Lettera record, Marchioni: “L’Italia è davvero morta”

Mandata a Italians di Beppe Severgnini

Aldo Marchioni, consulente informatico di 55 anni, è l’autore della lettera dei record l’Italia è morta, andatevene finché siete in tempo, pubblicata il 2 luglio 2013 su Italians di Beppe Severgini. Bresciano, divorziato con due figli, una Ford Fiesta di seconda mano e una casa di proprietà in cui vivono i suoi ragazzi, con la lettera al blog di Beppe Severgnini ha innescato 34mila condivisioni su Facebook, oltre 1.800 su Twitter, più di 500 su Google Plus. Dati impressionanti se si considera che l’articolo più condiviso (non letto) dell’ultimo mese sul sito del Corriere della Sera ha fatto quasi 6mila condivisioni su Facebook, 641 tweet e 204 plussate. Prima di iniziare l’intervista suona il campanello. «È il solito venditore di appartamenti che cerca di introfularsi. Quando suona il citofono ho sempre il timore che possa essere una raccomandata o qualcosa da pagare”.

Marchioni, l’Italia è veramente morta?
Io temo che sia così. Mi sto rileggendo la Storia di Italia. Sto leggendo quella di Montanelli perché si capisce. Ho l’impressione che l’Italia sia morta nel ‘600. Da allora ci siamo adagiati e abbiamo mandato via le nostre persone migliori.

Cosa è successo dopo la pubblicazione della lettera?
Ho ricevuto e ricevo centinaia di messaggi, ma non riesco a rispondere a tutti. Mi arrivano email di espatriati che mi incoraggiano ad andarmene. Altri condividono con me la loro storia. Altri ancora mi suggeriscono posti in cui espatriare. C’è anche chi mi propone di creare un partito. E poi ho ricevuto due offerte di lavoro. Vedrò il da farsi.

Se lo aspettava?
Non mi aspettavo una reazione del genere. Ho anche scritto a Severgnini: “questo non lo pubblichi…ma che cazzo sta succedendo?”. Mi sembra quella favola in cui il bambino grida “il re è nudo”. Tutti lo vedevano apertamente che il re era nudo, ma nessuno lo diceva. Ad un certo punto il bambino lo ha detto e tutti gli sono andati dietro.

Chi è il bambino della politica italiana dietro cui lei è andato alle ultime elezioni?
Ho votato per Monti.

Non proprio un bambino…
Non lo rivoterei. Avrei votato per il Pd se le primarie le avesse vinte Renzi. Così non è andata, peccato.

Sosterrebbe ancora Renzi?
In questo momento non sto seguendo molto la politica. Comunque sì, anche se ho l’impressione che qualche pasticcino lo stia facendo anche lui.

E se Renzi in futuro le proponesse una candidatura?
Non lo so, non è il mio mestiere. Di certo non farei peggio di quelli che ci stanno adesso.

Non faccia il politico: si o no?
Ci rifletterei.

Squilla il telefono. Dall’altra parte della cornetta c’è Enrico Letta che le chiede: “Caro Marchioni, cosa dobbiamo fare?”
Si figuri se Letta chiama me. Comunque gli direi innanzitutto di abbassare le spese. Bisogna togliere i nostri soldi a quei parassiti che senza soldi pubblici non saprebbero vivere. Lo Stato ci costa troppo. Serve coraggio, non piccoli tagli.

Cosa costa troppo?
È l’INPS che ci massacra. Di 22 mila euro pagati in tasse la maggior parte sono andati alla previdenza sociale. Altro che previdenza sociale, quella è un massacro. L’Irpef è quella di tutti. Se io mi ammalo sono affari miei. Poco tempo fa ho lavorato anche con la febbre a 39.4. E poi se l’INPS mi fa pagare quello che paga un lavoratore dipendente, io mi aspetto lo stesso tipo di prestazione.

Esprima un desiderio per l’Italia?
Vorrei che gli italiani diventassero un Popolo.

Twitter: @vitokappa
Facebook: Vito Kappa 

L’Italia è morta, andatevene finché siete in tempo

Caro Bsev, ho un problema. Lavoro per conto mio: ho la partita IVA. Nel 2012, è arrivato, finalmente, lavoro in abbondanza. Io lavoro esclusivamente per aziende: tutto viene fatturato. Alle correnti tariffe di mercato ho prodotto un reddito lordo di circa 50.000 euro. Per me, abituato come ero abituato, non è male. Il commercialista mi ha appena comunicato quanto dovrò versare da qui a novembre, tra saldo e anticipo: 22.900 euro tra imposte e contributi previdenziali. Questo dopo che, sul fatturato, è già stato versato il 20% di ritenuta d’acconto: che fanno altri 12.000: 34.900. In percentuale sul lordo, fa 69,8%. Per mettere insieme 50.000 euro ho lavorato sabati, domeniche, alcune notti, ho fatto trasferte paurose.

Lo stato, per mantenere vizi e stravizi dei vari Trota, Batman, Formigoni e Minetti, se ne porta via più di due terzi. Per inciso: non potrò pagare, ovviamente. Sto ancora arrancando dietro imposte e contributi dell’anno scorso, poi ho una rata da 250 euro mensili con Equitalia; ed ho una rata da oltre 300 euro con una finanziaria, per un finanziamento chiesto ed ottenuto per pagare le tasse di 5 o 6 anni fa, non ricordo. Sono professionista (faccio il programmatore di computer): non posso fallire, non posso delocalizzare. L’unica cosa che potrei fare, e che probabilmente farò, sarà vendere l’appartamento di città dove vivono due figli venticinquenni e la ex moglie (io vivo in affitto), vendere la casetta di montagna ereditata da mio padre due anni fa, e sparire in uno di quei paesi dove si vive con pochissimo.

Severgnini, lei dice, ai bravi ragazzi volenterosi che vogliono emigrare, di non farlo, e, se lo fanno, di tornare presto; io dico loro: “Andate fino a che siete in tempo. Quando avrete 50 anni (io ne ho 55), vi morderete le mani per non averlo fatto. L’Italia è un paese perduto. Lasciate i Trota, i Batman, i Formigoni e le Minetti al loro destino, e costruitevi una vita dignitosa altrove. L’Italia è morta”.

Cordiali saluti,
Aldo Marchioni,
aldo@aldomarchioni.it