Portineria MilanoNazarbayev e la caccia alle donne dei dissidenti kazaki

Non solo Shalabayeva e Ablyazov

Colpire mogli e famigliari come «arma di ricatto» contro i dissidenti del Kazakistan. Da qualche anno, precisamente dagli scontri di Zhanaozen sul mar Caspio nel dicembre del 2011, sarebbe questo (secondo le voci indipendenti kazake) il mantra del padre-padrone Nursultan Nazarbayev. Perché non ci sono solo Alma Shalabayeva e sua figlia Alua tra le donne o i figli in questi anni colpiti da provvedimenti giudiziari da parte del governo di Astana. E, anche se ora il governo di Astana per bocca del suo primo ministro, intervistato sul Corriere della Sera, sembra aprire qualche spiraglio: «Dal punto di vista legale, la possibilità di un ritorno di Alma Shalabayeva e di sua figlia in Italia non si esclude. Per questo la signora deve rivolgersi agli organismi competenti kazaki con la richiesta di consentirle la libera circolazione anche all’estero, dietro cauzione. In questo caso alla Repubblica del Kazakistan occorreranno garanzie da Roma», la situazione ad Astana rimane compromessa.

Il caso della donna «deportata» dall’Italia malgrado le regole sull’immigrazione e sul diritto dei rifugiati (e relative polemiche Roma-Astana) fa il paio con molti altri casi di violazioni di diritti umani, repressione e provvedimenti giudiziari spiccati ad arte per colpire il dissenso politico. È una situazione che viene denunciata quotidianamente dalla Fondazione Open Dialogue e su cui nessun politico del nostro Paese sembra voler fare i conti, dal momento che da destra a sinistra, da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, tutti non si sono fatti scrupolo in questi anni a celebrare Nazarbayev. 

È il caso, per esempio, di Aliya Turusbekova, la moglie di Vladimir Kozlov, il presidente del Comitato di coordinamento della movimento di opposizione Alga! dal 2007. Il 23 gennaio 2012 Kozlov è stato arrestato con l’accusa di aver commesso un crimine «contro la pace e l’umanità». Fu uno dei protagonisti della proteste di Zhanaozen, quando i lavoratori del settore petrolifero scesero in piazza per protestare contro le condizioni di lavoro – ed è stato condannato a sette anni e mezzo di carcere e confisca dei beni. 

Nella vicenda giudiziaria è stata coinvolta anche la moglie Aliya Turusbekova, messa sotto processo proprio per Alga!. «Lei che si è interessata di politica solo dopo l’arresto del marito – ricorda Anna Koy, presidente della Fondazione Open Dialogue che discutendo con Linkiesta spiega una situazione sempre più compromessa a livello di democrazia e indipendenza di opinione nel paese. Del resto, basta prendersi le risoluzioni del parlamento europeo della primavera dello scorso anno per capire che la «democrazia» di Nazarbayev sta sempre più declinando verso una dittatura assoluta. 

Nel marzo del 2013 dopo essersi impegnata all’estero per far conoscere la vicenda Kozlov, la Turusbekova è stata persino colpita da minacce di stupro come raccontato dal giornale Respubblica online, ultima voce della stampa indipendente in Kazakistan. Insomma il clima è da piena dittatura, con lettere anonime recapitate ai giornali per raccontare casi di corruzione di dipendenti pubblici incaricati di aggredire proprio la moglie di Kozlov.

Il Kazakistan è 133esimo nella classifica di Transparency International sulla corruzione percepita, su 174 paesi censiti

Parte del rapporto di Freedom House sulla libertà di stampa nei paesi emergenti dell’Est (il Kazakistan in blu, Cina esclusa). Il Kazakistan ha un punteggio di “democraticità” di 6.57 contro un massimo di 1 e molto vicina al 7, il punteggio peggiore. Rispetto alla precedente rilevazione, è stato registato un calo in quella che Freedom House definisce società civile

Gran parte della dissidenza ruotava e ruota ancora desso intorno al movimento Alga!, una sorta di partito nato sulle ceneri di Scelta Democratica del Kazakistan, fondato nel 2001 da Ablyuazov, ma alla fine mai registrato e mai regolarizzato per cavilli burocratici. Non solo. I militanti di Alga!, che ancora adesso cercano di tirare le fila sono stati perseguitati o vengono tutt’ora attaccati dal governo.

Succede da almeno tre anni. Aliya Tezekpayeva e Fatima Kasenova  ad esempio, altre militanti, sono state arrestate, hanno denunciato «pressioni psicologiche contro di loro» e contro «i famigliari». E poi. L’11 ottobre 2010 a Shakhtinsk la macchina di Takhir, membro di “!Alga” partito è esplosa. Il 5 giugno 2012 Mukhamedzyanov è stato trovato morto in un appartamento: ufficialmente si sarebbe trattato di un attacco di cuore.

Il 17 agosto 2012, il figlio di Marat Zhanuzakov (un altro membro di “Alga!”), Baurzhan Zhanuzakov, è stato arrestato dalla polizia. Lo hanno accusato di aver saltato il servizio militare. «Tutte queste azioni sono probabilmente connesse con le attività di mio padre, a cui io partecipo» dichiarò all’epoca Baurzhan. Da notare che l’arresto è capitato proprio nel giorno in cui Marat Zhanuzakov è andato in tribunale per testimoniare proprio nel processo Kozlov.

Le poche voci che arrivano dal Kazakistan raccontano di un Nazarbayev sempre più preoccupato per il futuro del suo governo. In particolare per chi dovrà prima o poi succedergli. Arriverebbe anche da qui la spinta a perseguire il dissenso sia con casi come quello di Alma Shalabayeva, moglie di uno dei più ricchi dissidenti, cioè Ablyazov. Ma anche da nuove restrizioni in vista che il governo approverà per il codice penale.

Secondo la Fondazione Open Dialogue potrebbero essere eliminati numerosi diritti all’accusato, dall’annullamento delle indagini preliminari alla possibilità di perquisizioni in casa senza un mandato. Il motivo, secondo le autorità, sarebbe per velocizzare il processo, ma in realtà potrebbe essere una stretta contro i possibili dissidenti politici. Non solo. Si prevedono restrizioni per le manifestazioni e tutto quello che riguarda l’opposizione politica. 

Marco Perduca, radicale che visitò il Kazakistan l’anno scorso appena dopo gli scontri di Zhanaozen, ricorda come «la stampa indipendente non esiste più, dopo la chiusura del quotidiano Respubblica». E infatti della cosiddetta stampa indipendente che si oppone a Nazarbayev non c’è traccia.  Eppure all’Italia e a tanti altri Paesi in affari con il Kazakistan non sembra importare più di tanto. 

Twitter: @ARoldering

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