Italia 2013, ci sono due milioni di bambini poveri

Meno fondi e poca capacità di spesa

Quasi un bambino italiano su cinque vive in condizioni di povertà. Un’emergenza, conseguenza drammatica della crisi economica degli ultimi anni. A lanciare l’allarme sono alcuni deputati del Partito democratico che, pochi giorni fa, hanno presentato una risoluzione in commissione Affari sociali della Camera dei deputati. Un atto parlamentare per chiedere l’intervento del governo Letta su uno degli aspetti meno conosciuti e più preoccupanti dell’Italia del 2013.

Le cifre presentate a Montecitorio sono sorprendenti. «Come evidenziano gli ultimi dati Istat – si legge nel documento presentato dalla dem Chiara Scuvera – in Italia 1.822.000 tra bambini e adolescenti (pari al 17,6 per cento) vivono in condizioni di povertà». A segnalare la preoccupante realtà spesso sono gli enti locali, i più vicini ai cittadini. E così si scopre che sempre più di frequente le amministrazioni territoriali denunciano «il crescente numero di bambini e bambine che arrivano a scuola la mattina senza aver consumato un pasto adeguato la sera precedente».

Una fascia di popolazione niente affatto marginale. Oggi in Italia ben 723mila minorenni – il 7 per cento del totale – vivono in condizioni di povertà assoluta. Nel Mezzogiorno la percentuale sale fino al 10,9 per cento, come denunciato lo scorso giugno dal garante per l’Infanzia Vincenzo Spadafora proprio in Parlamento, in occasione della presentazione della relazione annuale dell’autorità. «Una grave deprivazione materiale – spiegano ora i dati della risoluzione – che riguarda, al Sud, il 70 per cento di coloro che vivono in nuclei familiari con 3 o più minorenni». 

Al dramma se ne aggiunge un altro. Le conseguenze dell’emergenza infantile sono diverse. Anzitutto «la povertà infantile è acuita dalla diminuzione nell’accesso alle cure mediche e alla prevenzione sanitaria che sono drasticamente crollate di fronte ad una mancanza di mezzi economici delle famiglie». Intanto «oltre ai rischi per la salute fisica connessi alla malnutrizione e denutrizione» si accompagnano «anche problematiche correlate all’abbandono scolastico e a diverse forme di dipendenze e devianza sociale».

Eppure il nostro Paese non sembra ancora essersene accorto. Un recente studio dell’Unicef sulle condizioni di vita dei bambini nei 29 paesi dalle economie più avanzate ha fotografato una realtà preoccupante. L’Italia è spesso in fondo alle classifiche. Al venticinquesimo posto per l’istruzione, al ventiquattresimo per risultati scolastici conseguiti e al ventiduesimo per la partecipazione a forme di istruzione superiore. Siamo il secondo paese – tra i 29 censiti – per numero di bambini e adolescenti che non studiano e non lavorano, i neet.

È il risultato di «politiche socio-educative carenti e frammentarie, ben lontane da quelle degli altri Paesi europei». Un esempio su tutti: come denunciano i parlamentari del Pd, a fronte dell’aggravarsi della crisi economica, in Italia si è assistito a una riduzione dei fondi pubblici per famiglie, infanzia e maternità. «Il Fondo nazionale delle politiche sociali – si legge nella risoluzione – è passato da un miliardo di euro nel 2007 a 45 milioni nel 2013». Non solo. «Sono stati pesantemente ridotti i fondi per i servizi educativi e scolastici e depauperati i bilanci degli enti locali, rendendo insostenibili molte reti di welfare inclusivo».

Tutto questo, nonostante la commissione europea abbia inserito da tempo tra gli obiettivi prioritari dei governi degli stati membri la prevenzione e la lotta alla povertà minorile. Non solo un invito: «La Commissione – spiegano i parlamentari – sprona gli Stati a fare uso di alcuni strumenti in favore dei minori svantaggiati che già esistono, come il Fondo di aiuti europei agli indigenti, il programma di distribuzione di frutta e latte nelle scuole, attivo dal 2009, il Fondo sociale europeo e il Fondo per lo sviluppo regionale».

La risposta del governo italiano deve partire proprio da qui. Ad esempio «sfruttando a pieno gli strumenti finanziari che l’Unione europea mette a disposizione». I parlamentari democrat avanzano altre proposte. Il corretto rifinanziamento della legge 285 del 1997: “Disposizioni per la promozione dei diritti e le pari opportunità dell’infanzia e dell’adolescenza”. Oppure l’approvazione dei previsti decreti legislativi per attuare la legge dello scorso dicembre: “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali”. Soprattutto, diventa importante l’istituzione di un apposito Fondo nazionale cui possano accedere gli enti locali, per garantire alcuni fondamentali diritti di cittadinanza: «il diritto all’istruzione, alla fruizione delle mense e del trasporto scolastico». 

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