Berlusconi alla ricerca di un quarto grado di giudizio

Bondi azzarda l’ipotesi “revisione”

Nelle mosse politiche e giudiziarie di Berlusconi si vede in controluce la affannosa ricerca di un quarto grado di giudizio. Un tempo supplementare in cui ribaltare il risultato emerso dalle sentenze di primo e secondo grado, e ribadito dalla Cassazione. Il giudice di “quarto grado” si è voluto individuare ora nella Corte Costituzionale, nel Presidente della Repubblica, nella Corte di Giustizia della Ue e nella Corte europea dei diritti dell’uomo. Ma si tratta di vicoli ciechi.

Il ricorso alla Corte di Strasburgo – depositato lo scorso 7 settembre – lamenta la violazione del principio, garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, per cui nessuno può essere punito per un comportamento non previsto come reato dalla legge (nulla poena sine lege). Tuttavia condizione necessaria per ricorrere alla Corte internazionale è il previo esaurimento dei ricorsi interni allo Stato. Visto che la domanda presentata dagli avvocati di Berlusconi non riguarda la condanna Mediaset, passata attraverso tutti i gradi della giustizia ordinaria italiana, ma l’applicazione della sanzione della decadenza, non ancora inflitta, potrebbe essere rigettata come inammissibile.

Questo è il ragionamento giuridico espresso, tra gli altri, anche da Luciano Violante. L’ex presidente della Camera, alla festa del Pd di Genova, ha bollato come “non fondata” la richiesta alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Più possibilista sull’eventualità di devolvere la questione della retroattività della Legge Severino alla Corte Costituzionale, anche se il politico democratico continua a ritenere nel merito che il problema non esista. Questa soluzione – battezzata “lodo Violante” – consentirebbe alla Giunta di sospendere la propria decisione in attesa della decisione della Consulta. In tal modo la decadenza di Berlusconi arriverebbe prima a causa dell’interdizione decisa dai giudici – la Corte di Appello di Milano la dovrebbe ricalcolare entro ottobre – che non per via di una decisione ritenuta “politica” della Giunta. Inoltre l’allungamento dei tempi potrebbe chiudere la finestra elettorale autunnale, prolungando la vita al governo.

Anche questa soluzione solleva delle perplessità. Come già riportato su Linkiesta, la maggioranza dei costituzionalisti pare ritenere la questione infondata. Per alcuni è “manifestamente” infondata, e a rischio di rigetto immediato da parte della Corte. Una via, dunque, che potrebbe non consentire un guadagno di tempo sufficiente per essere utile.

Un terzo possibile giudice di “ultimissimissima” istanza, dopo la Consulta e la Corte di Strasburgo, lo si è voluto individuare nel Presidente della Repubblica. A Giorgio Napolitano sono arrivate pressioni per prendere i provvedimenti più disparati, ma in particolare la grazia. Questa, raccontano i retroscenisti, sembra essere la via per cui spingono i familiari dell’ex premier, ma risulta indigesta ai “falchi” del Pdl che non vorrebbero passasse il messaggio che Berlusconi ammette le sue colpe (anche se già è partito il tam tam per cui un eventuale provvedimento del Colle sarebbe una riparazione per una sentenza dei giudici “aberrante”). Inoltre la grazia potrebbe estinguere la pena principale (i 4 anni) e la pena accessoria (l’interdizione dai pubblici uffici) ma non gli effetti non penali della condanna, tra cui rientrano l’incandidabilità e la decadenza.

Presentata dal relatore Augello nel corso della prima riunione della Giunta, è poi emersa la possibilità di chiedere alla Corte di Giustizia della Ue un parere sulla conformità della Legge Severino rispetto al diritto comunitario. Anche in questo caso si lamenta la violazione del principio di non retroattività delle leggi penali e quindi si riproporrebbe l’eventuale infondatezza del motivo di ricorso, visto che la legge disciplina la materia elettorale e non è una norma incriminatrice in senso stretto.

Un’ultima possibile carta l’ha fatta intravedere l’8 settembre Sandro Bondi, parlando di “revisione” del processo Mediaset, in seguito all’emersione di “nuove prove” che dimostrerebbero come la sentenza di condanna ai danni di Berlusconi sia stata «un enorme abbaglio derivante da animosità». Le nuove prove sarebbero contenute nelle carte di un processo svoltosi in Svizzera del 2010 che il settimanale Tempi ha pubblicato pochi giorni fa. Da queste emergerebbe il ruolo di intermediario effettivo di Frank Agrama, ritenuto invece dai giudici italiani il “socio occulto” di Berlusconi nel sistema criminoso volto a evadere il fisco.

«La revisione è un mezzo di impugnazione straordinario», spiega l’avvocato ed esperto del diritto Paolino Ardia. «La si può tentare quindi senza limiti temporali ma solo in una serie di casi tassativi. Uno di questi è la sopravvenienza di nuove prove, di qualsiasi tipo, in grado di scardinare il ragionamento logico che i giudici hanno posto alla base della sentenza. Nel caso concreto, se le nuove prove dimostrassero che non è vero che Berlusconi è stato l’ideatore di un sistema illecito occulto, proseguito a suo vantaggio anche quando lui ha cessato un ruolo direttivo delle aziende, allora sarebbe possibile una revisione. Se la domanda venisse presentata dovrebbe esprimersi la Corte di Appello, vagliandone prima l’ammissibilità».

Un percorso rischioso – e che, come spiega ancora l’avvocato Ardia, «non sospenderebbe ex lege i lavori della Giunta» – vista la difficoltà di dimostrare che le carte in questione siano “nuove prove”. Il Giornale, quotidiano di famiglia di Berlusconi, il 3 settembre ha riportato le dichiarazioni dell’avvocato di Agrama, Roberto Pisano, il quale afferma: «Non conoscevamo il documento di Tempi – (…)Ma abbiamo già citato come testimoni nel processo connesso Mediatrade funzionari della tv svizzera che dovranno essere ascoltati con una rogatoria nei prossimi mesi. In Cassazione abbiamo prodotto il documento originale dell’acquisto di Agrama dei diritti Paramount e provato la vendita di film e programmi in tutti gli altri Paesi di sua competenza. Ma i giudici hanno liquidato in poche righe in nostri argomenti su questo punto, con motivazioni grossolane, illogiche e superficiali».

Dunque l’argomento sarebbe già stato sollevato dai legali del coimputato di Berlusconi e già preso in considerazione dai giudici, rendendo impervia anche la via della revisione. Che sia così difficile – si vedrà se impossibile – scampare a una condanna definitiva, al di là del caso concreto, dovrebbe rallegrare i tanti cittadini che lamentano l’eccessiva tenerezza dell’apparato giudiziario italiano. Anche in un sistema spesso accusato di avere “infiniti appelli” e di “non decidere mai” prima o poi arriva la parola Fine.

Twitter: @TommasoCanetta

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