Alitalia va al Postamat e preleva 75 milioni di euro

Colletta pubblica per salvare il vettore

Aggiornamento 11 ottobre ore 19.30

L’aumento di capitale di Alitalia è stato approvato all’unanimità dal consiglio d’amministrazione dell’ex compagnia di bandiera. Secondo quanto si apprende dalle parole dei consiglieri Antonio Orsero e Maurizio Traglio, Air France –  primo azionista (al 25%) della società – ha dato disco verde all’operazione senza porre condizioni. Ora la parola spetta all’assemblea convocata per lunedì 14 ottobre. Massimo Sarmi, amministratore delegato delle Poste, ha specificato che per la ricapitalizzazione non sarà finanziata con «alcuna risorsa proveniente da conti correnti postali, da buoni o da libretti postali». Allarme rientrato anche per il numero uno di Eni – grande creditore con un’esposizione di 100 milioni – Paolo Scaroni, che qualche giorno fa aveva posto l’ultimatum al vettore. Per l’ad del Cane a sei zampe Alitalia «torna a essere per noi un importante cliente». 

Eccolo, il cavaliere bianco. Non è Mauro Moretti, amministratore delegato del gruppo Fs, ma Massimo Sarmi, numero uno di Poste Italiane dato nelle scorse settimane tra i papabili per prendere il posto di Franco Bernabè ai vertici di Telecom Italia. Invece delle Fs, sarà la società da lui guidata a lanciare un salvagente all’ex compagnia di bandiera, in procinto di finire in mano francese dopo che l’ex monpolista dei telefoni è stato mangiato dagli spagnoli di Telefonica. 

«Ad Alitalia servono discontinuità, stabilizzazione dell’azionariato e una importante ristrutturazione attraverso un nuovo progetto industriale. L’entrata di Poste è fondata su queste premesse», recita la nota diffusa in nottata da Palazzo Chigi. Ferrovie dello Stato, Cassa depositi e prestiti, Fintecna, Monti Bond, e infine Poste Italiane. Il governo le ha provate tutte, e alla fine del gioco dell’oca pare abbia trovato la quadra: Poste entrerà al 15% mettendo sul piatto 75 milioni di euro. Altri 75 milioni li verserà Air France, e i rimanenti 150 i soci privati. Secondo quanto riferisce Reuters, l’ampiezza dell’aumento potrebbe essere di 225 milioni con una garanzia di altri 75 milioni su un debito monstre da 1,25 miliardi di euro. La cifra potrebbe però alzarsi a 250 milioni, includendo dunque i 55 milioni di inoptato del prestito soci. Le banche, Intesa Sanpaolo e Unicredit in primis, garantiranno nuovi prestiti per altri 200 milioni. È questa, a quanto si apprende, la roadmap che domani il consiglio di amministrazione, e lunedì l’assemblea, saranno chiamati ad approvare. Niente piano industriale, zero garanzie: o si chiude entro sabato, o gli aerei non decollano più. Una figuraccia per il Paese e soprattutto per i “capitani coraggiosi” che ne hanno preservato l’italianità senza riuscire in alcun modo a risollevarne le sorti. Nonostante il monopolio triennale sulla Roma-Milano e nonostante la bad company costata ai contribuenti 4 miliardi. 

Soldi per un’operazione di sistema, alle Poste, non mancano. Operazione che, ironia della sorte, arriva nel giorno in cui il governo britannico ha comunicato che Royal Mail, le poste britanniche, sbarcheranno sul mercato con una valutazione di 3,3 miliardi di sterline (3,9 miliardi di euro), 330 pence per azione. Il gruppo Poste ha chiuso il 2012 con un utile di un miliardo di euro (846 milioni nel 2011), ricavi a 20,4 miliardi (19,6 nel 2011) dei quali i servizi postali scendono da 5 a 4,3 miliardi ma quelli finanziari da 5,1 a 4,9 miliardi, ma debiti in aumento da 37 a 39 miliardi. Mistral Air, vettore cargo fondato dall’attore Bud Spencer e acquistato nel 2002 dall’olandese Tnt, l’anno scorso ha portato in dote 109 milioni di ricavi (110 nel 2011) ma una perdita di 8 milioni. La compagnia ha recentemente diversificato il business entrando nella nicchia del turismo religioso, tramite un accordo con l’Opera romana pellegrinaggi. Nel bilancio di Poste,è stata svalutata assieme a Sda Express Courier per 42 milioni complessivi. Sarà così anche per Alitalia, tra qualche anno? Si vedrà. «Le sinergie industriali tra Alitalia e Poste, anche attraverso la compagnia aerea controllata Mistral Air, includono i settori del trasporto passeggeri e cargo – in coerenza con la strategia di sviluppo dell’e-commerce -, della fidelizzazione clienti nonché la condivisione delle infrastrutture logistiche, informatiche e di controllo. La cooperazione, anche azionaria, tra settori dei servizi postali, di logistica ed aerei trova numerosi precedenti europei ed internazionali, ad esempio in Francia e Germania», si legge ancora nella nota della presidenza del Consiglio.

Nella storia del vettore non è la prima volta che le Poste sono tirate in ballo. Già nel 2008 la bad company portò in dote 7mila esuberi tra precari non riconfermati e personale in cassa integrazione. E una delle possibilità sul tavolo del governo fu proprio redistribuire 5mila dipendenti provenienti da Alitalia presso il Catasto, l’Agenzia delle Entrare, Fintecna e le Poste. Guarda caso, sono esattamente gli stessi nomi circolati in questi giorni. Cinque anni fa non se ne fece nulla, poiché 30mila precari presso le Poste erano in attesa di regolarizzazione. Eppure il precedente c’era: la Olivetti di cui Corrado Passera – che da banchiere di Intesa ha messo in piedi la cordata di investitori italiani – era top manager, trasferì 2mila dipendenti nel settore pubblico

Intanto questa mattina l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio ha incontrato i vertici di Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile che ha il potere di sospensione della licenza in caso di gravi difficoltà finanziarie dell’azienda. Il presidente Vito Riggio, fresco di riconferma parlamentare alla guida dell’ente, ha spiegato che «la situazione è difficile ma non ci sono i sintomi» che gli aerei dell’ex compagnia di bandiera rimangano a terra. Salvo poi fare marcia indietro ai microfoni di Sky Tg 24: «La nostra verifica è sull’ipotesi prospettata che domani ci sia una ricapitalizzazione di almeno 300 milioni più un prestito bancario da 200 milioni. Quindi, in caso diverso, credo che dopodomani siano loro che ci vengono a portare la licenza, perchè la compagnia è in difficoltà». Non andrà così, perché una soluzione è stata trovata. Pasticciata, poco lungimirante, a tempo e soprattutto con i soldi del risparmio postale, l’ultimo polmone finanziario rimasto in Italia. Aggredibile senza tanti scrupoli. 

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