Il monopolio dei farmacisti fa aumentare i prezzi

Il monopolio dei farmacisti fa aumentare i prezzi

La concorrenza tra imprese va a tutto vantaggio dei consumatori; questo il succo di un recente studio di Calzolari, Ichino, Manaresi e Nellas che analizza le politiche di prezzo di un campione di farmacie italiane e mette in relazione la variazione dei prezzi di beni per l’igiene dei bambini con la variazione del numero medio di neonati nel comune.

Perché si tratta di un’indagine interessante e non banale? Perché la nascita di un neonato implica l’arrivo sul mercato dei prodotti per bambini di consumatori, i neo-genitori, per definizione inesperti: non conoscono ancora i vari prodotti per bambini, la loro qualità e il loro prezzo. Ma hanno fretta, sanno che hanno bisogno di creme e pannolini e devono acquistarli, a (quasi) qualunque costo. Certo, impareranno a individuare le giuste alternative, ma quale genitore nei primi mesi di vita di un bambino non ha acquistato una crema allo zinco o un latte in polvere ad un prezzo assurdo, per mancanza di tempo o di informazioni sulle possibili alternative? Nel gergo economico, i neo-genitori inesperti vengono definiti consumatori “anelastici”, cioè poco o per nulla reattivi alle variazioni di prezzo. Si tratta dei consumatori ideali per chi vende: comprano lo stesso anche se il prezzo è alto.

La teoria economica ci dice che, in assenza di concorrenza, le farmacie possono sfruttare l’inelasticità dei neo-papà e delle neo-mamme e alzare i prezzi. È bene ribadire che questo può avvenire solo in assenza di pressione concorrenziale: se ci fossero farmacie ad ogni angolo, perfino il genitore con maggiore fretta individuerebbe una alternativa ad una salvietta umidificata da 20 euro.

L’analisi, condotta a livello comunale, mostra in effetti che, quando il numero dei neonati aumenta, anche il prezzo medio dei prodotti per bambini venduti dalle farmacie aumenta, anche se i costi sostenuti non variano. Oltre il 6% delle fluttuazioni normali dei prezzi di questi prodotti si può attribuire al potere monopolistico dei farmacisti che consente loro di sfruttare la maggiore disponibilità a pagare delle mamme e dei papà. Già questo fa pensare che la concorrenza nel settore non sia elevata: se lo fosse non dovremmo osservare alcuna variazione dei prezzi.

A rafforzare questo sospetto, la seconda parte dell’analisi che cerca di capire se la variazione dei prezzi appena individuata sia maggiore in presenza di minore concorrenza. Come misurare il grado di concorrenza? La legislazione italiana aiuta, perché prevede che i comuni con meno di 7.500 abitanti abbiano una sola farmacia; dai 7.500 ai 12.500 due farmacie e che, al di sopra dei 12.500, una ulteriore farmacia venga aperta ogni 4.000 abitanti. Pertanto, confrontare comuni a cavallo della soglia dei 7.500 abitanti, significa confrontare comuni con una sola farmacia con comuni (di dimensionsi comparabili) con due farmacie. 

Il paragone mostra che l’incremento dei prezzi dei prodotti per bambini, a fronte di un incremento del numero di neonati, avviene solo al di sotto della soglia dei 7.500 abitanti, cioè solo nei comuni con una sola farmacia.

Se doveste fare un figlio, preferireste trovarvi in un comune con una o con due farmacie? O, in alternativa, in un paese che liberalizza i settori protetti o in paese dove le lobby la fanno da padrone?
 

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