L’ex ministro greco dell’austerity: “Atene ce la farà”

Ministro delle finanze tra ’09 e ’11, artefice del controverso piano d’austerità

TRENTO – Sono parole durissime, quelle pronunciate dall’ex ministro delle finanze greco Giorgios Papaconstantinou al Festival dell’economia di Trento. «Dalla crisi noi greci non siamo ancora usciti, il percorso sarà lungo e molto difficile, ma siamo riusciti a conseguire un risultato importante: abbiamo scongiurato una guerra civile, che avrebbe avuto conseguenze drammatiche e sanguinose».

Il pubblico in sala lo ascolta in un silenzio quasi religioso. Con l’attenzione rispettosa che si accorda a chi offre notizie di prima mano su una tragedia. E in effetti Papaconstantinou è stato testimone privilegiato della tempesta finanziaria che ha messo in ginocchio la Grecia. Ministro delle finanze dal 2009 al 2011, ministro dell’ambiente, dell’energia e del cambiamento climatico dal 2011 al 2012, è stato l’artefice del primo programma di austerità.
È anche un personaggio discusso, Papaconstantinou: accusato di aver cancellato, quando era ministro delle finanze, i nomi di tre parenti dalla famigerata «lista Lagarde» (quella con i nominativi di circa duemila cittadini greci con un conto bancario in Svizzera), ha sempre negato ogni addebito, definendosi un «capro espiatorio».

Durante il suo intervento Papaconstantinou tocca numerosi temi caldi: dalla Grecia a giurisdizione limitata («il mio Paese ha perso, in questi anni, parte della sua sovranità»), al ruolo della Germania nei destini del continente («non si può governare l’Europa sulla base dell’esito delle elezioni tedesche»); dalla critica alla stampa greca («poco trasparente e legata ai poteri forti») all’Unione bancaria europea («che non sembra procedere molto rapidamente»). Linkiesta lo ha intervistato a margine della conferenza.

Qual è il suo giudizio sull’odierna situazione finanziaria della Grecia?
Beh, c’è una differenza tra la situazione a livello macro e come invece la gente vive. Sul terreno le cose sono molto, molto difficili, e continueranno a esserlo. Anche la situazione macro complessiva è ancora molto dura, ma è migliore che in passato: siamo più vicini a registrare un avanzo primario e la recessione ha toccato il fondo. Di nuovo, è chiaro che tutto ciò offre scarso conforto ai disoccupati, e a chi non arriva alla fine del mese. Se tutto va bene però, l’anno prossimo o l’anno dopo l’economia tornerà a crescere. Al momento le tematiche davvero urgenti sono dunque proteggere i cittadini più vulnerabili, e generare dell’occupazione per i giovani.

Secondo il Corruption erceptions index, la Grecia è la nazione più corrotta dell’Unione europea. Quanto ha contato una corruzione così diffusa nella genesi della crisi?
La Grecia va male nel Transparency international index. Non si discute che la corruzione sia stata parte del problema. La Grecia deve risolvere alcuni nodi strutturali, sia a livello di funzionamento delle istituzioni, sia a livello di diffusione della corruzione nel sistema pubblico. Perciò sì, la corruzione nel settore pubblico, e anche in quello privato (evasione fiscale inclusa), hanno giocato un ruolo importante nel problema greco.

A suo parere la corruzione diffusa è frutto di un problema culturale, o della storia della moderna democrazia greca?
No, non penso abbia nulla a che fare con la cultura. Penso invece abbia a che fare con le istituzioni deboli. Non c’è nulla nel Dna greco che renda inclini alla corruzione. Sono completamente in disaccordo con quest’idea. Penso che la corruzione sia stata resa possibile da istituzioni deboli, e da un sistema politico che ha funzionato per lungo tempo con regole non chiare, neanche all’elettorato. Per esempio, per molte generazioni gli impieghi nel settore pubblico erano collegati alle relazioni politiche: un elemento di corruzione. I posti statali e le licenze edilizie, per esempio, venivano assegnati da pubblici ufficiali corrotti. Ma ancora, nulla di tutto ciò ha a che fare con le persone, con la cultura o con il Dna. Ha piuttosto a che fare con il fatto che non abbiamo corretto le nostre istituzioni e il nostro sistema politico.

A proposito di corruzione: non trova sia interessante che per anni la Grecia sia stata la principale cliente europea dell’industria militare tedesca e francese?
Negli ultimi anni, il budget greco della difesa è stato ridotto drasticamente perché era chiaramente, totalmente esagerato. E sono sicuro che in un certo numero di casi, la spesa militare potrebbe aver giocato un ruolo nel modo in cui il mio Paese veniva visto dagli altri Paesi. Ma credo che si tratti solo di una piccola parte della questione. Il fatto che i francesi volessero venderci gli aerei non spiega affatto la politica francese. Il fatto che i tedeschi volessero venderci i sottomarini non spiega la politica tedesca.

Proprio qui a Trento il premier italiano Enrico Letta ha messo il guardia sul rischio che il prossimo parlamento europeo sia «il più anti-europeo della storia europea». Qual è la sua opinione in merito? In Grecia il partito anti-europeista Alba dorata miete sempre più consensi…
Sì, è vero. Nel mio Paese abbiamo un partito estremista nazista. Non è soltanto un partito di estrema destra, è un partito nazista che ha preso il 7% alle scorse elezioni e ora si colloca tra il 10% e il 12%. Naturalmente non è che il 10%-12% dei greci sia diventato simpatizzante dei nazisti. Si tratta di una reazione a una situazione sociale ed economica di estrema difficoltà. Quel partito sta riempiendo il vuoto di sicurezza lasciato dallo Stato nei quartieri poveri. Bisogna dunque andare alla radice dei problemi. Bisogna far capire che quel partito non protegge i deboli e gli innocenti. Hanno un approccio fascista e ostile ai diritti, sono contro tutto ciò che noi pensiamo costituisca una moderna democrazia.

Lei è ottimista sul futuro del suo Paese?
Sì, perché penso che la Grecia abbia le risorse e le persone per far bene in Europa e nel mondo. Dobbiamo avere solo un po’ più fiducia in noi stessi.

(trascrizione dell’intervista a cura di Christina Craver)

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