Perché i tedeschi non ci aiutano né lo faranno mai

Con l’Spd al governo sarebbe peggio

Il dibattito sul futuro dell’Europa è tutto puntato sulla data del 22 settembre. Il 22 settembre si vota in Germania, e la Merkel stravincerà. Se farà nuovamente una coalizione con i liberali è probabile che la posizione del governo tedesco rimarrà in netto favore delle misure di austerità, se invece la Merkel sarà costretta ad una coalizione con la Spd, la posizione potrebbe essere un po’ più tollerante.

Ma quanto più tollerante? Poco o niente perché le vere ragioni della richiesta di austerità della Germania nei confronti dell’Europa non sono un capriccio dei suoi politici ma sono una richiesta dei suoi elettori. Le ragioni della posizione tedesca in Europa sono profonde, e forse indurrebbero il partito della Spd ad essere fin anche più severo della Merkel.

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Qui sotto mostriamo il grafico dei salari reali dei lavoratori maschi della Germania ovest dall’1985 al 2009. Dal 1996 al 2009 i lavoratori al 10 percentile della distribuzione dei salari (cioè il 10% più povero) hanno perso il 25% in termini reali, quelli al 20 percentile il 15%, il lavoratore mediano ha a mala pena mantenuto il suo potere d’acquisto reale e solo i lavoratori più benestanti hanno migliorato il loro tenore di vita nel corso degli ultimi 15 anni. 

Per questo la Spd, il partito degli operai e dei lavoratori di bassa qualifica, potrebbe essere anche più severo della Merkel quando si parla di pagare i conti dell’Europa. Il sentimento comune è che i lavoratori tedeschi hanno già pagato e alcuni hanno pagato molto più di altri. 

Fonte: Card et al., Quarterly Journal of Economics, 2012

Il grafico mostra un aumento della disuguaglianza dal 1996 ad oggi pari a quello che si è registrato negli Usa e in Gran Bretagna in un periodo più lungo di tempo.

La ragione di un tale aumento è che una gran parte delle aziende tedesche, prima solo dell’Est ma ora in gran parte anche nell’Ovest, non appartiene per scelta alla confederazioni dei datori di lavoro e quindi non applica i contratti collettivi di lavoro. Dopo l’unificazione tedesca l’iniziale tentativo di mantenere salari uguali ad Est e Ovest è rapidamente fallito perché le aziende di nuova costituzione hanno abbandonato i contratti nazionali o in alternativa hanno adottato delle clausole di opt-out per cui hanno derogato ai salari contrattati nazionalmente con l’accordo delle rappresentanze sindacali in fabbrica. Il risultato è stato non solo una politica di moderazione dei salari medi ma anche una forte apertura delle disuguaglianze a causa dell’apertura del ventaglio delle retribuzioni a livello aziendale. Oggi circa il 50% delle imprese e dei lavoratori tedeschi sono al di fuori del sistema di contrattazione nazionale e le imprese che sono coperte dai contratti nazionali adottano spesso delle clausole in deroga. 

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A questo incremento di disuguaglianza pre-tasse si è fatto fronte con un sistema molto generoso di sussidi e di reddito minimo post-tasse, ma questo non cancella il fatto che la Germania non è più da tempo il paese del “modello renano” della cogestione come sono abituati a pensarlo gli italiani e gli europei in generale. Il sistema di cogestione c’è ancora e le garanzie sindacali sono forti soprattutto nelle grandi imprese come la Volkswagen, ma il sindacato nelle piccole imprese ha accettato e gestito la situazione ben caratterizzata dal grafico qui sopra. 

Questo è stato il prezzo della crescita e della competitività tedesca che tutti ora invidiano e vorrebbero imitare. Ai fini della crescita, molto di più delle famose leggi Hartz del 2003 (cui si ispira la riforma Fornero) che cambiarono le regole del mercato del lavoro hanno fatto le politiche salariali che hanno cambiato i costi del lavoro. Questa politica di differenziazione salariale (forse non del tutto intenzionale almeno all’inizio) ha prodotto gradi benefici e la Germania, oltre ad avere crescita e competitività invidiabili, ha mantenuto l’occupazione e tenuto sotto controllo la povertà.

Tuttavia è difficile pensare che gli elettori tedeschi non pensino al loro tenore di vita e come questo si è svalutato nel tempo, soprattutto per il lavoratore medio o di bassa qualifica. Nel segreto dell’urna gli elettori tedeschi non credo che penseranno che hanno le migliori aziende del mondo e i conti pubblici in ordine, penseranno probabilmente che loro hanno già pagato negli ultimi 15 anni e non pagheranno volentieri per un’Europa in crisi.

Twitter: @marcoleonardi9

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