Se sei amico di un banchiere trovi un tesoro

C’è chi non sente il credit crunch

La loro banca è differente. Sono i “grandi prenditori”, società too big to fail, troppo grandi per fallire. Per loro gli istituti di credito non solo aprono il portafoglio, ma soprattutto lo fanno a tassi agevolati. Fondiaria Sai, Risanamento, Carlo Tassara, Rcs sono soltanto alcuni esempi lampanti di come – pur di non iscrivere a bilancio una posta nel novero dei crediti deteriorati – le banche continuano a tenere in vita degli zombie. Non importa quanta cassa distruggeranno ancora. Certo, si obietterà, non si può generalizzare: il tasso è la risultante di un’insieme di fattori tecnici che hanno un peso diverso a seconda della leva, delle garanzie, del settore in cui opera, della storia di un’impresa. Ad esempio, il costo medio del debito bancario della Caltagirone Spa, holding a cui fanno capo le numerose società dell’immobiliarista romano, è “solo” del 2,7 per cento. Essere vicepresidente di Generali e azionista forte di Unicredit (con il figlio Alessandro che siede nel consiglio di amministrazione) aiuta tanto quanto avere numerose proprietà da offrire come garanzia.

È tuttavia innegabile – e l’ultimo Montly Outlook dell’Abi lo dimostra – che la stretta al credito non si attenua. A maggio i prestiti a famiglie e imprese siano diminuiti del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2012, nonostante un’impercettibile flessione dei tassi medi, pari al 3,75% (-28 punti base rispetto a maggio 2012) e al 3,55% (dal 3,60%) per i finanziamenti alle imprese. Il tasso d’interesse si compone di due elementi: il tasso interbancario (Euribor, Eurirs, Bce) e uno spread che varia a seconda delle condizioni di salute dell’impresa. Chiaramente non è determinabile la parte iniziale del tasso, ovvero l’Euribor che se dovesse schizzare all’insù cambierebbe radicalmente le condizioni dei finanziamenti. Tuttavia, a giudicare dalle ultime mosse della banca centrale europea, gli amici degli amici possono ancora dormire sonni traquilli. Generalizzando molto, lo spread rappresenta invece il guadagno delle banche al netto del costo della raccolta, e non è mai inferiore al 3%, ovvero a 300 punti base. Tranne qualche grossa eccezione. 

Prendiamo Fondiaria Sai. Spulciando i conti al primo trimestre dell’anno, si scopre che i prestiti subordinati pari a un miliardo di euro concessi negli anni passati da Mediobanca all’ex società di Don Salvatore – allo scopo di aumentarne il margine di solvibilità – sono parametrati all’Euribor a 6 mesi più uno spread tra 180 e un massimo di 450 punti base, che significa dall’1,8 al 4,5 per cento. Considerando la discesa dell’Euribor – nel 2009 l’Euribor medio a tre mesi era pari allo 0,8% – il tasso finale si assesta dunque tra un minimo del 2,1 e un massimo del 4,8 per cento. Un regalo non da poco, considerando che Standard & Poor’s ha assegnato un rating BB alla società, che implica un tasso almeno del 6 per cento, in condizioni normali. Tanto per dare un termine di paragone, il tasso applicato dalle banche convenzionate con FidiPiemonte a luglio 2013, per un mutuo chirografario, oscilla tra il 3 e il 6%, a fronte di una garanzia per un massimo di 900mila euro o il 50% dell’importo totale richiesto alle banche. 

Romain Zaleski, finanziere franco-polacco, l’anno scorso è riuscito a strappare, per uno scoperto di conto di 11 milioni, un tasso pari all’Euribor giornaliero più uno spread dello 0,7 per cento. Ergo poco più dell’1% complessivo, nonostante la sua Camuna di partecipazioni abbia chiuso in passivo. Proprio Zaleski ha recentemente chiesto e probabilmente otterrà uno sconto di due anni sul piano di rientro dei 2,2 miliardi di debiti di un’altra holding, la Carlo Tassara, che detiene partecipazioni di minoranza in Intesa, Ubi, A2a, Mps, Generali, Mediobanca, e Mittel. I medesimi istituti – in primis Ca de’ Sass con 1,4 miliardi – che hanno foraggiato Zaleski in passato e che entreranno con ogni probabilità al 20% della società sottoscrivendo strumenti ibridi di prossima emissione. È ancora presto tuttavia per capire quale tasso applicheranno questa volta.

La medesima incognita che pesa su Risanamento e i suoi 3,6 miliardi di debiti. Nel prospetto relativo all’aumento di capitale 2011 si legge che sui debiti bancari correnti e non correnti, che al 30 settembre 2010 ammontavano a 2,3 miliardi, «Gli spread di riferimento, da applicarsi ai precitati Euribor, sono da ricomprendersi in un intervallo tra 70 punti base percentuali e 315 punti base». Attualmente tra 1% e 3,3% circa. Tra l’altro, come recita la nota di bilancio 2012, «Le fidejussioni prestate da terzi nell’interesse di Risanamento S.p.A. ammontano invece a euro 98.879 mila (di cui 75.271 prestate da parti correlate)», cioè da parte di Intesa, Unicredit e Mps, le banche azioniste. Giova ricordare che l’1% è il tasso con cui gli istituti italiani hanno preso a prestito – e non ancora completamente restituiti – dalla Bce con le due aste Ltro. I dati Bankitalia di maggio evidenziano che i prestiti alle banche per fini di politica monetaria sono scesi a 259,17 miliardi rispetto ai 265,72 di fine aprile.

C’è infine la ricapitalizzazione del gruppo Rcs, l’editore del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, che sta giungendo in questi giorni alle battute finali. Il prospetto informativo dell’operazione straordinaria recita: «Il costo sintetico del Finanziamento (da 600 milioni, ndr), in virtù dell’Accordo Modificativo, è stato ridotto da circa 600 bps a circa 470 bps». Dunque intorno al 5 per cento. I covenant sulle linee di credito concessi dalle banche prevedono che l’indebitamento non sia superiore alle tre volte e mezza il margine lordo. Gli analisti di borsa considerano che il massimo livello d’indebitamento sopportabile sia il quadruplo del margine lordo di un’azienda, ma in realtà molto dipende dalla sua capacità di generare cassa. Negli ultimi tre esercizi la cassa di Rcs è stata negativa per 2,5 milioni nel 2010, positiva per 14,6 milioni nel 2011 e per 7,5 milioni nel 2012, per poi tornare negativa per 4,5 milioni al 31 marzo scorso. Il rapporto tra indebitamento ed ebitda, sempre nell’ultimo triennio, si è invece assestato a 4,5 volte nel 2010, 6,5 nel 2011 e addirittura 650 volte nel 2012. Se fosse stata una piccola impresa avrebbe portato i libri in tribunale.

Twitter: @antoniovanuzzo

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