Una firma di tutto riposoPerché a “la Repubblica” Matteo Renzi proprio non piace

La “Repubblica di Barbapapà” e Matteo Renzi

Ogni tanto mi sento come Gianni Riotta, nella sua versione precedente rispetto al Gianni Riotta che ha scoperto i big data, cioè prima delle elezioni presidenziali del 2012: un piccolo particolare da cronista lo trovo più illuminante di dati politici su un campione rappresentativo di 10mila elettori. In questo caso sono rimasto colpito dalla faccia di Massimo Giannini, vicedirettore de la Repubblica, che ha intervistato Matteo Renzi durante l’incontro “La Repubblica delle idee” tenutosi durante lo scorso weekend.

A parte la marmorea assenza di applausi da parte del pubblico in sala nel momento in cui Renzi puntualizzava che non voterebbe per l’ineleggibilità di Berlusconi, ho più volte notato la faccia tra il perplesso e lo schifato di Massimo Giannini. Una espressione che mi sembra rappresenti in termini definitivi la difficoltà per il giornale di riferimento del Pd, cioè la Repubblica, nel riuscire ad accettare e ad apprezzare il carisma politico di Matteo Renzi. Certo, sappiamo bene che durante le primarie la Repubblica si è schierata solidamente dalla parte di Bersani, il quale ha prodotto risultati elettorali piuttosto deludenti alle “secondarie”, cioè alle elezioni politiche. Ancor oggi non è chiaro quanto editore, Fondatore e direttore si siano pentiti di questa scelta.

Sarà forse per assonanza, ma nel pensare a questa intervista continuano a venirmi in mente i “giudizi fisionomici” formulati da Renzo Tramaglino ne I Promessi Sposi, nel momento in cui fugge da Milano e deve decidere a chi chiedere informazioni: ecco, la faccia tra lo schifato e il perplesso di Massimo Giannini nell’intervistarlo dovrebbe indurre Renzi a formulare uno schietto giudizio fisionomico su Giannini stesso, e a decidere se politicamente gli conviene fidarsi ancora del Pd e del suo giornale di riferimento, cioè la sempre più intransigente “Repubblica di Barbapapà” ( © Giampaolo Pansa ). 

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