Mezzogiorno: cronaca di una morte annunciata

Scelto per voi da noiseFromAmeriKa

Sud: la questione meridionale sembra essere uscita dai radar della politica, visto che nel frattempo la classe politica italiana è riuscita nell’improba impresa di meridionalizzare l’Italia intera. Tuttavia alcune considerazioni non si possono non fare visto che, se l’Italia arranca, il Meridione letteralmente affonda.

Cominciamo dalla storia, e, per evitare di entrare in discussioni sterili, affermo tranquillamente che non mi interessa chi, come e perchè [fece cosa]. In questo post affronteremo solo la fotografia, dando uno sguardo a possibili soluzioni e [facendo finta di] scordarci il passato. Questo è stato impresso su una pellicola di celluloide che è andata bruciata quando Calderoli ha bruciato le trecentomila leggi; quindi chi vuole si guardi il film che meglio riflette i suoi gusti. Si parte dai neo-borbonici, per arrivare a ricerche sociologiche che proverebbero l’inferiorità dei meridionali … poi, per chi desidera qualcosa di serio, c’è sia l’ottimo libro di Giovanni Federico (mi paga per la pubblicità, tranquilli, non ci sono pasti gratis), che quello di Giovanni Vecchi (che è più recente).

La fotografia è impietosa, i primi dati son tratti da un occasional papersdella Banca d’Italia e riguardano l’industria meridionale:

È evidente che se l’Italia arranca per la perdita di competitività il Meridione riesce a fare peggio: un decennio non perso ma addirittura all’indietro. Per citare il paper:

“Nello scorso decennio i divari dell’industria meridionale con il resto del paese si sono ulteriormente aggravati… i divari di produttività con le regioni del Centro-Nord sono rimasti ampi. Divari a sfavore del Mezzogiorno, sia nei livelli che negli andamenti si rilevano anche nel confronto con altre regioni europee in ritardo di sviluppo.”

Insomma: è nera.

Statisticamente il Meridione fa da 6 a 11 volte peggio delle regioni spagnole e tedesche meno sviluppate e fa il 50% in meno del Nord del Paese (partendo da livelli decisamente inferiori). Se poi dalle statistiche sottraessimo il comparto petrolifero (che ha dinamiche diverse, tanto che al Sud cresce in valore grazie al rialzo del prezzo dei prodotti petroliferi), avremmo le dimensioni del disastro.

Tale quadro nero è accentuato dal fatto che il costo del lavoro al Meridione è del 20% più basso rispetto al Nord sia per un diverso rapporto contributivo sia per l’uso di “rapporti irregolari”, che non sono quelli pre-matrimoniali, ma quelli di Befera. Pesa molto anche il cd. “secondo livello” della contrattazione salariale, praticamente assente al Sud e molto frequente al Nord. Beh, direte voi, allora ci sarà la fila di aziende che vogliono venire al Sud per sfruttare il diverso costo della manodopera. Manco per sogno. La frase magica è “produttività totale dei fattori”. Per la serie “un’immagine vale più di mille parole”, eccovi una tabella che esemplifica la produttività del lavoro: notiamo che il valore aggiunto del Nord nel 2010 (ultimo dato disponibile) è risalito a 95, quello del Sud a 87, quasi il 10% in meno, l’indice totale, quello celeste ha quasi lo stesso andamento perché c’è la componente “capitale” all’interno, che è, appunto, maggiore al Sud, ma unità standard di lavoro e valore aggiunto nel Sud fanno peggio, poi ovviamente il grafico è concordante negli andamenti, tutta l’Italia va male, il Sud fa peggio. 

I problemi delle imprese meridionali si riflettono poi sulla redditività, accumulazione di capitale e credito bancario, tanto che il credit crunch per le imprese meridionali è un fatto assodato, su cui non vale la pena soffermarsi più di tanto, se non con la solita tabella, sperando che a nessuno venga in mente che il problema è la “Banca del Mezzogiorno” come disse un illustre commercialista dai calzini a pois prestato alla politica ed il cui prestito è temporaneamente scaduto con sommo rincrescimento dei redattori, che su quel commercialista ci hanno costruito una fortuna.

Ed ecco il credit crunch:

Cosa ha fatto la politica nel frattempo? Il solito: incentivi pubblici, anche se in netto calo. Difatti nel perido 2005-2010 sono stati erogati 21,1 mld di euro a favore di imprese operanti nel Meridione d’Italia, a fronte dei 17,7 mld a favore di quelle del Centro-Nord, ma questo divario di 4,6 mld di euro esiste solo grazie a un picco del Sud nel 2006, nel 2009 e nel 2010 gli incentivi economici sono andati alle regioni del Centro-Nord per quasi il doppio rispetto al Centro Sud (anche se sono scesi in valore assoluto)

