“Sospendono i lavori in Aula? Allora lascio i saggi”

Lascia Lorenza Carlassare

La professoressa Carlassare si è dimessa dalla commissione dei 35 saggi incaricati dal governo Letta di elaborare proposte in materia di riforme costituzionali. Il ministro per le riforme, Gaetano Quagliariello, si è anche rammaricato, ma le dimissioni della professoressa dalla commissione, nominati a inizio giugno da Letta per affiancare il processo parlamentare di riforme istituzionali, erano nell’aria.

In un’intervista a Radio Radicale,già il 5 giugno la stessa Carlassare, Docente emerito di Diritto costituzionale all’Università di Padova, non aveva esitato ad esprimere il convincimento secondo cui le riforme in Italia «mirano a delegittimare la costituzione e dare un po’ di sostanza a quella vena di autoritarismo che ci portiamo dietro da sempre». Parole pesanti, alle quali aveva affidato tutti i dubbi sulla propria partecipazione. Incertezze che poggiavano su solide convinzioni giuridiche e su una precisa visione del percorso di riforma istituzionale, che evidentemente non riteneva conciliabile con i propositi e le direttive dei partiti. Perplessità che avevano indotto la costituzionalista di Padova a minacciare le dimissioni dopo solo due giorni dalla nomina.

«Il presidenzialismo all’americana non lo vogliono perché lì i poteri del presidente sono davvero limitati dal Parlamento e dal potere giurisdizionale, e allora c’è l’idea del semi-presidenzialismo che vedono come un filone che può potare la concentrazione dei poteri in una persona sola, questa è l’aspirazione» aveva sottolineato ai microfoni di Radio radicale. «A questa aspirazione autoritaria io non ci sto e quindi la mia idea sarebbe di portare la mia voce dissidente, ma forse ho sbagliato ad accettare perché questa voce dissidente non avrà alcuno spazio».

E così, i propositi, paventati il mese scorso, oggi si sono trasformati in un atto formale di dimissioni. La Professoressa ha lasciato la commissione dei saggi, in aperta polemica con le recenti vicende parlamentari, che, in seguito alla sospensione di mercoledì scorso dei lavori parlamentari del Senato chieste dal Pdl cui ha dato il via libera anche il Pd, ha ritenuto non oltremodo conciliabili con le proprie posizioni.

«Le ragioni non riguardano i nostri lavori chiosa la Professoressa in una nota inviata al ministro Quagliariello – Le ragioni sono altre, per me insormontabili. Forte era la mia riluttanza ad entrare in una Commissione “governativa”, data l’opinione negativa che ho di questo Governo non per le persone che lo compongono o il suo Presidente che stimo e rispetto, ma per l’innaturale maggioranza che lo sostiene. La maggioranza, con il comportamento di mercoledì 11 luglio, ha mostrato in pieno la sua assoluta estraneità ai valori dello Stato di diritto, il disprezzo per il costituzionalismo liberale e i suoi più elementari principi».

In un’intervista rilasciata a il manifesto, in edicola venerdì 12 luglio, Carlassare mantiene alto il livello della polemica e getta benzina sul fuoco: «Non posso certamente continuare a far parte della Commissione di un governo sostenuto da una maggioranza che decide di fermare i lavori del Parlamento perché la data di una sentenza non consente a un imputato eccellente di fruire della prescrizione». Agli occhi della costituzionalista, infatti, la decisione di bloccare le istituzioni ha rappresentato un’evidente pressione indebita sulla corte di Cassazione.

Ancor prima della nomina e dell’avvio dei lavori della Commissione, la studiosa padovana aveva già espresso numerose perplessità sul metodo e sul contenuto del processo di riforma istituzionale. Si disse contraria a «cambi alla forma di governo, perché non si possono scaricare sulla Costituzione le incapacità della classe politica, i partiti hanno perso la bussola e hanno dimenticato tutto quello che c’è nella Costituzione e che in qualche modo già segnava un programma. Io vorrei che la attuassero».

Twitter: @enricoferrara1