Bagnasco nell’ombra di fronte a un Papa “no global”

La distanza sui temi legati alla società

Il Papa con la sua trasferta a Cagliari di domenica scorsa ha inevitabilmente rubato la scena al cardinale Angelo Bagnasco che lunedì pomeriggio doveva aprire e i lavori del Consiglio episcopale permanente e tenere la consueta relazione. Una casualità di date, un succedersi di appuntamenti, insomma nessuna strategia. Eppure qualcosa è accaduto perché nel capoluogo sardo Francesco ha parlato, come al solito, con accenti forti e appassionanti dei problemi del lavoro e della disoccupazione, ha sollevato poi nuovamente la questione di un modello di sviluppo globale che non funziona («Vogliamo un sistema giusto. Un sistema che ci faccia andare avanti tutti e non vogliamo questo sistema economico globalizzato, che ci fa tanto male»). Un papa, dunque, esplicitamente “no global”, o per una globalizzazione alternativa, come fu il Wojtyla d’inizio millennio.

In più Bergoglio ci mette una scioltezza nel parlare di diritti, di questioni sociali, legata alla sua biografia di arcivescovo latinoamericano e argentino, figlio di una Chiesa che deve fare i conti da sempre con i temi legati alla povertà e alla crisi economica. Il Papa, ancora, è capace di colpi a sorpresa che colpiscono l’immaginario, quando dice per esempio: «Gesù insegnaci a lottare per il lavoro». Insomma il pontefice che saluta i carcerati, che parla di precari, che lascia da parte il discorso scritto e va avanti solo a braccio, conquista la ragione e il cuore della gente. È un modello con venature carismatiche, di forte capacità comunicativa dove l’improvvisazione nasce dalla sicurezza con la quale si sta in mezzo al popolo dei fedeli. Bergoglio di volta in volta è un po’ sindacalista un po’ Evita Peròn, un po’ grande padre spirituale e un po’ gesuita ben attento a ciò che dice anche se non lo dà a vedere. Francesco, così, naviga fra la gente e cancella la presenza e il modo d’essere prudente, attento agli aggettivi, sempre impostato, della Chiesa italiana. Anzi lo fa travolgere dall’entusiasmo dei fedeli.

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Del resto fin dall’inizio il feeling fra il nuovo pontefice e l’arcivescovo di Genova è stato scarso, e ora le cose stanno andando sempre peggio. La realtà è che il magistero del Papa argentino sta mettendo improvvisamente in discussione molte certezze della Chiesa italiana. L’intervista a Civiltà cattolica, in questo senso, ha lasciato il segno. Quel passaggio in cui Bergoglio ha detto: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile», è stata in realtà una botta tremenda per la presidenza stessa della Cei che su questi temi aveva speso buona parte della sua credibilità in questi anni ponendoli anche alla base di un ritorno all’impegno sociale dei cattolici nella vita pubblica; si ricordi in questo senso la relazione che Bagnasco fece a Todi nell’ottobre del 2011 quando le associazioni cattoliche di diverso orientamento provarono a far nascere un polo cattolico per il dopo Berlusconi, progetto che naufragò e fu in parte assorbito dalla non brillante esperienza di Scelta civica.

Bagnasco nella sua prolusione di lunedì, più breve del solito, con un minor approfondimento sui temi politici nazionali di quanto non avvenisse in passato, ha invocato la governabilità e ha richiamato addirittura il giudizio della storia su chi farà cadere il governo:

«Grande impegno viene profuso dai responsabili della cosa pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare, finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo». 
Quindi «ogni passo è benvenuto, ma l’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno. Ogni atto irresponsabile – da qualunque parte provenga – passerà al giudizio della storia». 

Se per il Papa tale giudizio era stato evocato sui responsabili dell’uso di armi chimiche in Siria, il presidente della Cei lo utilizzato invece per chiamare in causa i possibili sabotatori dell’esecutivo. Del resto non c’è stata prolusone della Cei, negli ultimi anni, che non si schierasse a favore della governabilità come valore irrinunciabile.

I temi della crisi sono stati pure citati dal capo dei vescovi italiani, sia pure con meno intensità del solito, e sta qui forse una differenza di linguaggio e di messaggio fra Bergoglio e Bagnasco: il primo si concentra sulla natura dei problemi, analizza la crisi, ne mette in luce i drammi e le responsabilità ad alto livello, il momento dei rapporti con le autorità civili è relegato a spazi specifici. L’intervento della Cei è invece tradizionalmente più istituzionale, non rompe mai il rapporto fiduciario con il potere politico anche quando ne critica eccessi o vizi.

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E poi Bagnasco ha messo di nuovo al centro del suo intervento – in effetti senza novità di rilievo – la famiglia naturale fra uomo e donna, ha parlato di omosessualità come di un fenomeno culturale e non naturale, ha ribadito con qualche giro di parole le critiche alla legge contro l’omofobia, ha denunciato le numerose violenze contro le donne escludendo però che queste avessero radici nella famiglia e anzi ha attribuito il fenomeno a quello che ha indicato come uno dei grandi mali del nostro tempo: l’individualismo. Nulla, invece, sulle riforme chieste da papa Francesco alla Chiesa, in particolare quelle critiche rivolte ai chierici di Stato, ai vescovi funzionari, all’eccesso di carrierismo, a una Chiesa troppo legata ai beni materiali e alle norme canoniche e poco proiettata nella dimensione missionaria. Francesco, nel frattempo, dopo essersi incontrato anche con Bagnasco, ha visto numerosi vescovi italiani e fra gli altri l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, nei prossimi giorni sarà la volta del cardinale di Milano Angelo Scola. Infine si parla di una possibile prossima nomina del Segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, quale nuovo ordinario militare per l’Italia, carica da tempo vacante.  

Twitter: @FrancePeloso

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