A livello generale i benefici si mostrano relativi: per quel che riguarda gli incentivi, Caiumi nel 2010 ha stimato che i rapporti intertemporali mostrano che hanno beneficiato di incentivi (L. 488 e 388) imprese che avrebbero comunque effettuato l’investimento, che la 488 essendo legata anche ad assunzioni ha distorto la produttività, poiché si sono generate assunzioni di cui magari l’impresa avrebbe potuto fare a meno, avendo fatto investimenti in innovazione. Insomma, al di là del fronte incentivi (troppi, o troppo pochi) gli effetti sembrano esser stati relativi, e non aver toccato il totale dei fattori produttivi, anzi alterandoli in negativo addirittura in alcuni casi. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e dalle leggi dei politici italiani (con la compiacenza dei sindacati). Ma alle volte è anche spassosa, ovviamente frutto di quel commercialista di cui prima …

Dopo le differenze vediamo in cosa, ad esempio, Nord e Sud sono uguali. Ad esempio lo sono negli stipendi pubblici, solo che questi non lo sono rispetto ai salari del privato (che, ricordo, nel Sud è pure inferiore rispetto al Nord), vediamo questi dati (pre-crisi, adesso la situazione è peggiorata):  

Per chi non riesce a leggere il grafico il dato è che nel 2006 le retribuzioni del settore pubblico erano superiori del 36% a quello privato. Depurando il dato dall’anzianità e dal genere le retribuzioni risultano superiori “solo” del 22 per cento. A parità di qualifica. La figura è tratta da qui.

Giusto poi per far capire che elefante è l’Amministrazione pubblica nel Meridione riporto la seguente tabella sui tempi “medi” di realizzazione di un’opera pubblica in Italia. Notare il dato meridionale, senza commenti, please.

Poiché è agosto e sono buono vi fornisco l’ultimo dato: nel 2007 la percentuale di realizzazione delle opere programmate nel 2000 (sette anni prima, lo stesso tempo in cui i cinesi costruiscono una cinquantina di autostrade) era del 90% al Centro-Nord e del 70% al Sud e isole. La cosa più divertente (ma davvero) è che, nonostante i tempi di progettazione siano fra i più alti del pianeta (una media di circa tre anni al Sud), i ritardi effettivi sui tempi di realizzazioni siano poi dovuti, nel 56% dei casi, a “carenze progettuali”. Senza parole (le ho finite tutte). Tanto mi son cascate le braccia che sulla giustizia riporto solo due dati, e niente tabelle: nei procedimenti esecutivi (immobiliari e mobiliari) nel 2007 occorrevano 900 giorni al Nord e 2.023 al Sud. Per un primo grado occorrevano 800 giorni al Nord e 1.200 al Sud.

Da ciò è evidente che il Meridione d’Italia è un’altra cosa rispetto al Nord del paese. L’unica cosa in cui è uguale è il costo dei dipendenti pubblici, che però hanno una produttività decisamente inferiore rispetto al Nord del Paese, pur applicando le medesime leggi, e che se proprio volessimo fare le pulci al famoso “trasferimento di ricchezza” dobbiamo parlare di trasferimenti alla voce “salari e stipendi pubblici”, e non di soldi tout-court, anzi nel 2009 e nel 2010 le imprese settentrionali hanno beneficiato di più sussidi di quelle meridionali (su questo punto si accettano scommesse, mi piace vincere facile :)).

Dal mio punto di vista, oltre ai tempi medi della giustizia e della realizzazione di opere pubbliche (la Sanità l’ho saltata a piè pari, non per i deficit sanitari, ma proprio per i risultati terapeutici, ci vorrebbe un post apposito, però per chi desidera fare un confronto può provare a farsi curare in un Ospedale Meridionale a caso), valgono come cartina di tornasole anche i pessimi risultati delle prove di scuole Invalsi al Meridione, a meno di pensare seriamente che l’intelligenza si è distribuita in maniera anomala in Italia i risultati dei test provano solo che l’insegnamento nelle scuole meridionali è peggiore di quelle settentrionali. A parità di retribuzione degli insegnanti (anzi, con qualche vantaggio dovuto al differenziale nel costo della vita).

Ai fini del dibattito e della cultura segnalo questo paper sulle differenze salariali e sulle differenze fra il Sud d’Italia e le regioni dell’est della Germania, questo paper è un po’ datato, tanto che nel 2006 la Germania ha fatto quelle riforme del mercato del lavoro citate nel paper, il risultato è sotto gli occhi di tutti, però è interessante notare come i due autori rilevino che, appunto, i salari reali non riflettano la differenza nella produttività, tanto che i due autori stessi fanno iniziare la fine del periodo di convergenza Nord-Sud con la fine delle cd. “gabbie salariali” al Sud. E notano anche en passant il ruolo distorsivo degli stipendi e salari pubblici, confermando quanto da me evidenziato.

Conclusioni.

La fotografia del Meridione disegna un’area geografica in cui valgono le stesse leggi e le stesse procedure del resto d’Italia, ma che le applica peggio e male, facendo annullare anche il vantaggio di un costo del lavoro relativamente più basso; la scarsa dotazione finanziaria delle imprese meridionali, tipicamente piccole, poco innovative, e rivolte principalmente al solo mercato domestico fa sì che le stesse non si sviluppino, non riescano ad accumulare capitale (tra l’altro le imprese meridionali, anche medie, non hanno gli stessi livelli di profitto delle similari imprese settentrionali) e paghino di più i finanziamenti esterni, che peraltro sono anche inferiori rispetto al resto del paese, proprio per la maggiore rischiosità delle imprese stesse.

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