Cina, cinque cose da sapere sul processo a Bo Xilai

Dietro il processo una guerra politica

PECHINO – Il processo a Bo Xilai – all’interno dello scandalo più clamoroso degli ultimi trent’anni di storia cinese – si è concluso. La sentenza è attesa per i primi giorni di settembre; l’accusa ha chiesto una pena esemplare, mentre nel corso del processo l’ex leader del Partito di Chongqing si è difeso da par suo. In particolare, il processo è stato salutato dai media cinesi e internazionali come un esempio di trasparenza. È davvero così? Di seguito alcuni punti sull’importanza del processo, alcune cose che, al contrario di quanto scritto e detto, non sono ancora assolutamente chiare e alcune omissioni clamorose al «processo del secolo» in Cina.

1) Perché era importante il processo a Bo Xilai

Perché Bo Xilai, figlio di Bo Yibo, uno degli Otto Immortali, era un leader in ascesa, capace di raccogliere attorno a sé una corrente interna del Partito. Questa «fazione» ha consentito di comprendere come la consueta divisione attraverso la quale veniva letto il Partito comunista cinese, conservatori contro riformisti, principini contro Lega dei Giovani comunisti, non fosse più in grado di garantire una reale comprensione delle dinamiche interne del Partito. Bo Xilai infatti aveva saputo creare una sorta di fazione «neomaoista» capace di recuperare il carattere nazionalista del comunismo del Grande timoniere (insieme alla retorica più propagandistica), insieme alla rilevanza e alla centralità dello stato nell’economia, proprio mentre la Cina è in procinto di attuare una ristrutturazione di stampo liberista della propria economia.

Chongqing durante il periodo di dominio di Bo Xilai era cresciuta anche del 16 percento, dando vita a programmi sociali molto vicini al «popolo». Anche a questo si doveva e si deve tutt’ora la grande popolarità di Bo Xilai. Inoltre la sua caduta ha dato vita a una guerra di tutti contro tutti nel Partito, che ha complicato e non poco la lettura dei fatti cinesi: in particolare si è scorto come i legami solidaristici e familiari trascendono le consuete alleanze con cui si è sempre interpretata la vita politica del più grande Partito comunista del mondo.

La caduta di Bo Xilai è stata una decisione politica, in particolare di Hu Jintao e Wen Jiabao, ex Presidente e premier del Paese, con l’avvallo del neo boss nazionale Xi Jinping, di fronte all’emergere della figura di Bo Xilai e della sua fazione. Il giallo legato a omicidi, fughe e storie rosa, sono tutti corollari di una decisione che fu principalmente politica.

2) Perché il processo non è stato davvero trasparente

Nell’anno e mezzo che ha preceduto il procedimento contro Bo Xilai, abbiamo assistito a una sorta di messa in scena da parte degli organi di propaganda del Partito. Un numero spropositato di rumors, voci, documenti riservati diventati pubblici, sono stati dati in pasto ai media internazionali, che fin da subito (soprattutto quelli inglesi e americani con l’Italia sempre in coda) hanno scorto nella vicenda Bo Xilai un evento storico. Via via è parso assistere al disegno di una trama ben congegnata: la moglie di Bo Xilai uccide un uomo britannico con cui la famiglia Bo condivideva loschi segreti finanziari ed economici, legati a tangenti e corruzione. Wang Lijun, il superpoliziotto ex braccio destro di Bo, scopre l’omicidio e minacciato da Bo Xilai fugge al consolato americano di Chengdu. Una vicenda di corruzione e cronaca nera, che nasconde un caso politico. E il processo ha confermato tutte queste voci, in modo decisamente sospetto: Bo Xilai si è difeso, ma ha di fatto confermato la versione noir e familiare che le autorità cinesi sembrano aver confezionato per il grande pubblico, nazionale e internazionale.

