La notte delle stelle, ogni scia un sogno

Link Young

Cade il dieci di agosto, ogni anno, la notte di san Lorenzo. E già che cade lei, quella notte cadono anche le stelle. Non tutte, certo, ma tante. Che poi non sono mica stelle, le stelle cadenti, bensì delle meteore, dei sassi spaziali, residuo della scia di una cometa, che entrano a velocità elevatissima nell’atmosfera terrestre, incendiandosi al contatto. Però chiamarle stelle cadenti è più bello: che ci importa della spiegazione scientifica? Chi mai se ne starebbe con il naso all’insù a cercare di acchiappare con lo sguardo un meteoroide? E chi esprimerebbe mai un desiderio? Con le stelle, invece, è tutto diverso, quindi spegni la luce e buona caccia!

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il racconto

LA NOTTE SUPERSTAR

Il giovane Vincent in cuor suo lo sapeva, che presto o tardi sarebbe diventato una superstar. Capita a ognuno di noi, soprattutto nella fase rem delle notti stellate, di sognarci all’apice della celebrità, che quando si sogna è bene farlo in grande, altrimenti cosa sogniamo a fare?
Un pensiero di questo tipo accompagnava Vincent nelle ore più piccole e agitate e, già che c’era, pure in quelle del giorno, che anche il pensiero, come il sogno, più è grandioso, meglio è, altrimenti cosa pensiamo a fare?
Il problema, però, si presentò subito con il ghigno beffardo di chi si mette d’impegno a incrinare i tuoi sogni e i tuoi pensieri: con tutte le stelle su in cielo, come capire quale di esse segnerà il tuo destino? Perché un conto è voler diventare superstar, altro è mettersi d’impegno e provarci.
Ma non era il tipo da fermarsi al primo inciampo, il giovane Vincent, che quindi si attrezzò di tutto punto per diventare qualcuno, che è sempre meglio di diventare qualcun altro, non credi? Afferrò un pallone di cuoio, che tutti i ragazzi ne anno uno da prendere a pedate, poi si allacciò con cura gli scarpini con i tacchetti sotto la suola e uscì in strada, chiamando quattro amici a raccolta. Una superstar che si rispetti ha sempre bisogno di qualche altra stellina a far da costellazione, lo sapevano persino Tolomeo, Galileo e chissà quante altre persone con il nome che finisca per eo.
Era olandese, Vincenzino, della stessa terra che tra un tulipano e l’altro avrebbe fatto sbocciare un Cruijff e un van Basten: la scelta del pallone parve a tutti la migliore. Si guardò un po’ intorno alla ricerca di un prato dove esibirsi in colpi di tacco e rovesciate, ma alla fine optò per un campo di girasoli, che parevano mille tifosi con tutti gli occhi spalancati per lui. Quando ogni cosa fu pronta per il fischio d’inizio, ecco che:
«Il pallone è mio e lo tiro io!», esclamò il campione, con tono a dir poco deciso e risoluto. Prese una buona rincorsa e colpì la povera palla così di punta che, per non esplodere, se ne volò in cielo ben oltre l’ultimo girasole, oltre la periferia della città, e cadde chissà dove – se cadde – oppure è ancora lì a orbitare, che è una cosa abbastanza astronomica pure quella.
La partita finì sul cominciare e la carriera sportiva pure. Era probabilmente il caso di diventare superstar in qualche altro campo, per quanto i girasoli fossero belli davvero. La musica, per esempio, dove non ci sono palloni da prendere a pedate e avversari da scartare. Il giovane Vincent capì che il rock and roll era il suo destino e sarebbe finalmente diventato superstar con la chitarra tra i polpastrelli.
Tra il dire e il fare, però, c’è sempre di mezzo qualche mare e subito ci fu da scegliere se essere più rock o più roll, che pare cosa da nulla, ma non lo è. Tra un mi bemolle e un sol diesis, Vincent optò per l’and, che tra il rock e il roll gli sembrava la parte più intrigante, ma in pochi capirono questa sua finezza e non solo perché cercava di spiegarsi in olandese, mentre il resto del mondo parla inglese o cinese mandarino.
Fatto sta che al primo concerto, in un fienile dalla parti di Rotterdam, dopo mezzo giro di do il nostro afferrò la chitarra per il manico, la librò nell’aria e, con tutta la forza che aveva negli avambracci, la lanciò roteando nell’aria e si salvi chi può.
Va da sé che Vincent restò solo, senza un pallone o uno strumento musicale. Però il cielo era blu, tra una stella e l’altra, e i suoi occhi cominciarono a esplorare quel firmamento inaspettato. Difficile dormire, in una notte così. Meglio – molto meglio – andare in soffitta, acchiappare una tela settantatre per novantadue, colori a olio e pennelli grandi e piccoli, un cavalletto da posizionare davanti alla finestra che dà verso Est, e fissare ogni cosa: Venere che brilla, un quarto di Luna che illumina la notte, le stelle un po’ dappertutto a vegliare sul sonno di un paese laggiù. Una meraviglia.
Peccato per i girasoli, che a quell’ora se ne stanno a dormire e non si accorsero di nulla, ma molto meglio per noi, che ancor oggi possiamo ammirare quella magnifica notte stellata e pensare al vecchio Vincent van Gogh come a una vera superstar, altroché, o anche di più. A giocare a pallone o suonare una chitarra – parliamoci chiaro – sono capaci tutti…

