“Sarà una Germania più aperta ai lavoratori stranieri”

Intervista a Klaus F. Zimmermann

BERLINO – Klaus F. Zimmermann è un rinomato economista tedesco. È stato presidente dell’Istituto Tedesco di Studi Economici (DIW) e dirige ora l’Istituto per il Futuro del Lavoro (IZA). A suo parere il trionfo di Angela Merkel è un risultato agrodolce per l’industria tedesca. «Le imprese non hanno più grandi amici nel Governo tedesco, in particolare dopo l’uscita di scena dei liberali». Per quanto riguarda l’Europa non si aspetta grandi inversioni di tendenza però è convinto che gli eurobond arriveranno, inevitabilmente, come conclusione di un processo. Per la Ue, il miglior governo tedesco sarebbe una Grossekoalition, secondo Zimmermann.

Come ha accolto il mondo dell’economia questo risultato?
Da una parte con grande felicità. Si pensa che dalla politica possano venire segnali di stimolo all’economia. Dall’altra però le prospettive sulla formazione di un nuovo governo sono incerte, non è ancora per niente chiaro che coalizione governerà. Questo secondo elemento fa ombra sulla felicità iniziale.

Le imprese si sono in più occasioni lamentate del fatto che nella scorsa legislatura non sono state condotte riforme necessarie, cosa ci si aspetta ora?
Merkel ha avuto negli ultimi quattro anni un atteggiamento reticente nei confronti delle riforme economiche e non solo. C’è molto da fare: a mio avviso uno dei temi più urgenti è quello demografico. In Germania è in atto un cambiamento demografico — invecchiamento progressivo della popolazione, ndr — che richiede di essere indirizzato a tutti i livelli: con politiche di aiuto alle famiglie e che in particolare permettano la coniugazione di lavoro e famiglia, con investimenti in strutture educative e asili. Sempre a questo grande tema sono collegati altri problemi come quello della previdenza sociale, delle pensioni, della assistenza sanitaria e delle cure per gli anziani.

Klaus F. Zimmermann, economista tedesco, è nato a Göppingen il 2 dicembre 1952

Secondo uno studio della DIHK l’Energiewende (il cambio energetico) che prevede, tra le altre cose, l’abbandono dell’energia nucleare a favore delle rinnovabili — sembra preoccupare le aziende tedesche. È così?
L’Energiewende che la Germania ha annunciato in modo così enfatico, si trova ora bloccato in una profonda crisi. Ci sono numerosi nodi profondamente impopolari — come ad esempio quello dell’aumento del costo dell’energia che danneggerebbe gli imprenditori, ndr — che devono essere affrontati, e non mi sembra possibile che questo possa accadere tempi brevi come invece sarebbe necessario.

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La Germania ha uno dei maggiori settori di contratti atipici d’Europa. Questo tema è stato presente nella campagna elettorale, cambierà qualcosa?
Io credo che la questione del lavoro precario in Germania sia sopravvalutata all’estero. Per prima cosa, attraverso la flessibilizzazione del lavoro si sono create molte posizioni buone. In secondo luogo, è vero sono stati creati posti di lavoro con salari molto bassi, i minijob, occorre però dire che se si osservano i numeri questi si trovano spesso in situazioni di economia domestica non povera. Si tratta spesso di casalinghe con un impiego a orario ridotto o di persone che hanno due lavori o anche pensionati. Sono persone anche spesso con un livello educativo alto, che vogliono guadagnare qualcosa extra. Se si osserva veramente chi sono queste persone il problema ne esce relativizzato.

Non crede dunque che sarebbero necessarie delle correzioni in questo campo, per un nuovo governo?
Non credo che serva una correzione in grande stile.

A livello Europeo Merkel ha frenato su molti temi e in particolare sembra aver frenato sul processo di integrazione. Dobbiamo aspettarci meno Europa da questa nuova legislatura?
In campagna era costretta a farlo anche per via dell’ascesa del partito euroscettico AfD. Allo stesso modo è necessario tenere presenti le divisioni interne all’Unione (CDU e CSU) rispetto a questo punto. La Germania può aiutare solo fino a quando c’è l’appoggio politico per farlo. Per queste ragioni credo che si spingerà per l’integrazione prima di tutto in certi ambiti. Prevarrà la pressione per la stabilità economica e finanziaria. In secondo luogo, la cancelliera spingerà sull’integrazione del mercato del lavoro, per permettere ai giovani disoccupati di altre parti d’Europa di poter lavorare senza grandi problemi al nord nel caso fosse necessario.

Paesi come Italia e Spagna si aspettavano da queste elezioni un cambio di governo e magari un nuovo atteggiamento tedesco in Europa con condizioni più flessibili per le politiche di risparmio e un accento più forte per quanto riguarda la crescita. Sono speranze vane?
Credo che si sia trattato di aspettative troppo alte. La politica di difesa dalla Germania non è mai stata solo indirizzata al risparmio. È necessario introdurre riforme per raggiungere competitività. La competitività è a sua volta la condizione necessaria per tornare a crescere. Non ci può essere crescita solo con finanziamenti e aiuti e senza riforme. La Germania sa molto bene che in tempi di crisi non è facile risparmiare. Però è necessario condurre riforme in questi periodi in modo che una volta che l’economia ritorna a girare la ripresa possa essere forte. Non credo che la Germania sia stata violenta nell’imposizione delle sue condizioni.

Si aspetta dunque che la politica europea di Merkel continui in futuro allo stesso modo, «a piccoli passi»?
Ci si assicurerà in primo luogo che le premesse siano confermate e che non vengano contratti nuovi debiti. Raggiunto questo obiettivo credo che prima o poi si giungerà anche all’emissione di Eurobond. Sono convinto che se l’Europa sceglie di mantenere l’unione monetaria a lungo termine si realizzerà la creazione di una autorità fiscale centrale e si concretizzerà l’Unione Bancaria: in quel momento allora sì che sarà anche possibile introdurre gli eurobond, però solo come risultato di un processo e non come premessa.

Qual è dunque la migliore coalizione al Governo tedesco per la Germania e per l’Europa?
La Cdu ha una certa esperienza di Governo con l’Spd, c’è stata recentemente un’esperienza di questo tipo e credo che sia anche ciò che la maggior parte dei cittadini tedeschi vogliono. C’è però il rischio che l’Spd ne esca gravemente danneggiata, la base del partito non accetterebbe che l’Spd firmasse le politiche che vuole Angela Merkel con il suo enorme potere. Ci potrebbe essere una coalizione con i Verdi: Cdu e Verdi sono meno distanti di quanto non possa sembrare e in particolare sono accomunate dall’Energiewende. Per l’Europa sono convinto che la migliore opzione sia una Gossekoalition, significherebbe grande stabilità e le decisioni europee verrebbero appoggiate con una maggioranza enorme.

È questa la migliore opzione anche per il mondo delle imprese tedesco?
Il mondo dell’Economia non ha grandi amici nel governo tedesco. In particolare dopo l’uscita di scena dei liberali, l’unico partito che difendeva gli interessi delle aziende. Merkel governa con una certa distanza e con opportunismo, spesso si orienta a favore di ciò che indicano i sondaggi di opinione e questo in molti casi non rispecchia le esigenze delle aziende.
 

Twitter: @NenaDarling