
Ci sono territori vocati alla produzione di grandi vini. E poi ci sono territori che imparano a trasformarsi in immaginario. Le Langhe, oggi, appartengono alla seconda categoria. Non vendono più soltanto bottiglie, ma un’idea di vita: colline ordinate, architetture rurali reinterpretate, cucina di tradizione, arte contemporanea, ospitalità diffusa, ritmo lento.
Il progetto Le Brunate della famiglia Ceretto nasce esattamente in seno a questa evoluzione. Non come semplice apertura gastronomica, ma come dichiarazione culturale. Il nome arriva dalla storica MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Brunate di La Morra, uno dei cru simbolo del Barolo, e già questo chiarisce la direzione: il vigneto non è più soltanto origine agricola, ma dispositivo narrativo. Il team di lavoro, del resto, è quello poliedrico che mette insieme le capacità enoiche della famiglia con il mecenatismo artistico di Roberta Ceretto e la professionalità indiscussa di Enrico Crippa.
Le Brunate si definisce una “nuova tavola nel cuore della Langa”, pensata per superare la distinzione tradizionale tra cantina e cucina. L’obiettivo dichiarato è trasformare il vino in esperienza continua, dalla collina alla tavola, senza separazioni nette tra degustazione, ristorazione e paesaggio. La realtà, in questo caso, supera di gran lunga la comunicazione e la prospettiva: una terrazza a sbalzo sul Patrimonio dell’Umanità, una ristrutturazione fedele di una ex distilleria, la cappella del Barolo sullo sfondo accompagnata dalle opere di Clemente e Kiki Smith. In tavola, una cucina del luogo fatta semplicemente bene, di una bontà appagante, elegante e rurale allo stesso tempo.
La scelta della posizione non è casuale. Siamo a La Morra «il mio posto preferito» come ci racconta in una conversazione intima il signor Bruno Ceretto, affacciato direttamente sui filari del cru Brunate, e proprio accanto alla Cappella, luogo già iconico, trasformato negli anni Novanta dagli artisti Sol LeWitt e David Tremlett in uno dei simboli visivi più colorati e riconoscibili delle Langhe contemporanee. Ora quel dialogo tra arte e viticoltura viene ulteriormente ampliato.
Il nuovo progetto intreccia volutamente contaminazioni culturali. Compare l’artista Kiki Smith con una nuova opera musiva dedicata al cielo e al paesaggio. Compare Francesco Clemente con l’installazione “L.O.V.E.”, due ciclopiche figure bronzee speculari poste all’ingresso come simbolo di accoglienza e relazione. L’arte non viene trattata come decorazione collaterale, ma come parte integrante dell’esperienza.
Anche la cucina segue questa logica. Il format scelto è quello del “Benvenuto dell’Oste”, definito come un gesto libero, senza rigidità da degustazione contemporanea. Al centro c’è un ritorno alla convivialità piemontese, reinterpretata in chiave attuale. Nessuna ossessione scenografica, nessun lusso esibito, ma una precisa costruzione di atmosfera.
La guida gastronomica è affidata a Simone Burlotto, cuoco albese classe 1989 cresciuto tra La Madernassa, Piazza Duomo e La Morra, con una cucina dichiaratamente legata ai piccoli produttori e alle stagionalità locali. In sala c’è Andrea Brusaschetto, già parte dell’universo Ceretto tra il tristellato Piazza Duomo e La Piola. Anche qui emerge una scelta coerente: costruire il progetto attraverso figure profondamente radicate nel territorio.
Interessante anche il ruolo assegnato al vino. Le Brunate ha un grande “Wine Table”, un tavolo conviviale pensato per degustazioni dinamiche e dialogo diretto con il racconto del Barolo. Non solo etichette Ceretto, ma una selezione dedicata ai produttori della MGA Brunate. Una scelta significativa, perché sposta il focus dalla singola azienda al valore collettivo del territorio.
Ed è proprio qui che il progetto assume un significato più ampio: per anni il lusso gastronomico internazionale ha cercato l’eccezione attraverso distanza, esclusività e artificio. Oggi molti dei luoghi più desiderati seguono la direzione opposta: autenticità, paesaggi riconoscibili, relazioni locali, ruralità raffinata. Le Langhe stanno diventando il laboratorio più avanzato di questo nuovo lusso rurale italiano, modello che unisce agricoltura, cultura e ospitalità senza nostalgia folkloristica. La cascina non viene musealizzata ma reinterpretata, con il vigneto che smette di essere sfondo e diventa infrastruttura emotiva.
Le Brunate sembra nascere proprio da questa intuizione: il vero prestigio contemporaneo non consiste più nell’allontanarsi dai luoghi, nel modificarli, ma nel riuscire ad abitarli meglio, raccontandoli con precisione, estetica e profondità e uno sguardo nuovo in grado di coniugare semplicità e lusso autentico.
Strada Fontanazza 16, La Morra (CN)
vicino alla Cappella del Barolo
+39 0173 1950811