I “cacciatori di plagi” che scuotono il potere tedesco

Accademia e politica

Sembrava impossibile ma sta succedendo ancora. Ormai a un mese dalle elezioni, il presidente del Parlamento tedesco Norbert Lammert, uomo forte della Cdu di Merkel, si trova coinvolto in uno scandalo che riguarda la sua tesi dottorale. In seguito alla denuncia di un blogger anonimo che ha documentato con tanto di dettagli presunti plagi e irregolarità sulle fonti della sua dissertazione, il presidente stesso ha chiesto all’Università di Bochum di verificare il caso.

La vicenda ha fino ad ora seguito lo stesso copione già visto in diversi casi precedenti: altri due ministri del Governo di Merkel si sono dovuti dimettere dall’inizio della legislatura per problemi analoghi.

Lammert ha già commentato le accuse in dichiarazioni al quotidiano conservatore Die Welt: «Ho scritto il mio lavoro di dottorato con la miglior coscienza e conoscenza», e ha aggiunto di essere tutt’ora, «convinto della sua qualità scientifica». La denuncia è stata redatta sotto lo pseudonimo di Robert Schmidt e che si può consultare online su lammertplag.wordpress.com. L’autore offre una guida alla consultazione dei documenti: «Nelle 42 pagine contrassegnate con il colore rosso, si possono trovare passaggi tratti da 21 diverse fonti per le quali ho riscontrato irregolarità. In questi casi si tratta soprattutto, ma non solo, di plagi». Secondo quanto spiega nella pubblicazione online, lo scopo della denuncia è quello di informare tanto l’Università di Bochum come l’opinione pubblica.

Lammert presentò la sua tesi sul tema «Strutture di organizzazione locali per la formazione della volontà interna ai partiti – Studio di una sezione locale della Cdu nella Rührgebiet», nel 1974, ricevette il titolo di “Dottore” nel 1975 e il suo lavoro fu pubblicato l’anno successivo.

Nel mese di febbraio 2013 la ministra della Cultura Annette Schavan, fedelissima della cancelliera all’interno della Cdu, è stata costretta alle dimissioni. Dopo una denuncia analoga si è vista obbligata ad abbandonare il suo incarico in seguito alla decisione dell’Università di Düsseldorf di revocarle il titolo per una tesi discussa nel 1980 quando aveva 24 anni. Il suo caso non era il primo. Due anni fa il brillante ministro della Difesa Karl Theodor zu Guttenberg è stato costretto a dimettersi dopo aver perso il titolo di dottore in un caso simile. Per quanto riguarda zu Guttenberg, che era all’epoca l’astro nascente dei cristiano sociali (Csu) della Baviera, l’accusa si era formata in base ai contributi anonimi di «cacciatori di plagi» su una pagina web aperta ai contributi esterni.

Quelli che il gergo giornalistico tedesco ha definito come «cacciatori di plagio» si difendono. Innanzitutto a livello lessicale: loro non vanno a caccia, piuttosto «documentano». Nel 2011 si erano organizzati attorno a GuttenPlag, una piattaforma che funzionava in base al sistema wiki. Con questa strategia riuscirono a passare al setaccio una tesi evidentemente non conforme agli standard richiesti. In poco tempo, gli anonimi ricercatori avevano scoperto che la tesi del ministro della Difesa conteneva plagi nel 94% delle pagine.

Il professore dell’Università Humboldt, Gerhard Dannemann, uno dei pochi volti noti dietro alla piattaforma VroniPlag (nata dopo GuttPlag) ha ricordato il caso in tempi più recenti in un’intervista con media tedeschi: «Era incredibile, era praticamente tutto copiato tranne qualche frase che compariva tra due frasi e che rispondeva senza dubbio al modo di scrivere e anche di parlare di zu Guttenberg». La maggior parte dei cacciatori di plagi si nascondono dietro pseudonimi, lavorano nel tempo libero e si impegnano, a detta loro, a combattere la scienza vista come spettacolo e intrattenimento, in nome di una ricerca vista come compromesso con la verità. Sanno che dall’estero è molto difficile comprendere il fenomeno.

Per capire l’accanimento su questo tema è necessario ricordare che la Germania è il paese dei “doktoren” cioè delle persone che sui loro biglietti da visita specificano l’abbreviazione “Dr.”. Ogni anno 25.000 tedeschi ricevono questo titolo. Dei 30 presidenti delle maggiori aziende tedesche quotate in borsa, 18 sono dottori. Anche Angela Merkel lo è così come il suo vicecancelliere Philipp Rösler e buona parte dei ministri del Governo. Il titolo di Dr. o di Prof. si considera, più che un segno di vanità, una legittimazione per un percorso facilitato verso i vertici politici ed economici del paese. Per molti sono la prova del trionfo della borghesia tedesca sulle elités aristocratiche e clericali, e offrono l’esempio di come questa classe sociale riuscì ad imporsi durante il XX secolo sulla vecchia nobiltà con titoli propri.

Però è proprio per questa ragione che i titoli accademici sembrano avere acquisito un significato che si allontana dalla scienza. I cacciatori di plagi dicono di voler «aumentare la coscienza degli studenti nell’importanza di ciò che fanno», in modo che essi si chiedano veramente a cosa serve un dottorato e perché si decide di farlo. Alcuni di loro sono arrivati a proporre di eliminare i titoli accademici dalle carte di identità, affinché le generazioni successive perdano l’infatuazione per i titoli universitari.

@NenaDarling