la fotografia

Se ti capita di fare un giro per Milano, proprio in centro, tra via Brera e via Borgonuovo, guarda verso l’alto. Sul tetto di un palazzo storico vedrai una cupola: è l’osservatorio astronomico di Brera, dove l’astronomo Giovanni Schiapparelli trascorreva le nottate a guardare il cielo. Fu lui, da lì, a scoprire per primo i canali sulla superficie del pianeta Marte… e subito tutti a pensare ai marziani! E fu lui, da lì, nel 1866, a intuire che le stelle cadenti erano dovute al transito della cometa, la Swift-Tuttle, in prossimità dell’orbita terrestre.
Peccato che oggi, con tutta l’illuminazione che c’è, il cielo dalle città si veda davvero poco e male, lasciandoci a scorgere solamente una stella qua e là.

il video

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Cosa hai fatto negli ultimi tredici miliardi e settecento milioni di anni? Non dirmi che non te lo ricordi… Non dirmi che non hai preso appunti e non hai scritto nulla nel tuo diario… Suvvia! Ecco, se la vita dell’Universo, dall’esplosivo Big Bang ai giorni nostri, fosse un grosso libro, con mille pagine e più, pensa che la storia dell’uomo, dalle caverne al computer, occuperebbe forse meno dell’ultima paginetta e la nostra vita sarebbe una piccola parte del punto finale…
E tutto il resto? Beh, tutto il resto è tra le cose più affascinanti in cui ci si possa avventurare e il bello è che moltissimo è ancora da scoprire. Per cominciare, allora, perché non ascoltare le parole di chi qualcosa ne sa? Amedeo Balbi, astrofisico, pur sapendone molto meno di quello che c’è ancora da scoprire oltre le stelle lontane, ne sa molto, ma molto di più di tutti noi e ce lo racconta.

la pagina web

Vuoi guardare il cielo e il firmamento e il terrazzo non ti basta? Puoi sempre provare con un terrazzo più grande, oppure trovare un gruppo di astrofili che facciano al caso tuo. Io seguirei questa seconda via, che di gente appassionata di spazio e di spazi ce n’è più di quanto si possa pensare. L’Unione Astrofili Italiani, per esempio, ha sede presso un osservatorio astronomico, che è molto, ma molto meglio di qualsiasi terrazzo. Se vorrai diventare astrofilo anche tu prova a cliccare sul loro sito e vedere cosa succede sul pianeta Terra e tutto intorno, nell’Universo.

i nostri eroi

Si chiamano Perseidi, le stelle cadenti di mezza estate, perché a guardarle così sembra quasi che partano proprio dalla costellazione di Perseo, che si trova nel cielo boreale dalle parti delle costellazioni di Andromeda e Cassiopea e forse questa vicinanza non è un caso.
Già: Perseo chi?!
Perseo è una figura della mitologia greca che, nelle raffigurazioni pittoriche o nelle sculture, se ne va in giro con la testa di Medusa in mano, come trofeo. Il fatto di essere figlio di Zeus probabilmente lo agevolò in questa impresa e chissà quante ragazze caddero ai suoi piedi, innamorate perse. Come quella volta che fece fuori, in quattro e quattr’otto, un mostro marino, salvò la bella Andromeda, figlia di Cassiopea e, già che c’era, se la sposò.

Il dieci di agosto è il giorno di san Lorenzo e tanti auguri a tutti i Lorenzi e le Lorenze del mondo, gli Enzi e le Enze dell’universo. E Lorenzo, quello che adesso è santo, chi fu?
Andiamo indietro di quasi milleottocento anni, nel 258, per la precisione. Siamo a Roma e l’imperatore del tempo si chiamava Publio Licinio Valeriano e non era tipo che andava troppo per il sottile. Nel 257 pensò che fosse una bella idea confiscare tutti i terreni posseduti dai seguaci del cristianesimo e, già che era in ballo, condannare qualcuno qua e là. Preso dall’entusiasmo pensò pure che perseguitare solamente il popolo fosse un po’ riduttivo, per un imperatore come lui e si mise a dar la caccia anche a papi, vescovi e diaconi. Il nostro Lorenzo era appunto uno dei sette diaconi di Roma e la sua fine non fu bella da raccontare, quindi lascio che ognuno se la immagini, purché ci si ricordi di immaginarla il dieci di agosto, giorno della sua morte.
Un secolo dopo, come a volte accade, l’imperatore Costantino I pensò che fosse un’idea opportuna far costruire un piccolo oratorio in memoria di Lorenzo, che da allora viene venerato, come tanti altri santi, con la piccola differenza che gli altri non hanno le stelle cadenti da ammirare nel cielo.

