Renzi avverte Epifani: subito la data del congresso Pd

Il sindaco verso la candidatura: “Prima voglio vedere le regole per le primarie”

Firmato il “patto di non belligerenza” con Enrico Letta, se preferite il “patto della Torre”, l’ex rottamatore Matteo Renzi riparte all’attacco del partito democratico. Lo fa da Firenze, dalla “sua Viola”, la città che amministra dal 2009. Questa volta non ha ricevuto nessun leader nazionale, ma è stato ospite delle Festa del quotidiano La Repubblica dove ha mostrato le unghie, avvertendo “senza se e senza ma” i vertici del partito in vista del congresso: «Prima facciano le regole, poi decido se partecipare. Stavolta non mi faccio fregare». Un modo come un altro per alzare l’asticella, e per scompaginare le carte dei suoi avversari interni. È infastidito il sindaco di Firenze, «mi vogliono fuori dai giochi», avrebbe detto ad un fedelissimo. D’altronde sa benissimo che “qualcuno” si sarebbe già mosso in queste ore per impedirgli di diventare segretario. E fra i «qualcuno» ci sarebbe proprio l’ex segretario Pier Luigi Bersani, il quale non solo può contare su un rapporto preferenziale con Guglielmo Epifani, ma avrebbe dalla sua uno come Nico Stumpo all’interno della commissione congressuale.

L’idea di Bersani sarebbe quella di restringere la platea dei partecipanti alle primarie: «Potranno votare per il segretario soltanto i tesserati più gli iscritti all’albo delle primarie». In sostanza, sbotta un renziano di ferro, «gli stessi dell’altra volta». Ecco perché l’ex rottamatore sarebbe partito all’attacco, rompendo gli indugi. E non è un caso che l’abbia fatto ad una manifestazione organizzata dal quotidiano La Repubblica, da sempre sostenitrice di Pier Luigi Bersani. «Matteo, ha compreso l’antifona. E li ha avvertiti: “Sappiate che io non sono d’accordo. Altrimenti potrei pensare di abbandonare la ditta”». Secondo un veltroniano, «Renzi avrebbe detto quelle parole per condizionare la commissione congressuale». Del resto, come riferiscono a Linkiesta, «la commissione non si è mai riunita, e tutto quello che si legge appartiene ai retroscena giornalistici». Martedì si riunirà per la prima volta, e in quella sede si comincerà a comprendere,  come e se, si svolgeranno le primarie per la scelta del segretario.

Ad ogni modo, nonostante gli attestati di stima nei confronti di Matteo Renzi – da D’Alema a Veltroni passando per Fassino e il giovane turco Orfini – esiste (ancora) un asse “strategico”, costituito dagli avversari delle primarie del 2009, Bersani e Franceschini, che starebbe lavorando per impedire al sindaco di Firenze di scendere in campo. Da un lato il redivivo ex segretario del Pd avrebbe piazzato alcuni suoi uomini in posti chiave, ad esempio Nico Stumpo, come componente della commissione congressuale. Più una serie di seconde linee piazzate all’interno della segreteria. 

Dall’altro Franceschini, forte del ruolo di Ministro per i Rapporti con il Parlamento, avrebbe in mano le chiavi del governo. Entrambi non vogliono sentir parlare del sindaco di Firenze, semmai potrebbero puntare su una candidatura come quella di Roberto Speranza, giovane parlamentare di rito bersaniano, fedele alla «ditta», e oggi capogruppo dei democratici a Montecitorio. Ma «più che vincere, possono impedire a Renzi che dilaghi», mormora un dalemiano. E per farlo sarebbero pronti a “convertirsi” ad uno come Gianni Cuperlo. Che di certo «non adorano», ma «sarebbe il meno peggio» –  spiegano – «e ci garantirebbe».  Uno che al momento avrebbe ricevuto il sostegno “ufficiale” di Massimo D’Alema e dei giovani turchi, ma che non avrebbe «l’appeal per sfondare a livello nazionale». 

In sostanza le carte restano coperte, e le incognite sono ancora tante. In primis la data del congresso. Con il gesto di oggi Renzi avrebbe nuovamente incalzato i vertici dei democratici: «Il 7 novembre del 2013 dobbiamo avere la data di un congresso nuovo. Epifani può decidere se fare le primarie aperte o il 27 ottobre o il 3 novembre». Ma è il match sulle regole quello che resta «più divisivo». Un altro big del calibro di Beppe Fioroni, leader della corrente degli ex popolari, ben rappresentata in commissione congressuale, e con ottimi rapporti con l’attuale segretario Epifani e con Pier Luigi Bersani, non storcerebbe il naso se si restringesse l’albo dei partecipanti alle primarie. «Ovvio – spiega un insider di Largo del Nazareno – Fioroni sa benissimo che con Renzi non esisterebbe più, e scomparirebbe per sempre». E sarebbe costretto «una volta per sempre a confluire in un partito di centro».

Ma da ieri pomeriggio ”Matteo” sembra tornato più forte. Il “patto della Torre” con Letta è la certezza che sarà lui il leader del centrosinistra nel prossimo match contro il centrodestra. Del resto, profetizza un dalemiano, «Letta sa di non poter essere lui il candidato premier contro il Pdl. È stato lui a fare un governo con Berlusconi. Quindi stringendo un patto con Renzi si garantirebbe per il futuro».

Twitter: @GiuseppeFalci