Consob: c’è «collusione» tra Tronchetti e Malacalza

Il riassetto della filiera Pirelli

«Collusione». Così Consob, il regolatore del mercato finanziario, ha definito in un comunicato pubblicato intorno alle 22.30 di ieri l’inciucio tra Marco Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza nel passaggio dall’uno all’altra delle quote di Camfin, la scatola che controlla Pirelli. «Consob ritiene di aver accertato una collusione fra Malacalza Investimenti Srl da una parte e dall’altra Lauro Sessantuno Spa e i soggetti che con essa hanno agito di concerto, volta ad assicurare a Malacalza un trattamento migliore rispetto a quello riservato agli altri azionisti attraverso l’opa», recita la nota dell’authority guidata da Giuseppe Vegas.

«Più in dettaglio», prosegue la nota, «Consob ritiene di aver accertato che la transazione convenuta comprenda – oltre che una componente cash di 0,80 euro per il pagamento delle azioni Camfin cedute da Malacalza a Lauro Sessantuno – anche un’ulteriore componente, costituita dallo sconto riconosciuto sul valore della partecipazione del 7% circa in Pirelli Spa, ceduta a Malacalza da Allianz Spa e FonSai Spa, membri del patto parasociale in Pirelli». Uno sconto «quantificato, come minimo, nella differenza tra il prezzo che Malacalza avrebbe dovuto pagare per le azioni Pirelli “nella logica della conversione” (8 euro) e il prezzo effettivamente pagato (7,80 euro)».

Il riassetto societario della catena di controllo del gruppo degli pneumatici comincia nell’estate del 2012, quando i Malacalza, azionisti di Camfin, chiedono una ricapitalizzazione della holding, in rosso per 400 milioni di cui 137 in scadenza alla fine dell’anno scorso. Tronchetti preferisce non aprire il portafoglio e propone l’emissione di un bond convertibile in azioni. Strada più conveniente in quanto non comporta la sottoscrizione dell’eventuale inoptato dell’aumento di capitale e mette al riparo Gpi, scatola allora al 47% di Camfin controllata da Tronchetti, dall’obbligo di una costosa Opa. Si scatena una battaglia legale che dura fino a maggio, quando il fondo Clessidra, assieme a Unicredit e Intesa – istituti pesantemente esposti lungo la filiera Pirelli-Prelios (ex Pirelli Real Estate, ndr) – decidono, attraverso il veicolo Lauro Sessantuno, di lanciare un’Opa su Camfin.

Lo schema è il seguente: “tronchettiana” Nuove Partecipazioni – a cui farà capo il 37,7% di Lauro Sessantuno – paga 80 cent per azione per acquisire il 25,6% di Camfin dai Malacalza (diretto e attraverso Gpi Spa) con uno sconto del 20% sulla holding ovvero una valutazione delle azioni Pirelli a 7,8 euro. Di converso, Tronchetti Provera, Carlo Acutis e Massimo Moratti conferiscono le loro quote di Camfin in Nuove Partecipazioni a un prezzo di 72 centesimi, che equivale a uno sconto del 28% ed è pari a valutazione delle azioni Pirelli di 7,3 euro. Al contrario, i Malacalza cedono il 25,6% di Camfin per 255 milioni e contemporaneamente acquistano le quote Pirelli di Allianz (4,4%) e FonSai (2,6%). 

Due operazioni sulle quali proprio ieri Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, compagnia assicurativa che ha acquisito FonSai, ha dichiarato: «Ci è stata fatta una proposta di acquisto e l’abbiamo valutata, considerando la natura della partecipazione e dei vincoli che la stessa aveva. Non si trattava di una partecipazione libera, che andavamo a vendere sul mercato, ma vincolata in un patto. «Se avessimo disdettato il patto», ragiona Cimbri, «avremmo dovuto alla scadenza offrire le azioni alla media dei tre mesi precedenti. Abbiamo valutato se vendere a quelle condizioni a pronti e l’indeterminatezza delle condizioni a cui eravamo esposti domani. Abbiamo giudicato conveniente la scelta di fare subito». Una limpida ammissione della continuità tra le due operazioni.

Non solo: l’acquisto del 7% di Pirelli da parte di Malacalza è avvenuto a 7,8 euro per azione, sottolinea Consob. Ovvero con uno sconto di un euro rispetto agli 8,8 euro in cui quotavano le Pirelli nei giorni precedenti alla chiusura della trattativa, e con una valorizzazione implicita della loro quota in Camfin di ben 97 cent. Cifra a cui si arriva sommando agli 80 cent i 17 cent per azione ottenuti calcolando lo sconto di 33 milioni sul prezzo di mercato delle quote di Allianz e FonSai, e dividendola poi per le 200,7 milioni di azioni Camfin cedute, per l’appunto, a 80 cent. Niente male per convincere la famiglia genovese a deporre le armi.

La Consob ha dunque chiesto a Lauro Sessantuno di adeguare il prezzo dell’Opa a 83 centesimi, poiché: «Dagli accertamenti risulta che è stato riconosciuto a Malacalza un corrispettivo pari quanto meno a 0,83 euro, più elevato rispetto al prezzo di 0,80 euro pagato dall’offerente». Il veicolo Lauro Sessantuno, che lo scorso 12 settembre ha dato mandato all’ex ministro Laura Severino di presentare un esposto alla Procura di Roma per le notizie uscite su Repubblica in merito all’avvio dell’indagine Consob, quasi sicuramente farà ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del regolatore. La battaglia non è finita.

Twitter: @antoniovanuzzo 

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