La cometa 109P fu scoperta a sfrecciare nel cielo nel mese di luglio del 1862: il giorno sedici dall’astronomo Lewis Swift e, settantadue ore più tardi, dal suo collega Horace Tuttle. Entrambi erano dei veri e propri cacciatori di corpi celesti, un po’ come i cacciatori di taglie del Far West e contano un bel gruzzolo di avvistamenti nel curriculum. Considerata la quasi contemporaneità della scoperta, la cometa viene oggi chiamata Swift-Tuttle e, pur essendo piuttosto piccina, è molto significativa nel panorama astronomico di tutti noi, anche se questo né Tuttle, né Swift ancora lo immaginavano.
Una volta all’anno il nostro bel pianeta Terra, andandosene a zonzo intorno al Sole, attraversa la scia di detriti lasciati per strada proprio dalla nostra 109P. Accade in estate, intorno al dieci di agosto e questi detriti, incendiandosi al contatto con l’atmosfera, danno l’impressione di vere e proprie stelle che cadono nel cielo, affascinando grandi e piccini sin dall’antichità. I primi a osservarle con occhio scientifico furono i cinesi, più o meno duemila anni fa, molto prima della nascita di mister Swift e mister Tuttle.
L’ultimo passaggio di questa cometa in prossimità del Sole fu ventuno anni fa, nel 1992, e per il prossimo bisogna aspettarne altri centotredici. Nel frattempo, comunque, il cielo stellato saprà allietarci con chissà quante altre meraviglie…

quattro domande a…

… Marilyn Monroe

Bellissima e fascinosa Marilyn! Ma lei si sente più stella o superstar?
Ma io sono una semplice ragazza di campagna… Sì, va beh, ho i capelli un po’ più biondi della media, ho due occhioni un po’ più così, ho tutte le curve al punto giusto, come una strada di montagna, ma in fondo sono davvero una delle tante. Tantissime, addirittura, come gli astri nel cielo, che sono anche di più. Quindi, per rispondere alla sua domanda, facciamo che sono una stella e non sbagliamo di certo.
Beh, sarà anche una come tante, ma le assicuro che le tante non sono come una, se quell’una è lei. Ma come ci si sente da stella?
Ci si sente luminosi. È sempre intrigante pensare di emettere un po’ di luce, non crede? Poi ci si sente parte di una squadra, perché non c’è stella senza la sua bella costellazione. Io potrei far parte della costellazione… vediamo… del Cinematografo! Ovviamente sarei quella più splendente!
Su questo non c’è dubbio. Ma se splende in quel modo, allora più che stella diventa davvero una superstar e siamo al punto di partenza.
Ecco, mi ha colto con le dita nella marmellata. Esisterà da qualche parte la costellazione della Marmellata? Perché nel caso voglio far parte anche di quella! Però è vero: mi piace molto il ruolo di superstar. Che poi tutte le superstar sono stelle, quindi sono una stella, come le avevo detto prima, d’altro canto non si può dire che tutte le stelle siano superstar, quello no. Ma io sì.
Decisamente. E tutt’altro che cadente.
Se per cadente vuol dire che mi vado a sfracellare da qualche parte dell’Universo e magari mi sbuccio pure un ginocchio, allora no, giammai, per nulla! Ma se per stella cadente intende quella che ognuno spera di scovare nel cielo della notte e, mentre cade, esprime un desiderio, beh, allora cado volentieri, certo che sì!

ti consiglio un libro

Federico Taddia & Margherita Hack – PERCHÉ LE STELLE NON CI CADONO IN TESTA? – Editoriale Scienza
Hai una domanda, ma non la risposta? E accanto a te non c’è nessuno in grado di soddisfare la tua curiosità? Prova con un libro! Se la tua domanda ha a che fare con il cielo, con le stelle e quelle cose lì, è probabile che qualche riga in qualche pagina faccia proprio al caso tuo. E, già che ci sei, mettiti anche a leggere tra le righe, che a volte è divertente e si rischia di scoprire cose inimmaginabili. Provaci! È un po’ come quando si guardano le stelle nel cielo, sperando che non ci cadano in testa.

Twitter: @andreavalente