Tav, scontro in commissione e il M5s infuriato se ne va

“Aventino” grillino ad Affari esteri

Mentre il Parlamento si avvia a licenziare gli ultimi decreti prima della pausa estiva, al quarto piano di Montecitorio è scontro sul Tav. Lontano dall’attenzione dei più, la commissione Affari Esteri è impegnata a ratificare l’accordo italo-francese «per la realizzazione e l’esercizio della nuova linea ferroviaria Torino-Lione» firmato a Roma il 30 gennaio 2012. Abbastanza per provocare la reazione dei deputati del Movimento 5 stelle, da sempre contrari al progetto. Interventi a raffica, ostruzionismo, accuse alla maggioranza. E alla fine l’Avventino: i grillini se ne vanno sbattendo la porta, accusando il presidente Fabrizio Cicchitto di non rispettare il regolamento.

Anzitutto è bene specificare, non si tratta dell’accordo che permetterà l’avvio dei lavori definitivi. Piuttosto la ratifica riguarda un protocollo addizionale all’accordo sottoscritto a Torino il 29 gennaio 2001 in cui le parti «stabiliscono le condizioni di realizzazione del progetto di collegamento ferroviario misto merci-viaggiatori tra Torino e Lione, nonché le condizioni di esercizio di tale opera, una volta realizzata». Un accordo integrativo, come raccontano i deputati impegnati dalle nove di questa mattina con l’esame degli emendamenti in commissione. Non per questo meno importante. «Di fatto» racconta la grillina Laura Castelli «è un atto politico. Si vuole dimostrare che nonostante tutto l’Italia va avanti con il progetto».

Intanto il M5S denuncia alcune stranezze. Perché la ratifica del trattato è stata calendarizzata solo nell’ultima settimana di lavori, prima della pausa estiva? Tra gli esponenti a cinque stelle qualcuno lascia intendere che forse la maggioranza sperava di approvare il ddl in fretta e senza troppa attenzione mediatica. Non è l’unica curiosità. L’esame e l’approvazione dell’accordo italo-francese sono iniziati proprio nei giorni in cui cinque deputati grillini – su otto – della commissione Affari Esteri erano assenti. Impegnati in una missione in Kazakistan in seguito al caso Shalabayeva (il capogruppo Manlio Di Stefano è arrivato a Montecitorio alle 17, pochi minuti prima che i colleghi abbandonassero polemicamente la commissione).

La segretaria della commissione Affari esteri Lia Quartapelle, deputata Pd, smonta ogni polemica. Nessuna provocazione. «Tant’è che quando la scorsa settimana l’ufficio di presidenza ha approvato il calendario dei lavori, nessuno dei presenti ha sollevato problemi. Compresi il vicepresidente Alessandro Di Battista, il segretario Carlo Sibilia e il capogruppo Manlio Di Stefano (tutti esponenti M5S, ndr)».

Intanto la commissione procede a ritmo spedito. Approfittando dell’Aventino pentastellato si punta a chiudere la pratica degli emendamenti entro stasera. I deputati a 5 stelle – che ieri avevano provato a chiedere un’audizione del ministro degli Esteri Emma Bonino e delle autorità francesi – hanno provato invano a correre ai ripari. Sostituiti i parlamentari in missione con alcuni colleghi, si sono presentati in commissione decine di altri deputati del Movimento. L’obiettivo era quello di prendere tempo, intervenendo a raffica sui 33 emendamenti presentati. Trentadue proposte di modifica a firma M5s, una di Sel. Ostruzionismo in parte sventato: al termine di una lunghissima seduta il presidente Fabrizio Cicchitto è riuscito a contingentare i tempi, scatenando la dura reazione dell’opposizione. 

I grillini accusano: «Lo schema è sempre lo stesso. Il Parlamento viene calpestato e svuotato per le tante ragioni di Stato che vengono utilizzate a pretesto per coprire abusi, sprechi e scandali d’ogni sorta». Dalla maggioranza qualcuno si stupisce. «Questa mattina – raccontano esponenti del Pd – si era trovato un accordo per chiudere la discussione entro le 18. Non si capisce il motivo della polemica».

Lo scontro è solo rimandato. A settembre si attendono i pareri delle commissioni competenti, poi il provvedimento arriverà in Aula. «E lì sarà battaglia vera» annunciano i grillini. La pregiudiziale di costituzionalità è già stata scritta. Lo scenario che si prospetta è simile a quello che ha bloccato Montecitorio per tre giorni durante la movimentata approvazione del decreto del Fare. Interventi a oltranza per fermare i lavori dell’Aula. «Parleremo tutti per ore» anticipa la Castelli «siamo pronti a liberare la fantasia».