Leggi M5s, ai deputati serve l’ok della censura interna

Oggi i deputati Furnari e Labriola hanno lasciato l'M5s per il Gruppo Misto

La lettura della Costituzione in Aula era solo un gesto per conquistare titoli a nove colonne sulle pagine dei quotidiani. Il Movimento 5 stelle non intende permettere ai propri parlamentari di poter legiferare in piena autonomia. Ogni proposta di legge – anche se dovesse riguardare una semplice modifica del Codice penale – può essere presentata solo dopo aver incassato il nullaosta dei team legislativi operanti negli uffici dei Gruppi di Montecitorio e Palazzo Madama. Un’evidente menomazione delle prerogative dei «dipendenti dei cittadini», così come ama definirsi uno dei deputati più vicini al comico genovese.

L’abolizione dell’articolo 67 della Costituzione, norma con cui si impone il divieto del vincolo di mandato, non deve essere inquadrata come una boutade. Questo metodo di gestione del gruppo è perfettamente rispondente alla creazione di una squadra di “spingi bottone”, parlamentari seduti in Aula solo per votare in base alle indicazioni di Capigruppo e maggiorenti pentastellati. Una condizione molto lontana da quella immaginata dall’Assemblea Costituente. L’argomento sta creando notevole scompiglio nella cosiddetta “fronda”, la pattuglia dissidente non accetta di essere sottoposta al vaglio di questa inedita “commissione” interna. Nel corso delle ultime settimane, ci sarebbero poi state delle considerevoli differenze nell’esaminare gli articolati presentati. Le proposte dei “fedelissimi” sarebbero state accettate senza batter ciglio, gli altri dovranno invece aspettare il semaforo verde prima di presentarsi agli uffici legislativi delle Camere.

Una circolare diffusa sulle caselle di posta elettronica degli iscritti al Gruppo inviterebbe – tra le altre cose – a non presentare proposte che possano confliggere con le materie di cui si tratta nella propria Commissione permanente di appartenenza. Un tentativo di razionalizzazione parlamentare che riprende il contenuto di un documento prodotto da Luciano Violante quando sedeva sullo scranno più alto di Montecitorio. Una strategia che non hai mai trovato il sostegno dei parlamentari e della dottrina giuridica, secondo cui il mandato deve potersi esplicare in tutte le direzioni. Il Regolamento consente poi di variare la composizione delle Commissioni nel caso si debba affrontare la proposta di un componente estraneo al parlamentino.

Inizialmente, sarebbero dovute passare per le maglie dei “controllori” anche le interrogazioni. Come se il sindacato ispettivo del singolo parlamentare potesse essere tenuto al guinzaglio, un maldestro tentativo per limitare protagonismi su alcune materie delicate per l’equilibrio interno. Il progetto è stato affossato da una sollevazione dei dipendenti dei Gruppi. I collaboratori hanno manifestato l’impossibilità di controllare nel dettaglio il contenuto delle domande poste al Governo. Nonostante la mancanza del controllo ufficiale, sarebbe stato attivato un sistema di verifiche ufficiose.

I deputati più ortodossi, quelli che sarebbero tenuti in alta considerazione da Casaleggio, si sono presi la briga di controllare gli atti depositati dai colleghi meno ligi al rispetto degli ordini di scuderia. Non sarebbero mancati consigli non richiesti o inviti ad evitare certi toni in un futuro prossimo. Al tema dell’attività legislativa si è scelto di dedicare un’apposita riunione, allo scopo di catechizzare deputati e senatori e redarguire chi ha presentato proposte di legge non approvate dal Gruppo.

Insomma, le frazioni interne al gruppo del M5s ha importanti argomenti per contestare la gestione del “non-partito”, dato che il vincolo di mandato non c’è, almeno per ora. Era stato proprio Grillo a criticare durante la campagna elettorale l’abuso dei decreti legge e la confusione con cui venivano scritte le leggi approvate durante la scorsa legislatura. Tuttavia, l’eccessivo controllo sui suoi parlamentari rischia di giocare a favore di chi intende sfavorirne la capacità di proporre leggi.