Il libro più censurato d’America è un libro per bambini

Dall'American Library Association

La prima notizia degna di attenzione è questa: negli Stati Uniti d’America ci sono persone che durante il giorno, tra un impegno e l’altro, riescono addirittura a trovare il tempo di sporgere reclami pubblici contro i contenuti di un libro.

Tra le cose che urtano maggiormente la sensibilità degli americani ci sono, nell’ordine: i riferimenti sessuali espliciti, il linguaggio offensivo, l’inadeguatezza del contenuto rispetto all’età media dei lettori, la violenza, il satanismo e, alzi la mano chi se ne stupisce, l’omosessualità.

Fortunatamente, questo tipo di reclami viene sporto di rado: ogni anno, in media, 424 volte. Non un dato preoccupante, su una popolazione di oltre 313 milioni di abitanti. Ma il perbenismo di una parte d’America, dove (ricordiamo) già nel 2001 la Recording Industry Association cominciò ad appiccicare gli adesivi “Parental Advisory Explicit Content” sulla maggior parte degli album di musica rap, rock e pop in commercio, non è certo una novità.

La seconda notizia interessante, però, è un altra: nel 2012, il libro ad aver attirato più critiche per il suo contenuto “scabroso” è un libro per bambini. Si tratta di “The adventures of Captain Underpants”, traducibile come “Le avventure di Capitan Mutanda”, in realtà una serie di romanzi dedicati ai più piccoli firmati dallo scrittore e illustratore 47enne Dav Pilkey. Protagonista è, ovviamente, “Capitan Mutanda”, un supereroe scostumato (letteralmente) generato dall’immaginazione di due ragazzini giocherelloni.

Come ogni anno dal 2001 a questa parte l’American Library Association, la più antica e più grande associazione bibliotecaria del mondo, redige e rende pubblica una lista dei libri che hanno urtato la sensibilità dei lettori americani: una classifica ottenuta sommando il numero delle lettere di protesta recapitate per ciascun titolo nella cassetta postale del suo Office for Intellectual Freedom (Ufficio per la libertà intellettuale), nato nel 1967 e deputato a controllare che gli autori americani rispettino le indicazioni contenute all’interno del “Library Bill Of Rights”. 

La maggior parte dei 464 reclami giunti dai lettori durante l’anno solare 2012 ha preso di mira proprio Captain Underpants, considerato “inadatto ai bambini delle scuole elementari” a causa del “linguaggio offensivo“ contenuto al suo interno. In realtà, come evidenziato dall’analisi di Business Insider, il libro non presenta oscenità o parole volgari. Si, c’è qualche atteggiamento leggermente sopra le righe – ad esempio, i due piccoli protagonisti che combattono contro un gruppo di robot aggressivi e li uccidono con delle assi di legno – e qualche scherzo di cattivo gusto – come quando Captain Underwear lancia le sue mutande a mo’ di fionda addosso al cattivo del libro, il Dr. Diaper.

Ma non c’è mai nudità (il supereroe utilizza un barile per coprire le parti intime), né vera violenza. Nulla di paragonabile a quella che si può trovare, per intenderci all’interno di un videogioco o di un film d’azione qualsiasi. Piuttosto che prendersela, dunque, è meglio prenderla sul ridere, come fa anche l’autore nelle note iniziali: «Alcuni dei contenuti di questo libro», si legge, «possono essere considerati offensivi… dalle persone che non portano le mutande». Ironia 1 – Perbenismo 0.

Ecco, comunque, i 10 titoli che hanno ricevuto più reclami da parte dei lettori americani nel 2012.

1. Captain Underpants, di Dav Pilkey.

2. The Absolutely True Diary of a Part-Time Indian, di Sherman Alexie.

3. 13 (Thirteen Reasons Why), di Jay Asher.

4. 50 sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey), di E. L. James.

5. And Tango Makes Three, di Peter Parnell e Justin Richardson.

6. Il cacciatore di aquiloni (The Kite Runner), di Khaled Hosseini.

7. Cercando Alaska (Looking for Alaska), di John Green.

8. Scary Stories, di Alvin Schwartz

9. The Glass Castle, di Jeanette Walls

10. Amatissima (Beloved), di Toni Morrison

Twitter: @valeriobassan

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