Una firma di tutto riposoDetrazioni, perché le farmacie usano ancora gli scontrini?

Scontrini

E niente: mi metto d’impegno, scendo le scale e percorro i cortili dell’università sfidando l’umidissimo caldo di un pomeriggio pavese. La mia missione è andare in farmacia e acquistare qualcosa di decisivo per la mia fastidiosa otite. Al momento di pagare, la dottoressa mi chiede se voglio segnare il mio codice fiscale sullo scontrino per poter beneficiare della detrazione fiscale. Di solito lo faccio, anche se finisco sempre per perdere gli scontrini in giro, ma questa volta fa troppo caldo, e la dettatura del codice fiscale è troppo faticosa.

Mentre torno in ufficio – mesto per il caldo, ma lieto per il farmaco – mi ritorna in mente un’idea a cui penso da parecchio tempo: ma perché mai le farmacie non possono essere collegate in maniera telematica con l’Agenzia delle entrate, in modo tale che i dati sul mio scontrino vadano direttamente nel non piccolo elaboratore dell’Agenzia delle entrate medesima? In questo modo non ci sarebbero sprechi di carta e perdite di scontrini, e collegandomi al sito dell’Agenzia io o il mio commercialista potremmo verificare l’importo totale delle spese per farmaci che si possono detrarre.

In questo modo il fisco non mostrerebbe il suo solito volto furbetto e inutilmente pedagogico, tale per cui solo i precisi e i coscienziosi beneficiano della detrazione perché conservano tutto, mentre gli altri possono pure mettersi l’anima e il portafoglio in pace. Ci sono già tante cose nella vita da rammentare e conservare (Proust direbbe soprattutto i ricordi): Perché il fisco deve imporci questo onere di conservazione aggiuntivo?

Ad occhio, questa mini-proposta è solo una piccola parte della cosiddetta “Agenda Digitale”, ma a me piacciono assai le mini-innovazioni che facilitano la vita. Anche ai pigri, ai disordinati e -perché no- agli accaldati.