Tra Bibbia e metafore Letta blinda le larghe intese

Un giorno al meeting Cl tra vecchi amici

RIMINI – La legge elettorale entro l’autunno, la rinascita dell’Europa nel 2014 e un governo che prosegua il suo percorso. La fine delle vacanze di Enrico Letta coincide con l’inaugurazione della 34° edizione del Meeting di Comunione e Liberazione. A Rimini il presidente del Consiglio traccia la road map dell’esecutivo provando a blindare Palazzo Chigi dalle intemperie berlusconiane e dalle convulsioni Pd. In Riviera trova un clima sereno e gli abbracci del popolo ciellino che tifa per le larghe intese: dagli stand gli urlano «Non mollare», la presidente del Meeting Emilia Guarnieri è più esplicita: «Questo governo è l’unica soluzione in grado di garantire una possibilità di benessere per il paese».

La giornata del presidente del Consiglio comincia con la messa. L’arrivo, poco prima delle 11, è atteso dai ministri ciellini Maurizio Lupi e Mario Mauro, che poi diventano i suoi angeli custodi in giro per la Fiera. È la prima volta da premier, l’ennesima visita da amico del Meeting e del popolo di don Giussani. Delle ultime edizioni non ne ha mancata una: anche per questo Letta si muove agile tra gli stand, saluta vecchie conoscenze, concede foto e abbracci con la consueta cordialità.

Dopo la messa celebrata dal vescovo di Rimini c’è tempo per la visita ad una mostra sull’Europa, la stessa su cui si impernia l’incontro inaugurale del Meeting. Nel mezzo incontra l’a.d. delle Ferrovie Mauro Moretti, firma l’appello per i cristiani perseguitati e chiacchiera con un artigiano nello stand della Federlegno. All’ora di pranzo, seminato il codazzo di stampa e curiosi, si siede al ristorante con Mauro e Lupi per uno spuntino che ha tutti i crismi del summit di governo. Finalmente, alle 15, l’intervento inaugurale in Auditorium davanti ad alcune migliaia di presenti che, pochi minuti prima di lui, applaudono l’ingresso di Roberto Formigoni, stavolta in qualità di (polemico) visitatore.

L’incontro è aperto da un videomessaggio di Giorgio Napolitano e dalle introduzioni dei demiurghi del Meeting, Emilia Guarnieri e Giorgio Vittadini. Entrambi, a nome della kermesse ciellina, riaffermano la necessarietà delle larghe intese. «Nei momenti d’emergenza è importante unirsi e mettere il bene comune avanti a tutto», chiosa Giorgio Vittadini che serve l’assist al premier. Letta parte ricordando il discorso riminese di Giorgio Napolitano che qui, due anni prima, ha strigliato il bipolarismo, chiesto alla politica di parlare un linguaggio di verità e inaugurato, di fatto, il governo tecnico «innescando un cambiamento storico per il nostro paese».

L’elogio delle larghe intese abbraccia la prima parte del discorso tra richiami espliciti e metafore allusive. Letta se la prende coi «professionisti del conflitto che vogliono coprire il loro vuoto di idee col conflitto permanente». Eppure, sottolinea il premier, l’attuale esecutivo Pd-Pdl «è un cammino di speranza e non vogliamo interromperlo». «L’incontro – spiega – non è un annullamento della propria identità e fa paura soltanto a chi è incerto dei propri valori». Nella difesa delle larghe intese nulla è lasciato al caso: c’è spazio pure per la citazione del Salmo Ottavo «tanto caro a don Giussani» e per la parola magica del popolo ciellino: sussidiarietà.

«Con il decreto del fare la stiamo rimettendo al centro, vogliamo riaffermare la centralità del cittadino anche nei confronti dei ritardi della Pubblica Amministrazione». Il discorso di Letta è arringa difensiva e spot promozionale allo stesso tempo. Con un totem inscalfibile, quasi ontologico: le larghe intese. Vietato abbatterle (d’intesa con Napolitano). Difatti non si contano i passaggi in cui il premier sciorina i provvedimenti dal governo e le buone intenzioni per i mesi venturi, a partire da riforma elettorale e abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. L’eloquio è spigliato, asciutto ma coinvolgente: abbraccia un neo-linguaggio tra religione e profezia. 

L’impressione è che si stia esercitando da leader ben oltre la stagione emergenziale di oggi. «La mia missione è rendere conto della speranza di un’Italia che vuole uscire dalla crisi, evento a portata di mano, ma dipende da come ci comportiamo». La platea apprezza, applaude più di venti volte un presidente del Consiglio che sveste l’abito del notaio super-partitico per indossare il doppiopetto del trascinatore sobrio.

Profetico o filosofico, Letta traccia un futuro che va oltre il domani, tanto in Italia quanto nel Vecchio Continente: «Oggi l’Europa ha istituzioni che non consentono di decidere, bisogna cambiarle». Gli fa eco Vittadini che al Meeting ha messo in piedi la mostra “Sinfonia dal Nuovo Mondo: Un‘Europa unita dall‘Atlantico agli Urali”, ribadendo che alla radice dell’unificazione non c’era «una preoccupazione economica ma i popoli che si mettevano insieme». L’Europa non funziona se è solo un «maso chiuso» e i suoi padri fondatori «non badavano alle beghe nazionali ma ad un ideale comune». Parole che testimoniano pure la furba trasversalità di un Meeting che in passato ha applaudito gli interventi degli esponenti localisti leghisti, da Roberto Maroni a Roberto Calderoli.

L’Europa di Letta è quella «che applichi la sussidiarietà, che parli di lavoro e rimetta la finanza al proprio posto». Una serie di sfide impraticabili senza il rilancio della politica, «a cui dobbiamo chiedere trasparenza, ringiovanimento e riduzione dei costi ma di cui non possiamo fare a meno». Insomma a Rimini Letta non ci sta a passare per traghettatore. Sul palco dell’Auditorium prova a farsi timoniere, indicando una missione: «Noi italiani ce la faremo perché abbiamo il culto del tempo, della terra e della bellezza». Immancabile la citazione del nonno agronomo e la chiusura obamiana: «Non ci può battere nessuno se solo vogliamo farcela».

I saluti finali si trascinano rapidi in sorrisi e soddisfazione. L’inizio della nuova stagione non poteva essere più dolce, quasi un bagno al mare rispetto ai temporali politici che si prevedono nella Capitale. Guarnieri e Vittadini in conferenza stampa ribadiscono che meglio di così non poteva andare. Lui ringrazia e saluta gli amici del Meeting: «Il vostro calore lo porto con me e lo userò nei momenti difficili di questo autunno e inverno». C’è da scommetterci che ne avrà bisogno.

Twitter: @MarcoFattorini