La Merkel in imbarazzo per colpa dei droni

Costati 1,2 miliardi ma non funzionano

Angela Merkel nei sondaggi continua a svettare solitaria: il 67 per cento degli intervistati dice di preferire la Kanzlerin al suo sfidante, il socialdemocratico Peer Steinbrück (che ottiene un magro 32 per cento). E anche la distanza tra i partiti, la Cdu viaggia al 43 per cento, l’Spd al 26 per cento, dovrebbero indurre Merkel a sonni tranquilli. Ma il condizionale è d’obbligo. Merkel pensava che il pericolo arrivasse dall’Ue, dalla crisi dell’eurozona. E così l’anno scorso, con il vertice di fine giugno aveva fatto in modo di blindare più o meno qualsiasi decisione fino a dopo le elezioni tedesche del 22 settembre prossimo: niente più pacchetti di aiuti, niente più salvataggi (la crisi cipriota si è rischiato di risolverla nel peggiore modo possibile per la fretta), anche l’unione bancaria è stata posticipata.

E in effetti l’Europa le ha dato meno grattacapi. In compenso quelli, e Merkel farebbe malissimo a sottovalutarli, sono arrivati da oltre oceano. C’è innanzitutto la vicenda Datagate. Merkel potrà continuare a sostenere, con prove alla mano, di non aver saputo proprio nulla di quel che facevano i servizi americani e quelli britannici? Di aver ignorato l’interesse dell’Nsa per i dati telefonici e internet nel mondo e in particolarmente per quelli tedeschi? Il fatto che le due agenzie di intelligence tedesche (il Bnd per l’estero, il Verfassungsschutz, per la sicurezza interna) non solo sapevano di questo raccolta indiscriminata, ma addirittura chiedevano aiuto agli americani per sviluppare software simili, potrebbe metterla in difficoltà, se la stampa continuerà a cavalcare la notizia.

Non meno pericoloso è l’affaire che ha al centro un ordinativo di cinque droni risalente al 2007 e l’attuale ministro della Difesa Thomas de Maizière. Il progetto di acquistare questi caccia senza pilota, risale peraltro ai tempi del governo rosso verde di Gerhard Schröder. Si trattava di droni modello “Global Hawk”, prodotti dagli americani Northrop Grumman, e dotati di una strumentazione tecnica realizzata invece dagli europei dell’EADS. Costo complessivo per i cinque velivoli, attorno ai 1,2 miliardi di euro. Solo che già nel 2011, con il drone tester c’erano stati problemi: per un breve periodo era scomparso dai radar e ancora, si era capito che mancava di quei dispositivi tecnologici di sicurezza che avrebbero permesso di ottenere l’autorizzazione a sorvolare lo spazio intensamente abitato dell’Europa (per giungere nella base di destinazione di Manching, in Baviera), e poi della Germania.

Per quella tecnologia ci sarebbero voluti altri 800 milioni di euro. Intanto però per quel “full scale demonstrator” erano stati spesi 508 milioni di euro. Questi maggiori costi erano stati calcolati dai tecnici del ministero della Difesa, già nel 2011, anno nel quale de Maizière prende il posto del ministro Karl Theodor zu Guttenberg. Ma, come sostiene lui è solo nel marzo di quest’anno che gli viene sottoposta tutta la gravità della situazione, che, dopo un suo attendo esame, lo induce a comunicare che nessun drone verrà comperato. Questi, a sommi capi, i punti salienti della vicenda. De Maizière è finito sotto i riflettori perché l’opposizione vuole ora capire quando il ministro è stato veramente messo al corrente di tutto. Una domanda alla quale de Maizière ha già risposto al Bundestag, sostenendo che, diversamente da quel che molta stampa scrive, lui l’anno scorso non sapeva nulla di tutta la vicenda costi e impossibilità di ottenere le autorizzazioni necessarie. Questo mercoledì de Maizière è invece convocato davanti alla commissione parlamentare.

Già ma ce la farà de Maizière a restare in sella? Come ricordava un articolo del settimanale Zeit: negli ultimi due anni sono stati mandati a casa ministri accusati di plagio (il barone Theodor von und zu Guttenberg, e il ministro dell’istruzione Anette Schavan); e ancora per sfrenata ambizione, si potrebbe dire (l’ex ministro per l’ambiente Norbert Röttgen, non ha voluto fare armi e bagagli e trasferirsi nel Nordrhein-Westfalen dopo la sonora disfatta elettorale); e per leggerezza (il capo di Stato Christian Wulff, per essersi fatto pagare quando ancora era governatore, da un amico imprenditore una vacanza per nemmeno mille euro). De Maizière invece ha nuociuto al paese, sottolineava la Zeit, gli ha nuociuto economicamente, eppure fino a ora è rimasto al suo posto.

Il perché ha due risposte: la prima riguarda la cosiddetta de Maizière Connection. Tra Angela Merkel e alcuni membri di questa famiglia di origine ugonotta, finita, dopo la guerra, per metà nella Germania dell’est, e per metà nella Germania dell’ovest, c’è da decenni una liaison particolare. Anzì molto particolare: Merkel deve ai due cugini Lothar e Thomas de Maizière il suo cambio di vita, la sua seconda vita. Fù Thomas de Maizière, membro del ramo che aveva vissuto a ovest, a consigliare al cugino Lothar de Maizière (vissuto a est) Merkel come vice portavoce, subito dopo le prime e uniche elezioni libere della Germania dell’est. Quelle della primavera del 1990. Capo de governo era stato designato Lothar de Maizière (un capo del governo di durata molto corta comunque, visto che il 3 ottobre del 1990 si celebrava la riunificazione delle due Germanie). Insomma, se Merkel riesce poi a diventare “Kohls Mädchen” (la ragazza di Helmut Kohl, come era stata soprannominata) e a fare la strada che farà, lo doveva all’inizio soprattutto ai due de Maizière. Per questo Merkel, diversamente che con gli altri ministri, sente anche il bisogno di mostrarsi leale.

Una lealtà che le viene però facilitata anche dall’opposizione. Soprattutto dai vertici: dal capo dell’Spd Sigmar Gabriel, dal capogruppo socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier, e ovviamente dal candidato sfidante, Peer Steinbrück. Tutti e tre conoscono e stimano molto Thomas de Maizière, e oltre a dichiarazioni di circostanza non sono andati. Nessuno di loro tre ha per esempio chiesto le dimissioni del ministro. Perché lo stimano, ma anche per un motivo che è un’utile indicazione elettorale, o meglio, previsione: tutti e tre hanno già lavorato con il ministro durante la grande coalizione del 2005-2009. E visto che, non è affatto escluso, anzi molto probabile, che dopo il 22 settembre, l’unico governo possibile sia una grande coalizione, i tre socialdemocratici vorrebbero almeno ministri Cdu di cui si fidano e che stimano. Ma la strategia di non attacco dell’Spd non garantisce comunque Merkel. Perché a ben vedere il gioco è in mano alla stampa. E le conseguenze della vicenda dei droni molto dipenderanno anche da fatto se, i media troveranno altri cavalli da cavalcare in questa campagna elettorale piuttosto sonnacchiosa, oppure no.
 

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