Se Ingroia torna in pista alla guida di un carrozzone

Enti inutili e nomi eccellenti

Rivoluzione Civile non ha funzionato. L’esperimento politico di Antonio Ingroia è durato giusto il tempo di una tornata elettorale. Avrebbe dovuto stravolgere la politica, invece si è dovuto accontentare di un risultato da prefisso telefonico. Niente Montecitorio, né tanto meno Palazzo Chigi. Allora cosa fare? Tornare a fare il magistrato nella giudicante senza riflettori addosso? Macché, l’ex pm di Palermo fa una scelta di vita, «la decisione più sofferta dei miei 54 anni» perché adesso la sfida è un’altra: «portare in politica la grande passione per la giustizia, la verità e la Carta, visto che stiamo attraverso una vera e propria emergenza». Ma per tornare alla ribalta è necessario un “incarico”, o come si dice nei palazzi, “una poltrona” che assicuri visibilità. Per settimane, dopo aver rifiutato il trasferimento disposto dal Csm in Valle d’Aosta, si vocifera che possa diventare commissario della provincia di Palermo, «ma ha un profilo troppo politico per ricoprire quell’incarico», lamenta il governatore siciliano Rosario Crocetta. E allora lo stesso Crocetta lo premia piazzandolo come commissario di “Sicilia e-Servizi”, società pubblica per l’informatizzazione regionale commissariata perché «c’è una truffa di 200 milioni di euro», milioni e milioni di fondi pubblici ed europei incassati a «babbo morto» senza finalizzare progetti per cui erano stati stanziati, dirigenti strapagati muniti di clausole anti licenziamento milionarie e via elencando (lo scandalo di Sicilia e-Servizi lo raccontiamo nel pezzo a fianco). Se davvero Ingroia vuole contribuire a risanare la politica e le sue propaggini malate, assuma l’incarico per un giorno solo, il tempo sufficiente a chiudere questo ente inutile, famoso per gli sprechi e le sue politiche affaristiche. E poi si dimetta. Faccia il commissario liquidatore più che il commissario straordinario… 

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