan chiedendo che le decisioni secretate della corte che dispone le operazioni di intelligence nei confronti dei cittadini Usa su suolo americano e che opera in base al Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) siano svincolati da segreto.

Se quel progetto fosse stato legge – ma molti dubitano che lo diventi –  il governo avrebbe dovuto rivelare i programmi della National Security Agency (Nsa) senza l’intervento di Snowden.

Il presidente Brack Obama e i presidenti delle commissioni di intelligence del Senato e della Camera hanno difeso i programmi di sorveglianza informatica della Nsa dicendo che sono fondamentali per la sicurezza nazionale e non violano i diritti civili degli americani.

Ma a chiedere più trasparenza sono stati ieri anche i giganti informatici Google, Facebook, Microsoft e Twitter, mentre oggi il direttore dell’agenzia di sicurezza nazionale è atteso al Senato in un’audizione programmata ma che è la prima dopo il caso Snowden.

«Man mano che i sistemi diventano più complessi garantire la sicurezza diventa sempre più difficile», ha detto Lerner, citando un articolo di Wired Magazine secondo cui la Nsa starebbe sviluppando strumenti per superare i livelli più avanzati di crittaggio.

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