La successione impossibile: Merkel non ha eredi

Elezioni in Germania

BERLINO – Si vota in Germania e, a meno di clamorose sorprese, il cancelliere si chiamerà per la terza volta Angela Merkel. Ma già ci si inizia a porre domande riguardo al futuro dei conservatori. Merkel, accusata in un bestseller di usare metodi mafiosi per reprimere gli astri nascenti all’interno del’Unione Cristiano Democratica (Cdu), ha lasciato dietro di sé un grande vuoto, in un partito in cui non spiccano personalità carismatiche. Eppure, timidamente, alcuni nomi prendono forma all’orizzonte: quelli della ministra del Lavoro Ursula von der Leyen e dell’ex governatore della Bassa Sassonia, David McAllister.

Almeno in tre casi eclatanti, le giovani promesse provenienti dalle fila conservatrici hanno visto sfumare rapidamente le loro carriere e si sono ritirate dalla politica. Il caso più famoso è stato quello del cristiano sociale (Csu) bavarese, Karl Theodor zu Guttenberg. Il barone dell’Alta Franconia, nominato ministro della Difesa del governo dicentro destra appena nato nel 2009, appariva in testa a tutte le classifiche di popolarità. Era il 2010, zu Guttenberg aveva 38 anni, e i sondaggi della televisione ARD assicuravano che godeva dell’apprezzamento del 74% della popolazione mentre solo il 41% appoggiava Merkel. «Mi sento come se fossi sulle montagne russe, so che da un momento all’altro potrebbe iniziare la discesa», disse all’apice della popolarità. E così fu. Travolto da uno scandalo di plagio della sua tesi dottorale dovette rinunciare al titolo e al ministero. Per due anni è stato lontano dalla politica. Non è escluso che vi possa tornare.

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Anche Christian Wulff, si presentava come una promessa della Cdu quando era governatore della Bassa Sassonia. Fino ai primi due anni dell’ultima legislatura appariva chiaramente come una delle poche figure in grado di poter sfidare Merkel dall’interno del partito. Fu anche per questo che, nel 2010, quando il presidente della Repubblica Federale Horst Köhler si dimise dalla carica più alta dello Stato, Merkel trascurò il dissenso interno e volle a tutti i costi imporre il nome di Wulff per la candidatura alla presidenza. Apparve a tutti un gesto insolito: Wulff era sì popolare però si considerava ancora troppo giovane, 51 anni allora, e inesperto. Inoltre la presidenza si affida tradizionalmente a personaggi con traiettorie più trasversali che hanno raccolto meriti non politici, mentre Wulff era un politico tradizionale. Già da allora prese forma la teoria della cospirazione: Merkel voleva disfarsi di una possibile minaccia interna.

Wulff pagò la sua inesperienza. Coinvolto in uno scandalo di corruzione, per aver accettato favori da amici benestanti della Bassa Sassonia, reagì in modo imprudente e minacciò al telefono il direttore del tabloid Bild. Fu un errore fatale. Oggi è un comune cittadino alle prese con un processo per corruzione.

Infine, Norbert Röttgen, una specie di elegante Clark Kent versione teutonica, ed ex giovane ministro dell’Ambiente sembrava una grande promessa, fino a quando Merkel non decise di mandarlo al patibolo alle elezioni anticipate del Nord Reno-Westfalia, quando tutto indicava che i sondaggi avrebbero premiato il centrosinistra. Raccolse la peggior sconfitta di sempre e fece l’errore di attribuire a Merkel la responsabilità diretta del risultato deludente. Fu destituito dal ministero con effetto immediato. Da allora non si sa niente di lui.

In un bestseller firmato da Gertrud Höler, ex consigliera di Helmut Kohl con un dente avvelenato nei confronti della cancelliera, si denunciava l’esistenza di un “Sistema M”, che prevedeva, tra le altre cose, l’eliminazione sistematica di qualsiasi opposizione interna. Höler accusava Merkel di metodi autoritari all’interno del suo partito.

«Fino a quando la Cdu rimarrà al potere è probabile che Angela Merkel non lasci spazio alla domanda sulla successione», spiega a Linkiesta Hans Monath, corrispondente parlamentare del quotidiano Tagesspiegel, «se la Cdu passasse all’opposizione, allora sì, si presenterebbe la questione».

In molti indicano Ursula von der Leyen, 54 anni, ministra del lavoro, medico specializzata in ginecologia, e madre di sette figli, come una possibile promessa. «In un partito in cui mancano le figure carismatiche il suo nome è sicuramente una possibilità», ha aggiunto Monath. In generale gli analisti credono che Von der Leyen occuperà sicuramente un ministero nel nuovo governo, se, così come sembra, la Cdu sarà il primo partito. La continuità nel ministero del Lavoro, o un possibile portafoglio alla Salute, sono scenari verosimili a breve termine per la super madre tedesca.

A favore di Von der Leyen, secondo quanto spiega a Linkiesta Ralph Bollmann, autore del libro I tedeschi, Angela Merkel e noi, c’è la sua esperienza internazionale — è nata a Bruxelles da padre politico della Cdu e ha studiato a Stanford e Londra — e il fatto di essere stata in grado di opporsi a Merkel su questioni decisive, senza mai criticarla direttamente. «Von der Leyen è sicuramente uno dei nomi in gioco per la successione ma bisogna ricordare che essa non sarà così rapida: Merkel rimarrà al potere quanto più a lungo possibile e poi è probabile che per l’alternanza ci sarà un cancelliere socialdemocratico», sottolinea Bollmann. Inoltre Von der Leyen appare come un’esponente progressista all’interno dei conservatori, le sue idee — a favore delle quote rosa e della parità di diritti delle coppie gay e preoccupata per il divario sociale — la rendono una candidata problematica per gli ultra conservatori.

La stessa Von der Leyen si è trovata a dover rispondere a domande riguardo alle sue aspirazioni politiche in una recente intervista con Welt am Sonntag, dove ha giurato fedeltà alla cancelliera. «Nella mia generazione il cancelliere si chiama Angela Merkel, la sua gestione è veramente ottima», e ha aggiunto, «per le prossime, crescono giovani di talento». La ministra ha fatto in particolare il nome di David McAllister, ex governatore della Bassa Sassonia, primo leader di un Land con la doppia nazionalità — è scozzese di origine — che però ha perso il potere nelle recenti elezioni regionali a favore del centrosinistra. McAllister ha dalla sua parte il fatto che la sua sconfitta sia stata attribuita in particolare al fenomeno dei «voti in prestito» degli elettori della Cdu ai liberali dell’Fdp. È un fatto, quest’ultimo che ha scaricato le responsabilità più sulla dirigenza del partito, assicurandogli un futuro nella gerarchia cristiano democratica. Nel suo caso però, la strada da percorrere appare ancora piuttosto lunga e accidentata.

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