La storia del televisore iniziò con la fuga di un pazzo

Il 2 ottobre 1925 la prima trasmissione

Un pazzo che scappa urlando, è questa la prima immagine televisiva della storia. Ce ne sarebbero di battute e paralleli da fare sul mondo televisivo di oggi ma è forse più interessante inquadrare quello storico avvenimento. È il 27 giugno del 1923 e l’inventore scozzese John Logie Baird pubblica un originale annuncio sul The Times di Londra:

«Inventore di un apparecchio senza fili attraverso il quale è possibile vedere a distanza desidera trovare una persona che lo assista – non finanziariamente – nella costruzione di impianti utilizzabili».

Inutile dire che, contrariamente a quanto scritto, ciò che gli serviva era proprio il denaro.

Personaggio bizzarro, Baird aveva inventato le suole che si gonfiano come i pneumatici, la lametta da barba in vetro, le calze di carta e un modo per fabbricare i diamanti, tutte idee che non gli fruttavano il becco di un quattrino ma prima di quello storico annuncio, sempre nel 1923, era riuscito a inviare un’immagine della croce di Malta da una stanza all’altra del suo squallido appartamentino al 22 Firth Street di Soho, Londra. Tre persone comunque credono nell’impresa: il tipografo William Odhams, il giornalista William Le Queux e Will Day, proprietario di sale cinematografiche che, oltre ad avere il denaro, da esperto intuì la portata dell’invenzione.

Le sperimentazioni procedono a passo da gigante, e il 2 ottobre 1925 tutto è pronto per la prima, vera trasmissione. A livello tecnico almeno, perché i quattro hanno paura di provare quell’invenzione sul proprio corpo. Le forti luci che illuminano la scena, la telecamera puntata e tutti quei fili non danno sicurezza. Così Baird prende in mano la situazione e trova un fattorino, uno squilibrato che risponde al nome di William Taynton e lo mette davanti al marchingegno. Tempo di accendere le luci e il folle scappa urlando. Il primo uomo è andato in TV soffiando il titolo nientemeno che a un presidente americano. Composta da 28 linee, l’immagine di Tayton fu spedita come la croce di Malta in un altra stanza dell’appartamento di Baird grazie al disco disco inventato da Paul Nipkov nel 1884 che porta il suo nome. Una luce passa attraverso dei fori disposti a spirale su un disco che ruota a grande velocità scomponendo l’immagine da trasmettere in tanti punti luminosi. Delle fotocellule trasformano il tutto in impulsi elettrici che poi spediscono via cavo a un disco identico che le proietta, ingrandite, all’interno di un tubo al neon. Non a caso YouTube, il tubo, si chiama così.La storiografia infatti ha ancora ben impressa nella memoria la performance di Franklin Delano Roosvelt che durante la Fiera Mondiale di New York decise di farsi trasmette via etere nella zona metropolitana della Grande Mela. Era il 30 aprile 1939 e, a dire il vero, nessuno aveva ancora il televisore quindi lo share fu dello zero totale, ma almeno poté portare a casa il titolo.

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Già nel 1926 Baird brevetta la Radiovision e per presentare l’invenzione ai soci della Royal Institution of Great Britain, organizzazione inglese per «diffondere la conoscenza e facilitare l’introduzione generale di utili invenzioni meccaniche», lo scozzese manda in video il volto di una bella ragazza, la prima velina della storia. Anche qui da noi però non si stava a guardare. Nel 1929 i due ingegneri Alessandro Banfi e Saverio Bertolotti realizzano la loro prima trasmissione, una bambolina meccanica che pronuncia la più italiana delle parole, «Mamma», ma si dovrà aspettare fino al 1936 per vedere la nascita della fono-televisione RTD40 della SAFAR (Società Anonima Fabbrica Apparecchi Radiofonici), la televisione autarchica.

Il sistema di Baird adottato anche dagli italiani era però ancora elettromeccanico, molto primitivo rispetto alle potenzialità tecnologiche dell’epoca. Al di là dell’Atlantico infatti cresceva un suo concorrente, Philo T. Farnsworth, che nel 1922, a soli 15 anni, sviluppò un sistema elettronico per l’invio di immagini a di stanza. Ispirato da un aratro che tracciava solchi su un campo, pensò di sfruttare un fascio elettronico che scandisse l’immagine da destra a sinistra e dall’alto in basso, proprio come nell’agricoltura. Radioamatore, prototipo dell’inventore americano individualista e pronto a tutto, nel 1927 brevettava il primo modello funzionante di Tv elettronica surclassando tecnologicamente l’esperimento di Baird.

A questo punto però la storia si tinge di giallo, come doveroso nella vita di ogni dispositivo che si rispetti. Un terzo personaggio infatti emerge dalla nebbia, il tecnico aziendale Wladimir Zworkin, appoggiato da David Samoff, presidente di RCA, uno dei più grandi colossi tecnologici dell’epoca. Non è chiaro se fu Famsworth stesso, forse pieno di quell’ego che spesso contraddistingue gli autodidatti, a mostrare l’invenzione a Zworkin, fatto sta che la RCA sviluppò un proprio modello di televisore elettronico e condusse una battaglia sul fil di spada per rubare l’invenzione all’americano spingendo anche le altre ditte a non acquistare componenti dal concorrente. Come succede anche oggi, Famsworth fece causa all’RCA per spionaggio industriale e, incredibilmente, nel 1939 la vinse. L’RCA fu costretta a pagare un milione di dollari ma quello fu solo l’inizio della fine. Forte dei suoi capitali infatti il colosso riuscì a farsi passare come il vero ideatore della televisione e Famsworth, come Baird, finì nell’oblio, morendo nel 1971 malato e in preda all’alcool.

Twitter: @AlessioLana