Dopo la Baviera, la Germania è pronta al bis di Merkel

Possibile anche una grande coalizione

Si scalda il clima elettorale in Germania a una settimana dalle elezioni federali. Il voto locale in Baviera premia con uno straordinario risultato i conservatori dando il via alla partita. I candidati si preparano alla corsa finale come possono: il rivale di Angela Merkel, il socialdemocratico Peer Steinbrück, cerca di rubare la scena con azzardate foto ironiche e accorcia le distanze. I liberali, soci naturali della cancelliera al centrodestra, rimangono appesi a un filo. Se una grande coalizione guidata da Merkel è il risultato più probabile per la prossima domenica 22 di settembre, una serie di variabili potrebbero procurare sorprese.

L’ultima settimana prima delle elezioni federali in Germania si apre all’ombra dello storico risultato in Baviera. Dopo il punto più basso raggiunto nel 2008, il partito cristiano sociale CSU, guidato da Horst Seehofer e cugino bavarese della CDU di Merkel, torna alle antiche glorie e raggiunge il 47,7%, sarebbe a dire una comoda maggioranza assoluta che gli permette di governare indisturbato senza scendere a patti con nessuno. La Baviera è un caso a parte in Germania: è il Land più ricco, quello più esteso, il più popolato (in 9,5 milioni hanno votato questo fine settimana) e con il tasso di disoccupazione più basso di tutto il paese. Qui governa ininterrottamente da più di cinquant’anni la CSU. Uno scandalo di parentopoli portato alla luce negli scorsi mesi non ha minimamente eroso la fiducia nel partito.

La vittoria dei conservatori ha significato la sconfitta di tutti gli altri. In particolare i liberali dell’FDP, che a livello federale sono soci di minoranza del Governo Merkel, non sono riusciti a superare lo sbarramento del cinque per cento e sono rimasti fuori dal parlamento regionale con il 3,3 per cento. Se è vero, come ha ricordato il segretario del partito e vicecancelliere Philipp Rösler, che «la Baviera è un caso a parte» (di fatti è sempre stato un territorio difficile per i liberali) è anche vero che non si tratta di un segnale positivo. I sondaggi per il Bundestag danno ai liberali risultati attorno al 5% che, considerato il margine di errore, potrebbero significare l’esclusione della formazione dai giochi. Per Merkel questa sarebbe una parziale sconfitta: non potrebbe ribadire l’attuale coalizione e si vedrebbe costretta a cercare larghe intese con il centro sinistra. L’SPD ha guadagnato qualcosa, ma molto meno delle aspettative e il candidato Christian Ude non è riuscito ad andare oltre al 20,6%. I Verdi sono scesi all’8,5% mentre, e la lista civica dei Freien Wähler ha perso due punti ed è scesa all’9 per cento.

Domenica sera i cristiano-democratici erano troppo presi a celebrare la straordinaria vittoria dei cugini per preoccuparsi dei liberali. «Il risultato in Baviera ci da la spinta decisiva per la prossima settimana», ha commentato a caldo Michael Grosse Bömer, leader della frazione parlamentare della CDU. Ha rincarato la dose Hermann Gröhe, segretario della CDU, secondo cui, «l’alleanza rosso-verde – socialdemocratici e Verdi – non ha alcuna possibilità a livello federale», come Gröhe, lo dicono anche i numeri.

Il risultato in Baviera rischia di mandare in fumo la piccola rimonta dei socialdemocratici e del loro candidato Peer Steinbrück nelle ultime due settimane. Dopo essersi imposto nel dibattito faccia a faccia con Merkel, Steinbrück ha anche raccolto grande successo nel dibattito diretto con il pubblico della prima rete tedesca ARD lo scorso mercoledì. Pochi giorni prima, Merkel, nello stesso format era stata messa in difficoltà dai lavoratori interinali che hanno messo a nudo, in prima serata, il lato oscuro del «miracolo occupazionale» tedesco. Venerdì, secondo gli ultimi sondaggi dell’Istituto Infratest Dimap la distanza tra cancelliera e sfidante si era accorciata al minimo: in una ipotetica elezione diretta il 49 per cento dei tedeschi voterebbe Merkel e il 32 per cento Steinbrück, in agosto la proporzione era del 55 contro il 22 per cento.

Forte dei risultati parziali positivi, Steinbrück ha deciso di osare. Sulla copertina del magazine della Süddeutsche Zeitung in edicola da venerdì scorso appare con un’espressione del volto aggressiva, di profilo e con il dito medio alzato. Erano immagini raccolte nelle tradizionali interviste di questa pubblicazione in cui gli intervistati vengono invitati a rispondere con gesti o espressioni. A Steinbrück si chiedeva cosa pensava dei nomignoli poco fortunati che gli erano stati affibbiati in campagna come “Problem-Peer” o “Panne-Peer” o ancora, “Peer-lusconi”. Le foto hanno scatenato un caso nazionale, la condanna di liberali e conservatori è stata unanime «non sono gesti che un aspirante cancelliere si può permettere». Il problema è però un altro: più che una mossa calcolata è sembrato uno scivolone, Steinbrück ha ammesso di non sapere che la foto sarebbe stata copertina.

Nei prossimi giorni sarà chiaro se si sarà trattato o no lo scivolone decisivo. Salvo eclatanti sorprese la Germania coronerà Angela Merkel con un grande successo, degno di quello di Seehofer in Baviera. Gli ultimi sondaggi di Forsa l’Unione (CDU e CSU) raggiungeranno il 40%, l’SPD il 26%, i Verdi l’11, Die Linke l’8% e i liberali di FDP il 6 per cento. Questo scenario, con i liberali che recuperano lascia margine di speranza a una coalizione di centro destra come quella attuale. Altri istituti vedono l’FDP fuori: in questo caso alla cancelliera resterebbe la sola possibilità di formare una grande coalizione. Nelle ultime settimane la CDU è apparsa molto più interessata a cercare il massimo successo possibile di Merkel che sarebbe pronta a governare con chiunque, in varie occasioni ha lasciato intendere che una grande coalizione non sarebbe un problema. Oltre all’interrogativo sull FDP, la grande incognita è il partito euroscettico Alternative für Deutschland (AfD) che secondo alcuni istituti potrebbe addirittura entrare in parlamento, sarebbe un evento scomodo per tutti.

I temi che decideranno la campagna nell’ultima settimana non saranno sicuramente quelli europei o internazionali. Nemmeno il dibattito sull’intervento in Siria ha scosso più di tanto gli animi degli elettori tedeschi. Si parlerà, così come nelle ultime settimane, di lavoro, pensioni ed educazione. La Germania si comporta, in Europa, come la sua Baviera. Salvo poche parole sul nuovo salvataggio greco, l’Europa e l’austerity non hanno avuto spazio in campagna elettorale. Mentre tutto il continente guarda verso Berlino, la capitale fa finta di niente.

Twitter: @NenaDarling