Europa impaziente: ecco i compiti estivi del governo

Letta rimandato a settembre

Calma piatta sui mercati, spread ai minimi, la pausa estiva ormai alle porte. Eppure non c’è da rilassarsi: per il governo di Enrico Letta sul fronte europeo l’autunno non sarà affatto facile, nonostante il successo della chiusura della procedura per deficit eccessivo. La Commissione europea resta in allerta e non si può dire che sia tranquilla sul “paziente” italiano. Soprattutto, in autunno l’Italia si trova di fronte a una serie di appuntamenti cruciali, veri e propri esami da superare.

Tra i più difficili è quello introdotto dal Two Pack, che completa la nuova governance economica dell’eurozona, rafforzando ulteriormente il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri e il controllo da parte di Bruxelles. Entro il 15 ottobre l’Italia (come gli altri stati membri dell’Eurozona) dovrà presentare alla Commissione la bozza del Def (Documento di economia e finanza) per il 2014, e Bruxelles entro il 30 novembre fornirà il suo parere in merito. Se riscontrerà gravi rischi di violazioni degli impegni italiani nei confronti dell’Ue, imporrà una modifica della legge di bilancio – un possibile bagno di sangue in Parlamento. Anche per questo Letta ha fretta di mettere a segno una serie di leggi importanti, incluso il nodo Imu e Iva, entro fine agosto.

Sarà anche l’occasione di fare il punto sulla situazione dell’economia italiana, che ha un impatto diretto sul deficit. Governo italiano e Commissione europea condividono una previsione del deficit per il 2013 al 2,9% del Pil, a un soffio dunque dalla soglia del 3% prevista dal patto di stabilità. C’è però un problema: questa stima si fonda su una previsione del governo e della Commissione di un calo del Pil per l’anno in corso pari all’1,3 per cento. Una cifra che appare sempre più irrealistica: le ultime previsioni della Banca d’Italia pronosticano una contrazione dell’1,9%, il Fondo monetario dell’1,8 per cento. Se così fosse, il deficit italiano schizzerebbe a ben sopra il 3% del Pil.

Che farà a quel punto la Commissione? Bisognerà attendere le previsioni intermedie attese intorno a settembre e soprattutto quelle d’autunno in calendario per novembre. «Se prevedremo un netto sforamento del 3%, a meno che non si presenti come un picco isolato subito recuperato nel 2014, dovremo riaprire la procedura per deficit eccessivo», dicono a Bruxelles. Uno scenario da incubo per l’Italia, da evitare assolutamente, il governo dovrà stare molto attento alle coperture e prepararsi al peggio. E soprattutto dovrà finalmente varare le urgentissime misure per rilanciare la crescita, a cominciare dalle famose riforme strutturali, che non possono più aspettare. Riforme chiaramente indicate dalle raccomandazioni al Paese varate poche settimane fa, e che prescrivono tra l’altro per l’Italia una flessibilizzazione del mercato del lavoro, un ammodernamento e snellimento della pubblica amministrazione, un trasferimento della pressione fiscale dal lavoro al consumo e alla proprietà.

Una cosa è chiara: nonostante la chiusura della procedura, per la Commissione europea i margini per l’Italia sono ristrettissimi, soprattutto per l’elevatissimo debito pubblico che ha ormai sfondato quota 130% del pil. Scaduta una fase transitoria di tre anni dalla chiusura della procedura per deficit eccessivo, l’Italia dovrà ridurre la parte eccedente la soglia di Maastricht (fissata al 60% del Pil) in ragione di un ventesimo l’anno, altrimenti scatterà la procedura per debito eccessivo. L’Italia, dicono a Bruxelles, è bene che si prepari subito. «Le proiezioni di deficit e debito pubblico – avverte la Commissione nel Rapporto sulla stabilità finanziaria dell’eurozona, pubblicata a metà luglio – sono fondate sulla piena attuazione delle misure di bilancio e sulle riforme strutturali che sono essenziale per ancorare la fiducia del mercato e rilanciare crescita e lavoro». Il governo, insomma, non potrò traccheggiare oltre, altrimenti le conseguenze saranno pesanti.

L’impazienza nei confronti del nuovo governo italiano cresce in Europa, Germania in testa, e in proporzione aumenteranno le pressioni su Roma. «In Italia – tuonava giorni fa la Süddeutsche Zeitung – crescono i debiti, senza che vi sia alcun segno di nuovo inizio. (…) La terza economia dell’Eurozona rimane bloccata come un colosso immobile nell’unione monetaria. Per ora gli investitori finanziari tollerano questa pericolosa paralisi. Tuttavia, non appena torneranno a mostrare nervosismo, l’inazione italiane potrà diventare molto presto molto pericolosa, per tutta l’eurozona». Sono in tanti, anche a Bruxelles, a vederla così. In autunno Letta non potrà permettersi errori.

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