La Germania spiata aspetta l’“amico perduto” Obama

Lo scandalo Nsa complica l’agenda del presidente Usa a Berlino

L’attesa visita di Obama in Germania, la prossima settimana, parte male. Le ultime indiscrezioni riguardo allo spionaggio dell’Nsa e in particolare riguardo al Boundless Informant, l’applicazione che cataloga i Paesi in base all’informazione spiata, complicano la agenda. È infatti proprio la Germania il Paese più spiato dal grande fratello statunitense. Le pressioni dell’opposizione affinché la cancelliera esiga spiegazioni esaustive sullo spionaggio ai danni dei cittadini tedeschi sono ora alte. 

Angela Merkel affronterà il tema direttamente nel corso dell’appuntamento con Obama. «Sicuramente il tema si imporrà durante l’incontro tra la cancelliera e il presidente degli Stati Uniti». Con queste parole il portavoce del governo, Steffen Seibert, ha risposto lunedì a chi chiedeva una reazione alle ultime rivelazioni riguardo a Prism , il piano di sicurezza che ha permesso negli ultimi anni alla Nacional Security Agency (Nsa) di spiare e schedare le conversazioni su Internet, non solo degli utenti americani, ma di quelli di tutto il mondo, senza differenza tra “nemici” come l’Iran e stretti alleati come la Germania.

Secondo i documenti filtrati domenica dal Guardian riguardo a Boundless Informant, infatti, la Germania è il paese più spiato in Europa. In un’ipotetica classifica di sorvegliati, la locomotrice economica europea appare dopo Pakistan, Iran e India, ma prima di Russia e Turchia e alla pari di Cina, Iraq e gli stessi Stati Uniti. Nessuno in Europa è controllato da Washington come i tedeschi.

Le reazioni sono state tanto immediate quanto miti. Il ministero di Giustizia ha fatto sapere che sono in corso indagini per verificare se i diritti dei cittadini tedeschi siano stati violati. «Il controllo senza limiti di tutti i cittadini è inaccettabile», ha detto Volker Beck, portavoce dei Verdi nel Parlamento. Comportamenti «contrari ai diritti fondamentali dei cittadini» come l’archiviazione preventiva di dati personali, o lo spionaggio nei computer privati, «non possono trovare spazio in uno stato di diritto come quello tedesco», ha aggiunto. La preoccupazione, è trasversale: anche il presidente della commissione Interni del parlamento, il conservatore Wolfgang Bosbach, ha detto che la situazione è «piuttosto preoccupante».

C’è però chi la prende con filosofia. «Non è particolarmente sorprendente», commenta l’esperto in sicurezza dei Verdi, Wolfgang Wieland. «D’altronde, gli attentatori dell’11 settembre avevano vissuto in Germania», spiega. Nel Paese, «c’è una circolazione significativa di islamisti». Si aggiunga il fatto che la Germania è una potenza europea, e ciononostante non permette archiviare dati personali preventivamente e ha rispetto dei dati personali. È possibile, secondo questo esperto, che gli Stati Uniti abbiano deciso di spiare in prima persona, dove il governo tedesco non spiava, e se è così, questo dev’essere preso come un complimento.

Il fatto che Mohamed Atta abbia vissuto ad Amburgo, prima di essere protagonista negli attentati contro le torri gemelle, è per alcuni esponenti politici una ragione sufficiente per giustificare l’intensità dell’attività di spionaggio. Frank Reiger, portavoce del Chaos Compueter Club, ha un’altra teoria a riguardo. Lo spionaggio si deve semplicemente al fatto che, per quanto riguarda la infrastruttura delle telecomunicazioni, «la Germania non è completamente uno Stato sovrano», ha spiegato in un’intervista con Die Zeit. Fino a che Facebook, Twitter, Skype e Google saranno americani, il rischio è inevitabile.

Eppure qualcosa nelle relazioni tra Germania e Stati Uniti non va. Der Spiegel si chiede questa settimana in copertina se Obama sia «L’amico perduto» e accompagna l’interrogativo con una immagine sfuocata di Kennedy. Sulla web apre un dibattito: «Le indiscrezioni riguardo all’Nsa sono solo un passo in avanti sul progressivo allontanamento tra gli Usa e la Germania. Anche l’attenzione di entrambi i Paesi verso l’Asia modifica i rapporti. C’è ancora una visione comune riguardo alle relazioni transatlantiche?». È evidente che la visita di Obama della prossima settimana nasce sotto una stella diversa rispetto a quando l’allora candidato alle elezioni riempì il viale 17 Juni con 300.000 persone, che chiedevano solo la fine delle politiche di George W. Bush.