Scontro Pd-Pdl sull’Imu, spunta il “lodo” Saccomanni

I tre nodi del governo: Imu, Iva e Mps

«Il governo deve andare avanti e il Parlamento deve approvare i provvedimenti economici». È stato quando Silvio Berlusconi ha scandito queste parole che il premier Enrico Letta in compagnia di papà Giorgio e di mamma Anna a San Giuliano Terme ha tirato un sospiro di sollievo. Un sospiro di sollievo che allontana lo spettro delle urne che negli ultimi giorni, dopo la sentenza della Suprema Corte, aleggiava a Palazzo Chigi e dintorni. Perché «Berlusconi ha rispettato i patti, non ha attaccato il governo, ma adesso i suoi dovranno dimostrare di essere leali», filtra dall’inner circle del premier. Ed ecco che il «governo di servizio» dell’allievo di Beniamino Andreatta riparte. Ed inizia a testare il terreno in vista della cabina di regia fra i vari partiti di maggioranza che si terrà nei prossimi giorni. «Ma non è stata ancora convocata», fanno sapere da Palazzo Chigi.

Una cabina di regia che sarà il primo vero test per la “scricchiolante” maggioranza delle larghe intese. Sarà in quell’occasione che si discuterà di Imu e Iva. Il tempo stringe, ed entro il 31 agosto si dovrà trovare una soluzione per la riforma dell’imposta sulle abitazioni. Del resto, al momento, le posizioni di Pd e Pdl risultano divergenti. Con i fedelissimi del Cavaliere guidati dal capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta che chiedono al Ministro dell’Economia Saccomanni di rispettare «gli accordi che hanno portato alla formazione del governo». Accordi che, secondo l’armata berlusconiana, prevedono «l’abolizione della tassa su tutte le prime case». Una misura che costerebbe alle casse dello Stato, circa 4 miliardi di euro, e non trova d’accordo le altre due forze della coalizione. Pd e Scelta Civica sarebbero favorevoli ad una rimodulazione della tassazione sulla prima casa, e propongono di mantenerla per i ceti abbienti, alleggerirla per gli altri, ed eliminarla per le famiglie in difficoltà. Ma l’ultima parola spetterà, comunque, all’inquilino di via XX settembre, sede del ministero dell’Economia e delle Finanze.

Iva, Imu, Mps. Tre sigle che non fanno dormire sonni tranquilli al solare Fabrizio Saccomanni, uomo chiave di questa estate nel difficile negoziato con Bxuxelles. Per questo sembra che sia stato più lui che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il protagonista della colazione di lavoro di stamani con il premier Letta. Da Palazzo Koch fanno sapere che Visco si è limitato a illustrare la situazione degli istituti di credito italiani, segnalando dei timidi segnali di ripresa, mentre è con Saccomanni che Letta si è intrattenuto per chiarire la strategia da adottare nei confronti del commissario alla concorrenza, Joaquin Almunia, su Rocca Salimbeni.

Nonostante da Bolzano il premier Letta abbia smentito: «Non si è parlato di Imu», fonti di Largo Nazareno, sede del Partito democratico, fanno sapere che «è tutta tattica, sarebbe controproducente aggiungere carne al fuoco, ed acuire la distanza fra Pd e Pdl». Secondo quanto riferiscono a Linkiesta, «la discussione sull’Imu c’è stata e si sarebbe persino trovata una mediazione». Si starebbe discutendo sull’abolizione della tassazione su tutte le prime case, ad eccezione delle abitazioni di lusso. Insomma il Ministro Saccomanni avrebbe sposato la linea del Pd, cosa che nelle prossime potrebbe creare fibrillazioni all’interno della fragile maggioranza di Enrico Letta. 

Il problema è quello delle coperture. I tecnici di Saccomanni stanno studiando come delineare «una stretta sugli immobili a disposizione (seconde e terze case sfitte) oggi esclusi dall’Irpef a differenza di quelli affittati», come ha riferito lo stesso titolare del dicastero di via XX Settembre lo scorso 25 luglio nel corso di un’audizione alle commissioni Finanze di Senato e Camera. Attualmente la rata di giugno dell’Imu è infatti stata sospesa – non cancellata – e non è chiaro il destino di quella di dicembre. I margini di manovra sono strettissimi, onde evitare di sfondare il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, dopo la faticosa uscita, qualche mese fa, dalla procedura per deficit eccessivo.

Le leve sono due: stretta sugli immobili sfitti, appunto, e Imu sugli immobili di pregio. Il tutto assieme a una loro ridefinizione non più basata sulla classe catastale ma sulla metratura. Un punto, quest’ultimo, sul quale il Pdl non è d’accordo. Tant’è che oggi il sottosegretario all’Economia e senatore Pdl, Simona Vicari, in una nota ha chiesto che l’aumento delle entrate tributarie dei primi sei mesi dell’anno, cresciute del 3,1% (+5,8 miliardi) rispetto allo stesso periodo del 2012 a quota 197 miliardi di euro, potesse essere utilizzato «per coprire sia la cancellazione dell’Imu e sia, per metà, l’annullamento dell’aumento dell’Iva». Il vero scontro sarà sull’imposta sugli immobili, mentre sull’Iva dal partito di Berlusconi fanno sapere che «si è più disposti ad una mediazione». Lo scopo è trovare la copertura «magari con un decreto del Fare 2.0» per scongiurare l’aumento dell’imposta, mentre sull’Imu «non transigeremo».  Il passaggio dal 21 al 22% dell’Imposta sul valore aggiunto sarebbe dovuto scattare il mese scorso – anch’esso è stato congelato – e secondo i calcoli di Prometeia avrebbe portato a una spesa media aggiuntiva di 76 euro l’anno a persona.

Tornando al Monte dei Paschi, come anticipato da Linkiesta, la decisione definitiva di Bruxelles sull’aggiornamento del piano industriale a cui è subordinato il nulla osta ai Monti Bond arriverà a inizio settembre, dopo la pausa estiva. La Commissione europea, ha rivelato il Financial Times a fine luglio, ha affermato che il piano sarebbe troppo “soft” sulla remunerazione dei manager, sul taglio dei costi e il trattamento dei creditori. Una fuga di notizie che non è piaciuta per nulla a Saccomanni. In nome dei taxpayers, è il ragionamento delle persone a lui vicine, la Commissione europea sta apponendo un veto sul piano industriale della terza banca di un Paese membro Ue dalla prima ora, invece di limitarsi a un mero ok formale. Fabrizio Saccomanni gioca su un piano inclinato: all’epoca del bond “Fresh” – sottoscritto da JP Morgan – grazie al quale la Fondazione ha mantenuto la presa sulla banca e al contempo è riuscita a chiudere la costosa acquisizione di Antonveneta. Tutti gli occhi internazionali sono puntati sul Monte dei Paschi. Quelli degli italiani, invece, sul 31 agosto, termine ultimo per capire se dovranno pagare Imu e Iva, o una delle due.

Twitter:

@giuseppefalci 

@antoniovanuzzo

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter