Falsi miti: smontare Equitalia aumenta tutti i costi

Chi paga davvero sborserà tra costi extra e aggio cifre sempre più ingiuste

Dopo tre proroghe, ne arriva un’altra, l’ennesima. In un Paese in cui, sotto le ali della Pubblica Amministrazione con difficoltà si decide qualcosa se non il posporre all’anno successivo, la riscossione non poteva essere da meno.

È arrivato il provvedimento con gli emendamenti al decreto-pagamenti (35-2013) e dovrà essere votato venerdì da Montecitorio. Nel testo (lo stesso in cui si consente la chiusura dei bilanci a fine settembre e la sottrazione di 400 milioni alle imprese a favore delle amministrazioni locali) si chiede di prorogare di altri sei mesi il mandato di Equitalia su tutte le riscossioni. Non solo sulla Tares, come sembrava dover avvenire fino al mese scorso.

L’opzione, s’intende, è facoltativa. Serve a quei Comuni (Aosta, Trieste e Napoli i più in ritardo) che, nonostante i quasi due anni di preavviso, non sono riusciti a trovare una soluzione per portare a casa da soli forzosamente le tasse e le imposte dei cittadini recalcitranti o morosi. Dunque, da luglio l’Italia sarà esattamente come la pelliccia di un leopardo: a macchie.

Alcuni Comuni proseguiranno con Equitalia, altri con società in house. Taluni hanno già affidato il servizio a seguito di gara d’appalto, altri riscuoteranno direttamente usando personale alle dipendenze dell’amministrazione locale. Senza dimenticare la possibilità di optare per il sistema misto. Trento, al momento unico caso, ha scelto di affidare la riscossione coattiva a soggetti diversi a seconda delle cartelle da incassare. Per capirsi. Al servizio tributi comunale spettano Ici, Imu ed entrate patrimoniali. Tia e Tares a Dolomiti Energia. A Trentino Riscossioni, società pubblica, spettano infine le altre imposte, comprese tutte quelle della Provincia.

L’Anci, l’associazione dei Comuni, aveva per tempo lanciato l’allarme suggerendo in diverse occasioni di aprire tavoli regionali al fine di amalgamare il sistema. In Friuli Venezia Giulia si lavora in questa direzione. Anche perché la fotografia scattata lo scorso maggio vedeva Gorizia, che nel 2012 ha disdetto il contratto di Equitalia, avanti di un anno. Pordenone e Udine in tempo con la scadenza di fine giugno. Mentre Trieste in netto ritardo. Ma le parificazioni sono lontane dal realizzarsi.

Alcuni sindaci hanno più volte criticato la scelta di Tremonti nel 2011. Affidare la riscossione ai Comuni apre a costi maggiori e rischia di svuotare le casse degli stessi. Per questo, gran parte dei capoluoghi ha optato per la scelta in house. È almeno quella che disperde meno risorse economiche per le casse pubbliche. Ancona, Torino, Roma, Palermo, sono di questa opinione. Il capoluogo siciliano già da tre anni ha affidato a Sarit spa tutta la riscossione. Roma, dal primo luglio, passa alla Aequa Roma spa. Milano sta valutando. Potenza, Catanzaro, Bologna e Perugia hanno già scelto le gare d’appalto, ma solo Potenza e Bologna hanno già concluso l’iter.

A complicare le cose c’è la frammentazione delle Province e di quei Comuni che non hanno voluto la strada esterna. Campobasso, l’Aquila e Cagliari, per esempio, si sono decisi nel fare tutto da sé. Insomma, una zig zag vero e proprio. Tanto che la stessa Anacap, l’associazione delle aziende concessionarie ha scritto recentemente al governo chiedendo di «elaborare un progetto sistematico in materia di riscossione coattiva coinvolgendo», ha scritto il presidente Pietro di Benedetto, «le aziende private che operano per circa 4mila Comuni italiani».

Invece sembra che l’aria sia stata (e continui a essere) diversa. In vista, semplificazioni non se ne vedono. La politica che per dieci anni ha creato Equitalia ha trascorso gli ultimi due ad attaccarla come fosse un corpo estraneo. Troppo aggressiva e troppo esosa nei costi e nelle richieste di aggio. Si è pensato allora di avviare la riforma del sistema di riscossione evitando però di affrontare gli unici due nodi salienti, cioè: la capacità di far pagare chi deve e, al tempo stesso, di abbattere i costi per chi si ravvede o per chi riconosce l’errore.

A dicembre 2011, in piena euforia post Berlusconi, il decreto Salva Italia di Monti aveva stabilito la revisione dell’aggio (il compenso per chi riscuote) al fine di rendere il “mostro” Equitalia meno osceno agli occhi degli elettori. La percentuale non è ancora stata fissata perché a quel decreto non ha mai fatto seguito alcuna norma attuativa. Ma quel che è peggio è che non vale per i privati che esercitano la riscossione. Una genialata se si pensa che, già dalla primavera precedente (modifica Tremonti), si sapeva che molti Comuni avrebbero lasciato Equitalia per altri agenti privati.

Risultato? Ora l’aggio sarà persino tre volte superiore (fino al 30% del riscosso) a quello richiesto dalla vecchia gestione legata al Tesoro e rischia pure di scattare dopo solo un mese dall’ingiunzione. Per di più, chi vince una gara offrendo l’aggio più basso, può rivalersi dopo “inventandosi” spaventosi costi extra. Anche arrivando a 20 euro a pratica per ogni ravvedimento operoso. Insomma, altre mazzate per i cittadini.

In compenso, vista la frammentazione della riscossione e l’accentuata vicinanza tra politica, amministrazione locale e gabellieri, c’è il concreto rischio che la capacità di recupero vada regredendo. Dal 2002 al 2012 sono passati a ruolo quasi 600 miliardi di euro. Quanti ne sono stati riportati a casa? Solo 70. Di cui 51 al Fisco. Fino al 2006, quando l’incarico spettava alle banche, la percentuale non superava l’uno per cento. Con Equitalia il miglioramento è stato del 50% netto. Ma si parla sempre dell’1,5%. A dirlo è stata nei giorni scorsi la Corte dei Conti che, pur valutando il miglioramento, ha chiaramente sottolineato che la società legata al Tesoro è stata caricata di competenze e si è trovata a gestire «crediti eterogenei per natura e fondatezza, non poche volte viziati da procedure accertative approssimative». Un caso su tutti, le multe da codice della strada.

Come dire: se le armi sono sbagliate si rischia di fare del male. Ma la colpa non è certo solo del soldato. I magistrati contabili hanno ragione: Equitalia va riorganizzata e non gestita politicamente, perché tali scelte aumentano gli effetti schizoidi di un Fisco iper-frammentato. Ma smontare la riscossione come sta avvenendo (e avverrà dopo l’ulteriore deroga) rischia solo di far aumentare l’insofferenza sociale. Diminuirà la percentuale di riscossione ma quei pochi che pagano sborseranno tra costi extra e aggio cifre sempre più ingiuste.