Authority “indipendente”, ma c’è un berlusconiano doc

Nasce l’Autorità dei Trasporti

«Non è in discussione la competenza dei tre componenti della nuova Autorità dei Trasporti. A sollevare qualche dubbio, semmai, è l’indipendenza di alcuni di loro». La deputata del movimento Cinque Stelle Mirella Liuzzi spiega il motivo dell’ultimo fronte di scontro tra i grillini e la maggioranza. Nel pomeriggio di ieri le commissioni Lavori Pubblici del Senato e Trasporti della Camera hanno espresso parere favorevole ai tre esperti indicati dal governo per la nascente Authority. A far parte dell’organismo istituito nella scorsa legislatura saranno Andrea Camanzi (come presidente) e i componenti Barbara Marinali e Mario Valducci.

Sono proprio le personalità selezionate dall’esecutivo a dar vita alla polemica. Cinque Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà criticano la scelta del governo e del ministro Maurizio Lupi. Al centro dello scontro finisce soprattutto Mario Valducci. Già tra i fondatori di Forza Italia, sottosegretario allo Sviluppo economico, parlamentare per cinque legislature, dirigente del Popolo della Libertà e presidente uscente della commissione Trasporti di Montecitorio. Una personalità di indubbia competenza, insomma. Ma, a detta delle opposizioni, chiaro esempio di lottizzazione politica. E mentre Sel lamenta la “pratica spartitoria” messa in atto dalla maggioranza, il M5S accusa: «Il ministro Lupi aveva promesso “terzietà” e “indipendenza” nei nomi dell’Authority. Come può essere considerato indipendente Valducci quando è un fondatore di Forza Italia-Pdl ed ha ricoperto la carica di presidente della commissione Trasporti nella passata legislatura?».

I tre nominativi erano stati trasmessi dal governo il 19 luglio scorso. Dopo alcuni incontri con il ministro Lupi e un’audizione con i diretti interessati, ieri i parlamentari hanno dato il via libera all’insediamento dei componenti dell’Autorità. Un atto non solo formale. Senza il parere favorevole di due terzi dei componenti delle commissioni le nomine sarebbero saltate. A Montecitorio il presidente Camanzi, attualmente consigliere dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, ha ottenuto l’ok di 33 deputati su 45. Un voto in più per Mario Valducci. Quasi 40 preferenze per la dottoressa Barbara Marinali, una lunga esperienza nell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, già direttore della segreteria del Cipe e reggente del dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

Al netto delle critiche di M5S e Sel, alla Camera c’è grande entusiasmo. Per il Pd Michele Meta, presidente della commissione Trasporti, l’insediamento dell’Authority rappresenta «una novità importante per un comparto strategico per la crescita economica e sociale del Paese. I compiti di controllo e regolamentazione del nuovo soggetto garantiranno una migliore difesa dei diritti dell’utenza delle varie modalità di trasporto, che è rappresentata da diverse decine di milioni di cittadini utenti. Ce n’era davvero bisogno».

Un progetto rigorosamente bipartisan che incontra il favore di molti. Meno la selezione dei suoi componenti. Figure che «devono rispondere a precisi criteri di imparzialità e neutralità» ricordava ieri in commissione Trasporti la relatrice Lorenza Bonaccorsi. «Per me abbiamo trovato un ottimo equilibrio. È importante che adesso l’Autorità inizi a lavorare in tempi brevi» racconta un deputato Pd che ha votato con convinzione le tre nomine. Non tutti sono d’accordo. Il capogruppo di Sel in commissione Stefano Quaranta spiega con una nota la sua contrarietà. «Abbiamo votato contro le proposte del governo perché avevamo richiesto autonomia, competenza e indipendenza. Il governo non ci ha ascoltato e ha scelto figure di chiara nomina politica come quella dell’onorevole Valducci. Passare senza soluzione di continuità dal Parlamento all’Autorità dei trasporti non ci pare francamente opportuno». A giovarne, spiega ironico il deputato di Sel, saranno almeno le larghe intese. «La strana maggioranza che sostiene il governo Letta è in disaccordo su tutto, meno che sulle nomine».

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