Papa Francesco: la guerra è la sconfitta dell’umanità

Cattolici e laici alla veglia della pace

«La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte, ma è possibile seguire strade diverse, possiamo imparare a percorrere le vie della pace». L’appello di papa Francesco è risuonato nella serata di sabato in piazza San Pietro di fronte a decine di migliaia di fedeli, di persone di ogni credo, di cittadini che avevano aderito all’appello del Pontefice. Il digiuno e la preghiera per scongiurare i massacri in Siria e ulteriori interventi militari è stato insomma largamente accolto dai romani e non solo.

In realtà il discorso tenuto in piazza San Pietro da Francesco dopo “l’offensiva” diplomatica dei giorni scorsi ha avuto un’impronta assai più spirituale che politica, è stato un intervento con un respiro ampio destinato a incidere anche oltre la questione siriana. Tuttavia Francesco ha anche mandato un messaggio forte alla comunità internazionale e ai governi; se infatti è possibile seguire una strada diversa da quella del conflitto, ha affermato il pontefice, «vorrei – ha aggiunto – che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte». Tra le righe è possibile leggere un richiamo forte ai responsabili delle istituzioni e dei governi affinché compiano quelle azioni necessarie per risolvere il conflitto che fino ad ora non sono state intraprese; allo stesso tempo, spiega Francesco, non si risponde alla violenza con la violenza con un riferimento abbastanza evidente alla crisi di queste ultime settimane caratterizzate dalla volontà della Casa Bianca di intervenire in Siria a fronte del dilagare della guerra. «La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità» ha affermato ancora il Pontefice.

Moltissime le adesioni pervenute in Vaticano da comunità religiose, diocesi, associazioni e anche di personalità, politici, personaggi dello sport e dello spettacolo. In piazza erano presenti fra gli altri il presidente della Camera Laura Boldrini, il sindaco di Roma Ignazio Marino, il ministro della difesa Mario Mauro, Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Rosi Bindi, Pierferdinando Casini e molti altri. Da Federica Pellegrini a Renzo Piano, a Celentano innumerevoli poi i volti noti che comunque hanno voluto dare la loro adesione. Allo stesso tempo va sottolineato che le prime file di sedie di piazza San Pietro non erano piene di ‘autorità’, il loro numero anzi era ridotto al minimo con la presenza di alcuni esponenti politici cattolici che quasi sempre partecipano a iniziative di questo tipo promosse dalla Santa Sede. Anche le rappresentanze diplomatiche erano tutto sommato ridotte, 15 in tutto, fra le quali spiccavano quelle di Libano e Iraq. Il Vaticano ha dunque cercato di ‘depoliticizzare’ la serata della veglia e della preghiera in piazza San Pietro per evitare strumentalizzazioni di ogni sorta. Per questo è stato anche impedito alle ‘bandiere’ di entrare in piazza.

Allo stesso tempo prosegue l’azione diplomatica della Santa Sede anche se tutto ormai sembra dipendere dal voto del Congresso americano. In ogni caso in una lunga intervista rilasciata in Venezuela dove è stato fino ad ora nunzio, il nuovo Segretario di Stato monsignor Pietro Parolin, ha spiegato che il Papa ha dato un nuovo impulso all’azione diplomatica e che nelle crisi internazionali la Santa Sede tornerà a prendere in modo forte l’iniziativa avvalendosi della rete delle nunziature sparse per il mondo e della presenza dei rappresentanti della Santa Sede nelle istituzioni internazionali. Dunque rispetto al recente passato la Chiesa è intenzionata a tornare soggetto che conta nel consesso delle nazioni, diplomazia super partes che esercita la propria autorevolezza morale. E in questa direzione è andata anche l’omelia del Papa che ha provato a rilanciare il significato etico del messaggio cristiano. Per questo Francesco ha affermato fra l’altro «in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello». «Anche oggi – ha aggiunto – ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci». Da qui l’invocazione alle nazioni e ai popoli affinché cambino e seguano la strada della pace e del dialogo.

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