3) Cosa non è emerso al processo: se è un caso di nera, mancano il movente e le prove 

Il processo a Bo Xilai poteva essere un evento nel quale fare emergere in modo chiaro la vicenda all’origine apparente di tutto lo scandalo, ovvero l’assassinio di Neil Heywood, uomo d’affari britannico trovato morto nel novembre 2011 in un albergo di Chongqing. Le cause delle morte, nell’immediatezza dei fatti, vennero attribuite a un attacco cardiaco (condito da parecchio alcool). Poco dopo, quando emerse, via via, la responsabilità di Gu Kailai e i legami di Heywood con la famiglia di Bo Xilai, si parlò di avvelenamento per cianuro.

Il fatto è che il corpo è stato cremato e sarebbe stato Wang Lijun a prelevare del sangue dal cadavere. Secondo alcune voci però nel sangue del britannico non sarebbe stato trovato il cianuro. Una delle dottoresse forensi che si era occupata del caso, poco prima del processo a Bo Xilai aveva dato le dimissioni, dicendosi «disgustata» da come aveva agito l’accusa. Il processo a Gu Kailai, condannata all’ergastolo, si era svolto in una giornata, a porte praticamente chiuse e non aveva chiarito niente.

Durante il procedimento a Bo Xilai non si è saputo niente di più di quanto già non fosse stato messo in giro dalla sotterranea propaganda: Gu avrebbe ucciso Heywood in seguito a minacce al figlio. Movente bislacco, se si pensa che in quel momento il marito di Bo stava per diventare uno degli uomini più potenti della Cina. Sarebbe stato in grado da lì a poco di «sistemare» quel britannico fastidioso, in modi molto meno incruenti. Niente movente, niente prove. E c’è perfino chi sostiene che Heywood non sarebbe neanche morto in quell’albergo: voci ancora più distanti dal processo, ma che rendono l’idea di come la verità sia forse molto distante dall’aula di Jinan.

4) Cosa non è emerso al processo: la politica

Bo Xilai è stato eliminato politicamente perché la sua fazione si contrapponeva a quella di Hu Jintao e Wen Jiabao, supportata da Xi: si tratta di uno scontro tra un leader che richiedeva autonomia e indipendenza, contro chi riteneva che la leadership del Partito dovesse invece essere collettiva. E si è trattato di uno scontro che ha utilizzato la paura di un ritorno alla Rivoluzione Culturale, visti i metodi di Bo, ma che affonda in una lotta sul destino economico e politico del Partito.

Già in precedenza del resto, Bo Xilai era stato mandato a Chongqing quando tutti si aspettavano un suo arrivo a qualche posizione di rilievo a Pechino. Non si è trattato dunque di un evento a sorpresa, perché tra Bo Xilai e il potere centrale di Pechino da tempo la relazione era ai minimi storici. Poche visite ufficiali a Chongqing e tante commesse di aziende straniere che Bo Xilai aveva strappato alla capitale (basti pensare a tutto il centro di ricerca e di produzione della Hewlett Packard) avevano dato l’idea di come i rapporti tra l’astro nascente della politica cinese e il centro del potere fossero tutt’altro che cordiali. Di tutto questo al processo non è emerso alcun segnale.

5) Bo Xilai si è difeso: davvero?

Contrariamente a quanto si sospettava, Bo Xilai durante il processo si è difeso, dimostrando di possedere tutto quel carisma che lo ha fatto diventare in tutto il mondo, non solo in Cina. Ha rigettato le accuse di corruzione, di appropriazione indebita (ammettendo solo alcune minime accuse) e rifiutando l’idea di aver ostacolato le indagini contro la moglie. Una difesa energica, come è stata definita, ma su fatti secondari.

Bo Xilai non ha nominato nessun politico, non ha mai fatto riferimento a guerre interne al PCC, non ha minimamente fatto menzione del fatto di essere stato eliminato per motivi squisitamente politici. Si è parlato molto di «accordi» che hanno preceduto il processo e probabilmente anche la difesa di Bo Xilai è stata concordata. In questo modo Bo Xilai ha potuto confermare il proprio carattere, il Partito è stato salvato da accuse dirette e ha potuto millantare la trasparenza del processo, con tanto di diretta della Corte su Weibo (anche se pare che alcuni brani delle testimonianze di Bo siano stati tagliati).

 Twitter: @simopieranni

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