Bergoglio e Ratzinger si sfidano sul vescovo "sprecone"

Sospeso da Francesco. E ora?

La Chiesa povera per i poveri di papa Francesco ha incontrato il suo primo vero ostacolo a Limburg, in Germania, e forse altri avversari in Curia. Nella diocesi tedesca, infatti, il vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst, è da mesi al centro di furiose polemiche per via delle somme impressionanti spese per la nuova sede vescovile. Ufficialmente si parla di 31 milioni di euro ma secondo gli organi d’informazione tedeschi si arriverebbe a 40. Tebartz è stato contestato dai fedeli, da diversi altri vescovi e dall’opinione pubblica, sul caso è intervenuta anche il cancelliere Angela Merkel attraverso il suo portavoce, Steffen Seibert, auspicando che la crisi esplosa a Limburg trovasse presto una soluzione per restituire alla gente fiducia nella Chiesa. Eppure le dimissioni del ‘vescovo di lusso’, come è stato sopranominato, non sono arrivate: dopo un lungo braccio di ferro che ha coinvolto le diverse anime dell’episcopato tedesco e il Vaticano, papa Francesco è però riuscito comunque a vincere ai punti il primo round.

Monsignor Tebartz, ha comunicato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, dovrà stare «per un periodo di tempo» imprecisato fuori dalla diocesi, al suo posto è stato nominato un vicario generale, il sacerdote Wolfgang Rösch, che assume la guida della diocesi fino a nuovo ordine. Nel frattempo una commissione d’inchiesta nominata dal presidente dei vescovi tedeschi «per intraprendere un esame approfondito della questione della costruzione della Sede episcopale», dovrà fare chiarezza su tutta la vicenda. In ogni caso «monsignor Franz- Peter Tebartz-van Elst, nel momento attuale non può esercitare il suo ministero». Questa la conclusione provvisoria della storia, tuttavia va ricordato che a settembre il cardinale di curia Giovanni Lajolo si era recato nella diocesi di Limburg per una «visita fraterna» da distinguersi dalla più severa e inquisitrice «visitazione apostolica». 

Lo scontro intorno al vescovo di lusso è stato duro anche – e forse soprattutto – all’interno dei sacri palazzi. Tebartz era infatti sostenuto dal ‘cerchio magico’ di papa Ratzinger, l’emerito, che nel corso del suo pontificato aveva cercato con una serie di nomine mirate di modificare il profilo tradizionalmente liberal o progressista della Chiesa tedesca. La diocesi di Limburg è rientrata in questo piano di rovesciamento degli equilibri interni all’episcopato della Germania, per questo alla sua guida, nel 2008, Benedetto XVI chiamava monsignor Tebartz, oggi 53 anni, appartenente all’ala ecclesiale più conservatrice. Esperto di liturgia, chierico in carriera con talento di studioso, il giovane vescovo ha guidato la Chiesa di Limburg cercando di chiudere l’epoca del suo predecessore, Franz Kamphaus, poco ortodosso su questioni spinose come Aids, condom, aborto, dottrina sociale, ecclesiologia, e via dicendo. Tebartz ha ridotto il ruolo dei laici negli incarichi diocesani e ha difeso le posizioni tradizionaliste, ma è stato anche duramente contestato sia da parte dei suoi sacerdoti che da associazioni laiche di credenti. 

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Su di lui sono infatti piovute accuse di eccessivo clericalismo, di autocelebrazione, di narcisismo e manie di grandezza. La storia dei lavori edilizi per la sede della diocesi e del loro progressivo gonfiarsi, è complessa; sta di fatto che fra spese mirabolanti per la residenza del vescovo (circa 3 mln di euro), manutenzione degli ambienti storici, allargamenti, restauri e ristrutturazioni si è arrivati ai famosi 40 milioni con particolari sorprendenti come quello relativo alla vasca da bagno da 15mila euro. 

Tebartz è stato ricevuto dal papa lo scorso 21 ottobre quindi si è trattenuto qualche giorno a Roma dove ha pure incontrato monsignor Georg Gaenswein, segretario di Ratzinger e tuttora prefetto della Casa pontificia. Quindi si è espresso in sua difesa e contro gli attacchi dei media il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Gerhard Muller, ex arcivescovo di Ratisbona, teologo di rango, anch’esso chiamato in curia da Benedetto XVI (ma confermato da Francesco). Bergoglio ha poi avuto modo di parlare con il presidente uscente dei vescovi tedeschi, monsignor Robert Zollitsch, il quale ha lavorato per una soluzione che non aprisse una ferita nella Chiesa e allo stesso tempo fosse una risposta al clima pesante che si è andato creando intorno alla diocesi di Limburg. 

Fra gli sponsor di peso di Tebartz – oltre al vescovo di Ratisbona Rudolf Voderholzer – va annoverato anche il cardinale Joachim Meisner, uno dei leader dell’ala conservatrice, anch’egli amico personale di Ratzinger e arcivescovo di Colonia; Meisner, ormai quasi 80enne, presto lascerà la sede di quella che resta una delle più importanti diocesi della Germania. Pure lui, in ogni caso, ha incontrato il papa nei giorni passati a testimonianza di quanto fosse delicata la faccenda; fra l’altro sono in gioco diverse nomine importanti: la successione alla guida della diocesi di Colonia per l’appunto – qui era in ballo anche il nome del ‘vescovo di lusso’ – e poi l’elezione del nuovo presidente dei vescovi tedeschi che avverrà in Primavera.

Francesco insomma ha dovuto gestire una crisi di non poco conto che ha mostrato per la prima volta i problemi dovuti alla coabitazione con l’ex pontefice. E proprio sul delicato dossier tedesco i nodi, come si dice, sono venuti al pettine. Come già avvenne con i wojtyliani che costituirono un ostacolo per la gestione di Benedetto XVI, ora la questione si sta in parte ripetendo. Il cerchio dei fedelissimi di Ratzinger ha cercato di difendere il nuovo corso della Chiesa cattolica in Germania e fra loro è emerso il ruolo di monsignor Georg, appartenente ai circoli cattolici ultratradizionalisti. Sul fronte opposto si è schierato uno degli storici leader della corrente liberal, il cardinale Karl Lehmann, vescovo di Magonza e a lungo, in passato, capo dell’episcopato. C’è poi il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, uno degli otto fedelissimi porporati riformatori scelti da Bergoglio per cambiare la curia vaticana. Marx – che fu pure nominato da Benedetto XVI ma da sempre si è mostrato favorevole alla linea della trasparenza egli scandali finanziari o sessuali in cui è coinvolta la Chiesa – ha criticato fortemente il vescovo di Limburg e ha avuto modo di confrontarsi sulla questione con il papa all’inizio di ottobre.  

Twitter @FrancePeloso