Egitto, El-Baradei e la guerra delle opposizioni

Dopo Morsi. Ecco le fazioni contrapposte

Nei giochi politici in Egitto, torna spazio per le opposizioni. Anche se, nemmeno al terzo tentativo, sembrerebbe che Mohammed El-Baradei possa farcela a diventare premier ad interim: la reazione dei Fratelli musulmani alle voci che davano Baradei come già in carica, è stata intransigente. Avevano posto il veto sul suo nome per la guida del governo dopo il giuramento di Morsi, come nuovo presidente, nel giugno del 2012. Ha accettato il golpe ed è l’uomo degli «Stati uniti in Egitto», ha detto Mohammed el-Khatib, dirigente della confraternita, per confermare il «no categorico» della Fratellanza alla nomina di Baradei.

Baradei e i colloqui per la formazione del nuovo governo

Baradei comunque siede al tavolo negoziale per la formazione del nuovo governo come delegato del Fronte di salvezza nazionale (Fns), cartello che raccoglie i maggiori partiti di opposizione, il papa copto Tawadros II e il gran imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayeb. La richiesta di guidare l’esecutivo che venne dai militari per sostituire l’ex premier Essam Sharaf nella crisi del novembre 2011, seguente agli scontri di via Mohammed Mahmoud, non convinse Baradei. Non gli vennero forse date le giuste garanzie per posticipare le elezioni, come i movimenti volevano. 71 anni, ex ambasciatore egiziano alle Nazioni unite, Baradei ha una lunga esperienza internazionale, ha fatto parte della think tank indipendente International Crisis Group. Nel 1974 ha conseguito un dottorato in diritto internazionale alla New York University. Direttore dell’Agenzia per l’energia atomica (Aiea), il 14 febbraio 2003 al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha dichiarato che non vi fossero prove che l’Iraq avesse utilizzato materiale nucleare per finalità belliche. Per questo, venne insignito nel 2005 del premio Nobel per la pace. Nel novembre 2009, Baradei, mentre erano in corso le dure polemiche per le elezioni presidenziali del 2011, sui requisiti dei candidati per partecipare al voto e per le indiscrezioni sulla possibile successione al presidente Hosni Mubarak del figlio Gamal, chiese condizioni precise per prendere parte alla competizione elettorale. Lasciato il paese, vi ha fatto ritorno il 26 gennaio 2011 nel pieno delle proteste anti-regime. Per questo, accusato di essere un «approfittatore», fu duramente contestato al suo rientro quando prese parte ad una manifestazione di rivoluzionari a Giza. Dopo le rivolte ha fondato il partito Dustur (Costituzione) e ha sostenuto il blocco liberale (Kutla) alle elezioni parlamentari, rifiutando di candidarsi per le presidenziali del 2012. Questi movimenti non hanno ottenuto però buone performance nei seggi e contano solo pochi deputati. 

Le opposizioni: laiche, nazionaliste, nasseriste, giovanili ma divise

Le opposizioni egiziane stanno respirando dopo la destituzione di Morsi. La più grande sorpresa è la defezione dal blocco islamista dei movimenti salafiti, dopo aver incassato molte concessioni nella nuova Costituzione e la nomina di alcuni governatori chiave. Si sono spaccati sull’ultimatum disposto dai militari che ha portato alla destituzione di Morsi. I principali leader di Al-Nour (luce) hanno avallato il ruolo dei militari nella definizione del percorso che porterà alle elezioni. Questo conferma quanto esponenti del gruppo siano affiliati alla Sicurezza di stato e vicini alle forze armate. Solo alcuni dirigenti salafiti, soprattutto ad Alessandria e Assiout, hanno rassegnato le loro dimissioni in opposizione al sostegno accordato dal partito alla destituzione di Morsi.
Ai colloqui per la definizione della road map per uscire dalla crisi prendono parte anche rappresentanti della campagna di raccolta firme Tamarrod (ribellione). Si tratta del movimento di opposizione più efficace, nato in questa fase di transizione democratica, che ha saputo raccogliere milioni di firme con lo scopo di spingere il presidente Mohammed Morsi alle dimissioni. Nel gruppo sono convogliati parte dei movimenti giovanili che avevano partecipato alla Coalizione dei giovani rivoluzionari prima, e al movimento Al-Thawra Moustamarra (Rivoluzione continua) poi. Il principale movimento all’interno del Fronte è Tyar Shaabi (Corrente popolare), guidato da Hamdin Sabbahi, sindacalista ed ex leader del partito Karama (Dignità). Il gruppo, su posizioni nasseriste, gode di ampia popolarità, e il suo leader Sabbahi ha sfiorato il passaggio al primo turno in occasione delle elezioni presidenziali del giugno 2012. 
Esiste poi una componente nazionalista dell’opposizione egiziana, definiti feloul (uomini del vecchio regime). Si tratta di sostenitori del Partito Nazionale Democratico dell’ex presidente Hosni Mubarak, che hanno sostenuto in occasione delle presidenziali del 2012, l’ex dirigente delle Linee aeree egiziane (Egypt Air), Ahmed Shafiq. Con la sconfitta elettorale e la partenza volontaria del leader politico negli Emirati, è ancora prematuro stabilire quale ruolo questa componente nazionalista avrà nella nuova fase di transizione. A questo gruppo appartengono molti copti, tra le minoranze più svantaggiate dall’approvazione della nuova Costituzione, nel dicembre scorso. Proprio il magnate copto di Orascom e fondatore del Partito degli Egiziani liberi, Naguib Sawiris potrebbe assumere un ruolo rilevante nella futura fase pre-elettorale.
Più attendiste ed eterogenee sono le posizioni dei partiti moderati. Con l’accordo sulla Dichiarazione costituzionale del marzo 2011, i partiti islamisti moderati Wasat (centro) e Tyar Masri (corrente), guidato dal riformista Monheim Aboul Fotuh, fuoriuscito dalla Fratellanza, hanno criticato le scelte del partito islamista Libertà e Giustizia, ma hanno partecipato in alcune occasioni al tavolo negoziale con Morsi. Anche i liberali del Wafd si sono espressi per l’inclusione degli islamisti nei negoziati per la formazione di un governo tecnico.

Il nodo da sciogliere è il ruolo dei Fratelli musulmani in questa nuova transizione. Se gli islamisti moderati si ostineranno a non riconoscere il nuovo presidente Mansour, la loro partecipazione al governo è in salita e la via per Baradei alla guida dell’esecutivo più celere. Insomma, dopo mesi di muro contro muro, si torna a fare politica.

*Giuseppe Acconcia è giornalista specializzato in Medio Oriente e ricercatore per il Centro studi Al Ahram.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta