Spiagge nudiste: breve storia del naturismo

Senza costume

I primi sono stati gli austroungarici. Tutti nudi in spiaggia sull’isola di Arbe (oggi Rab, in Croazia) fin dal 1908. Kandarola (si trova anche come Kandalora) è stato il primo luogo specificatamente dedicato dal turismo Fkk (Freikörperkultur, cultura dei corpi liberi). Lo è ancor oggi, e quei 1500 metri suddivisi in tre insenature che formano la spiaggia di Kandarola, dopo oltre un secolo, rimangono uno dei luoghi deputati al naturismo (la spiaggia si trova sulla penisola di Frkanj, a due passi da dove sorgeva il campo di internamento italiano di Campora, 1.500 morti dal luglio 1942 al settembre 1943, ma questa è un’altra storia, che potete leggere qui).

L’11 agosto 1936 quella spiaggia per nudisti dovrebbe aver avuto due ospiti piuttosto eccezionali, Edoardo VIII (era salito al trono britannico il 20 gennaio 1936, ci rimarrà fino all’11 dicembre 1936) e Wallis Simpson, non ancora sua moglie. O almeno così scrivono tutte le guide turistiche della Croazia. In effetti il sovrano britannico e l’ereditiera americana andarono ad Arbe a bordo dello yacht Nahlin, ma non c’è prova che abbiano davvero preso il sole come natura crea.

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Il nudismo era nato in Germania già a fine Ottocento e in Germania si svilupperà ulteriormente durante il nazismo. Uno dei bestseller del Reich negli anni Trenta è stato il libro Mensch und Sonne (“Essere umano e sole”), una raccolta di foto di nudo maschile e femminile, con tutte le istruzioni su come fare esercizi di yoga o sciare senza vestiti. Christian Adam, autore della ricerca Lesen unter Hitler (“Leggere sotto Hitler”), ha dichiarato al settimanale tedesco Spiegel: «Potrebbe essere visto come un precursore della rivoluzione sessuale degli anni Sessanta, se non fosse così palesemente razzista». 

Tutti quei corpi nudi di giovani donne e giovani uomini, naturalmente biondissimi e arianissimi, avevano un fine ben preciso. La nudità è vista come un mezzo per favorire la «salute della razza», come chiaramente indica una pubblicità del libro pubblicata nella rivista delle Ss. «Vogliamo che l’affermazione del corpo sia gioiosa, ne abbiamo bisogno per costruire una razza forte e sicura di sé». Spiega Adam che durante il nazismo «non c’era un’atmosfera pudica o una politica anti-piacere, anche se il permissivismo andava comunque a braccetto con i piani di sviluppo di una razza pura. Proprio grazie alla loro disponibilità a essere cooptati nel partito, i nudisti avevano ottenuto il riconoscimento ufficiale dello Stato abbastanza rapidamente». Nel libro Mensch und Sonne, il cui autore si chiamava Hans Suren, si leggono affermazioni come «l’amore non può mai essere legato esclusivamente al matrimonio», oppure «in passato le più grandi personalità avevano poco riguardo per i valori religiosi tipici della classe media», o ancora «il libero amore va, quindi, accettato come capitava tra i progenitori germanici». Il libero amore, risulta chiaro, era mirato a procreare tanti bei bambini biondi, archetipo del nazista perfetto.

Lione, si controlla che tutti quelli che accedono alla zona naturista siano nudi (Fred Dufour/Afp)

Nel dopoguerra la fiaccola del nudismo passa a un’altra dittatura, quella jugoslava. Ogni mezzo per attirar turisti, e quindi valuta pregiata, è buono, soprattutto dopo che il maresciallo Tito, nel 1948, abbandona il Cominform, e quindi i rubli di Mosca, e ha disperatamente bisogno di valuta occidentale. Avere le coste dell’Istria e della Dalmazia aiuta parecchio, e si sviluppa un turismo estivo al tempo low cost (oggi non è più solo così). L’esempio di Kandarola viene seguito da molte altre località, e le spiagge per naturisti si moltiplicano. Per esempio l’Isola rossa, in Istria, vicino a Rovigno (Rovinj), che in realtà è formata da due isole collegate tra loro da un ponticello, una Sant’Andrea, tessile, l’altra Maschino, Fkk. Ma le zone dove prendere il sole in versione cabrio punteggiano il litorale e aiuta il fatto che il comunismo non guardi al sesso con atteggiamento punitivo e proclami un momento sì e l’altro pure l’uguaglianza tra uomo e donna e quindi il diritto di stare nudi su un piano di parità: la donna comunista non è sottoposta al maschio. 

Il movimento Hippy, con il suo riavvicinamento alla natura, aveva nel nudismo e nel libero amore una parte consistente dell’ideologia fondante, e certe immagini del festival di Woodstock, che ebbe la sua prima edizione nel 1969, stanno lì a ricordarcelo. 

In Francia oggi è celebre il villaggio naturista di Cap d’Agde, affacciato sul Mediterraneo nella regione Linguadoca-Rossiglione, ma sembra che almeno una parte dei suoi frequentatori più che al corpo libero siano interessati al libero scambio (e non nel senso di essere seguaci delle teorie economiche di Milton Friedman).

Nell’odierna Austria, erede di quell’Impero austroungarico che stabilì la prima spiaggia nudista nel 1908, la cultura del corpo libero è ancora ampiamente praticata. Per esempio gli wellness centre, molto diffusi, sono quasi sempre Fkk e misti. Se siete in una sauna austriaca e vedete entrare qualcuno/a che rimane con il costume addosso in mezzo a una serie di persone nude, potete essere quasi certi che si tratti di un italiano/a. 

Sulla Donau Insel, isola artificiale sul Danubio, raggiungibile con dieci minuti di metropolitana da Stephansplatz, ovvero dal cuore di Vienna, si trova una frequentatissima spiaggia per nudisti. È accaduto che alcuni funzionari del Comune di Vienna siano andati a svolgere un’indagine tra i frequentatori della zona Fkk per testare il livello di soddisfazione, e compilassero questionari, agghindatissimi in giacca e cravatta, ascoltando compunti le risposte fornite da una serie di loro concittadini senza nulla addosso.

Twitter: @marzomagno

Pererov, Bielorussia. Nudista si fa la barba (Viktor Drachev/Afp) Clicca sulla foto per ingrandire

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