Se l’intervento in Siria minaccia la vittoria di Merkel

Elezioni in Germania

Agosto 2002. Il cancelliere Gerhard Schröder e il suo partito socialdemocratico Spd rompono le righe rispetto agli alleati europei. Nel calcio di inizio della campagna elettorale dicono chiaro e tondo ai loro elettori che la Germania non appoggerà l’intervento in Iraq, né con armi né con denaro. Berlino decide di rimanere fuori dall’intervento militare nonostante le Nazioni Unite abbiano dato la loro benedizione alla missione. I tedeschi ricordano ancora oggi le parole del segretario generale del partito, Franz Münterfering: «Indipendentemente da ciò che decide l’Onu, dev’esserci una german way, dobbiamo poter decidere da soli cosa dobbiamo fare. Questa decisione significa per noi nessun coinvolgimento in nessun conflitto o guerra in Iraq».

La mossa congela i rapporti tra Berlino e Washington. Ma a Schröder non importa. Poche settimane dopo torna a vincere le elezioni contro il conservatore bavarese Edmund Stoiber che si era rifiutato di essere altrettanto categorico. La storia da ragione al cancelliere socialdemocratico. I tedeschi lo ricordano per questo.

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Undici anni più tardi, agosto 2013. Il parallelismo non può che apparire lampante. La Germania si trova a quattro settimane dalle elezioni generali, che come allora si celebrano il 22 settembre. Tutto indica che la cancelliera Merkel avrà gioco facile verso la terza rielezione. Come allora, la comunità internazionale valuta la possibilità di un intervento militare in Medio Oriente. Ci sono alcune differenze: il paese in questione è questa volta la Siria, le armi protagoniste della propaganda interventista non sono di distruzione di massa bensì chimiche e il governo a Berlino è conservatore. «Questa volta, la cancelliera sembra voler scommettere sul fatto che le terribili immagini emerse la settimana scorsa a prova di un attacco con armi chimiche saranno sufficienti a perforare il tradizionale pacifismo dell’elettorato tedesco», secondo un’analisi di Charles Halway, pubblicata questa mattina da Spiegel Online.

Ieri la Merkel ha fatto uscire un comunicato dai toni più duri del solito,secondo cui l’attacco con armi chimiche «non può rimanere senza conseguenze». A sottolineare il messaggio è intervenuto il suo portavoce Steffen Seibert in conferenza stampa. «Non ci sono prove che il regime di Bashar Al Assad non sia responsabile», ha detto, per poi aggiungere, «l’uso di armi chimiche ha rotto un tabù, richiede conseguenze e una risposta molto chiara».

Anche il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, tradizionalmente propenso a favorire le vie diplomatiche, ha appoggiato la Merkel. Se l’uso delle armi chimiche viene confermato, questo «sarebbe un crimine contro l’umanità». In quel caso, «la comunità internazionale deve intervenire e la Germania non può non partecipare». Era stato lo stesso Westerwelle, sulla scia di Schröder, a negare l’appoggio tedesco all’intervento in Libia che ha portato alla fine del regime di Mu’ammar Gheddafi.

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L’intervento in Siria e la partecipazione tedesca sembrano solo questione di tempo. Eppure, diversi analisti politici in Germania segnalano che si tratterebbe di «una mossa azzardata». Per quanto esterno possa essere il contributo della Germania, appare impossibile che la mossa non venga punita dagli elettori e che non abbia conseguenze dirette sul totale di voti a favore di Merkel. I sondaggi parlano chiaro: l’elettorato tedesco è molto fluido, gran parte degli elettori, in particolare i giovani, decidono all’ultimo momento. Sono indicazioni che un candidato non può ignorare.

In questo contesto, la presa di posizione dell’avversario di Merkel, il socialdemocratico Peer Steinbrück, è più che scontata: «Data la confusione che avvolge la situazione in Siria, consiglio chiaramente di evitare di entrare in qualsiasi tipo di logica militaristica».

Nel 2002, il risultato elettorale era molto più incerto e si decise a favore del centro sinistra per un pugno di voti. La situazione attuale vede l’Unione Cristiano Democratica (CDU) di Merkel in vantaggio di 15 punti, con il 40 per cento dell’intenzione di voto contro il 25 dell’SPD. Gli esperti tedeschi avvertono da mesi che la vittoria di Merkel è assicurata salvo l’intervento di un imprevisto a cambiare le carte in tavola. In questo caso, tutto potrebbe tornare in discussione. L’intervento in Siria potrebbe essere il game changer che gli analisti paventavano.

Twitter: @NenaDarling